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Il «Don Uva» di Foggia a rischio fallimento 500 lavoratori in bilico

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - L’ospedale Don Uva (nella foto, archivio) corre contro il tempo per evitare il fallimento. Entro il 18 settembre il commissario straordinario si è impegnato a presentare il piano industriale per le sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza. Ma tra i sindacati c’è disaccordo sull’epilogo di una partita che in Capitanata vede a rischio 550 posti. Per la Uil «quel piano è necessario», l’autonomo Fsi annuncia che «non sarà più presentato»
Il «Don Uva» di Foggia a rischio fallimento 500 lavoratori in bilico
di Massimo Levantaci

FOGGIA - L’ospedale Don Uva rischia di portare i libri in Tribunale, la proroga accordata dal ministero della Salute e dal tribunale scade il 18 settembre e la data ravvicinata fa temere il peggio. E’ questo il timore della Uil che paventa il rischio su Foggia di «550 licenziamenti», ma va detto che il fronte sindacale non segue una linea univoca. Il sindacato autonomo Fsi riferisce invece che la data del 18 settembre non è più ultimativa e che il piano di riordino «non è più necessario», sottolinea in una nota il segretario aziendale Giulio Conticelli.

Eppure i due sindacati hanno partecipato allo stesso incontro: martedì scorso il commissario straordinario, Cozzoli, ha incontrato i sindacati per metterli al corrente della situazione nell’imminenza della scadenza del termine ultimo. Cozzoli - riferisce il segretario della Uil-Fp, Luigi Girgione - ha «affermato che presenterà al ministero della Sanità e al tribunale il piano industriale per la riorganizzazione dei servizi. Piano che dovrà essere valutato, mentre l’ospedale con le sue sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza continuerà a correre sul crinale del fallimento».

«Durante tale incontro - si legge in una nota della Fsi - il commissario straordinario ha comunicato che in data 18 settembre non sarà più presentato al Ministero per lo Sviluppo Economico il piano di riordino dell’azienda in quanto non ritenuto più necessario per sopraggiunte novità non esplicitamente rese note. L’ipotesi più accreditata è quella di una probabile cessione delle sedi di Foggia e Potenza. Sicuramente nei prossimi giorni avremo notizie ufficiali».

Siamo comunque vicini a una svolta al Don Uva di Foggia, il secondo ospedale cittadino. Proprio i 550 lavoratori vivono giorni altalenanti, tra “color che son sospesi”: è di appena un mese fa la notizia della internalizzazione di 102 infermieri professionali da una cooperativa che prestava i suoi servizi da anni presso la residenza sanitaria per anziani e in altri reparti del grande nosocomio. La stessa sospensione dei contratti di solidarietà (ne riferiamo a parte) è un’altra buona notizia per i lavoratori che dal prossimo mese torneranno a intascare lo stipendio pieno, non più decurtato delle sedici ore mensili finora detratte dall’azienda per ragioni di bilancio.

Sembra che il quadro per il Don Uva volga al meglio, ma il 18 settembre è una data-spartiacque. Come si potrebbe salvare l’ospedale di via Lucera? «Forse con un’altra proroga - ipotizza Giorgione - anche se la norma non lo prevede. I sei mesi di commissariamento sono scaduti, siamo già in fase di proroga e non vediamo soluzioni a breve. Per giunta la Regione non si pronuncia e il commissario preannuncia un piano in limite tempo massimo: meglio tardi che mai».

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