Lunedì 18 Giugno 2018 | 17:27

Uccise un commercialista «È un detenuto modello» sì al lavoro esterno a Foggia

FOGGIA - Antonio Stridi, l’assassino del commercialista Costanzo Iorio - il noto professionista foggiano ucciso a 68 anni a pistolettate la mattina del 6 giugno 2008 - può lasciare alle spalle ogni mattina le porte del carcere dauno per farvi rientro alle 23 e trascorrere la notte dietro le sbarre. Lavora in un ristorante. Sconta 20 anni Stridi, ex titolare di una armeria in città, per l’omicidio avvenuto in viale Virgilio al Cep sei anni fa, sotto gli occhi di 4 testimoni
Uccise un commercialista «È un detenuto modello» sì al lavoro esterno a Foggia
FOGGIA - «Quando gli ho detto che l’istanza di affidamento al lavoro esterno era stata accolta, e che quindi poteva uscire dal carcere dalle 6 di mattina alle 11 di sera per lavorare in città come addetto alla ristorazione in un locale cittadino, Antonio Stridi è scoppiato a piangere. “Avvocato ero convinto che sarei morto di vecchiaia qui in cella”, mi ha detto tra le lacrime». Così l’avvocato Michele Sodrio parlando con il cronista rivive quel momento e spiega perchè l’assassino del commercialista Costanzo Iorio - il noto professionista foggiano ucciso a 68 anni a pistolettate la mattina del 6 giugno 2008 - si possa lasciare alle spalle ogni mattina le porte del carcere dauno per farvi rientro alle 23 e trascorrere la notte dietro le sbarre.

Sconta 20 anni Stridi, ex titolare di una armeria in città, sconta 20 anni di reclusione per l’omicidio di Costanzo Iorio avvenuto davanti all’ex abitazione dell’imputato in viale Virgilio al Cep sei anni fa, sotto gli occhi di 4 testimoni. Il commercialista era stato nominata curatore fallimentare dal Tribunale dauno: quella mattina si recò in viale Virgilio con l’ufficiale giudiziario per sfrattare l’armiere, per prendere possesso della sua casa in quanto doveva metterla all’asta, venderla e pagare i creditori, questo perchè la villetta dove Stridi viveva da oltre 20 anni con la famiglia era formalmente di proprietà di un cognato dell’imputato, fallito nel ‘97: ragion per cui quel bene immobile era entrato a far parte della massa fallimentare. L’assassino chiese a Iorio la proroga dello sfratto perchè - raccontò Stridi confessando subito l’evidenza dei fatti - voleva raccogliere la somma necessaria per «ricomprarsi» casa; al rifiuto del curatore fallimentare lo uccise a pistolettate nel soggiorno di casa, sotto gli occhi di 4 testimoni. «Volanti» e squadra mobile arrestarono nell’immediatezza del fatto Stridi che da quel giorno - 6 giugno 2008 - è sempre rimasto in carcere, a Foggia. Fino a qualche settimana fa quando gli è stato concesso il beneficio dell’affidamento al lavoro esterno.

«Unica misura possibile» - «Cos’è l’affidamento al lavoro esterno? L’unica misura di cui Stridi buò beneficiare in questa fase di detenzione, ed è un beneficio a tempo indeterminato concessogli per il suo comportamento esemplare dal primo giorno di detenzione» spiega l’avv. Sodrio che ha difeso l’assassino nei tre processi (vedi scheda a parte, ndr) e che ha presentato l’istanza all’Uepe, ufficio esecuzione penale esterna, la struttura che si occupa dei condannati in via definitiva e del loro comportamento per dare il via libera a misure alternative e integrative della detenzione in cella. «La misura dell’affidamento al lavoro esterno è quella di cui beneficiano tanti brigatisti e terroristi, per rendere l’idea: è una misura simile, ma differente anche per alcuni aspetti, rispetto alla semilibertà che scatta per chi deve scontare gli ultimi anni di pena. E non è questa la situazione del mio assistito» aggiunge il legale «visto che Stridi sino ad oggi non ha potuto beneficiare di permessi premio, concessi solo a partire da quando si è scontata almeno metà della pena e non è il nostro caso, vista la condanna a 20 anni e i 6 sinora scontati. Grazie all’affidamente al lavoro esterno, Stridi ogni mattina alle 6» dice l’avv. Sodrio «esce dal carcere e raggiunge un locale dove lavora come addetto alla ristorazione: fa rientro in cella ogni sera alle 23».

Pur se l’ex armiere ha compiuto 70 anni nel novembre scorso, non può beneficiare della legge che esclude la detenzione in carcere a favore di quella domiciliare per gli ultrasettantenni, questo perchè «tra chi non ha accesso a questo beneficio ci sono, oltre a mafiosi e terroristi, anche i condannati per omicidio» aggiunge il legale di Stridi.

«Detenuto modello» - «L’istanza per ottenere l’affidamento al lavoro esterno l’ho presentata nei mesi scorsi: prima di essere accolta qualche settimana fa, c’è stata una lunga istruttoria come prevede la norma» aggiunge l’avv. Sodrio: «si deve verificare infatti la personalità del condannato, e le relazioni di educatori del carcere sono state tutte positive, perchè dal primo giorno di detenzione Stridi è stato un detenuto modello. Qui non si tratta del detenuto che si limita a non creare problemi e quindi ha diritto a 75 giorni di sconto della pena per ogni 6 mesi di detenzione, ma di una persona che una volta finita in carcere ha avviato un percorso di recupero. Si è subito dichiarato disponibile a qualsiasi attività, e si è occupato ad esempio della biblioteca del carcere foggiano scrivendo ad associazioni per avere ed ottenere in regalo libri; ha curato un corso teatrale per altri detenuti, passione sviluppata da quando finì in carcere, per il quale ha ricevuto anche un attestato dal ministero. Tutto questo ha creato le condizioni perchè potessi presentare l’istanza all’Uepe (ufficio esecuzione penale esterna) per l’affidamento al lavoro esterno, in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario».

«Pentito per il suo gesto» - Resta il dato di fatto di un assassino che ha ucciso una persona solo perchè svolgeva il suo lavoro e che dopo 6 anni di cella praticamente potrà trascorrere tutti i giorni (non le notti) da cittadino libero sia pure con una serie di restrizioni e limitazioni, ovviamente. «Guardi che la Costituzione prevede che la pena deve tendere anche al recupero» la replica dell’avv. Sodrio che aggiunge: «Stridi è pentito del suo gesto, più volte mi ha detto che se potesse tornare indietro non rifarebbe quello che ha fatto perchè ha distrutto la vita di una persona che faceva solo il suo dovere, e perchè con quei colpi di pistola ha distrutto anche la sua vita e quella della sua famiglia».

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