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Truffa a risparmiatori Condannati banca e promotore

VASTO (CHIETI) – Il Tribunale di Vasto ha condannato la Banca Popolare di Puglia e Basilicata in solido con il promotore Antonio Giuseppe Tarollo, di 43 anni, di San Severo (Foggia), a rimborsare oltre 400mila euro a tre clienti, componenti della stessa famiglia di S.Salvo, vittime, tra un centinaio di risparmiatori pugliesi, abruzzesi e molisani, di una truffa complessiva da cinque milioni di euro
Truffa a risparmiatori Condannati banca e promotore
VASTO (CHIETI) – Il Tribunale di Vasto ha condannato la Banca Popolare di Puglia e Basilicata in solido con il promotore Antonio Giuseppe Tarollo, di 43 anni, di San Severo (Foggia), a rimborsare oltre 400mila euro a tre clienti, componenti della stessa famiglia di S.Salvo, vittime, tra un centinaio di risparmiatori pugliesi, abruzzesi e molisani, di una truffa complessiva da cinque milioni di euro.

La vicenda venne denunciata nell’autunno 2011 dal programma tv Striscia la notizia.
Il rimborso dovrà non solo tenere conto dei soldi investiti (345mila euro), ma sarà maggiorato della rivalutazione e degli interessi al tasso legale "sul capitale così progressivamente rivalutato" (70mila euro).

Secondo il rappresentante legale dei risparmiatori, Eugenio Galluppi, del foro di Pescara, "la speranza maggiore di questo primo 'decisum' risiede nel fatto che essa potrà risollevare le sorti di altre decine di malcapitati (i nostri clienti sono una trentina tra San Severo, Foggia e San Salvo), alcuni dei quali hanno, nel corso degli anni, perso i propri famigliari per malattie terminali e che, a causa delle perdite subìte da questa triste vicenda, non li hanno potuti assistere e sostenere come avrebbero dovuto".

Nel maggio del 2012 Tarollo finì in carcere e un suo presunto complice ai domiciliari, con le accuse, a vario titolo, di truffa, ricettazione, contraffazione di segni distintivi e sostituzione di persona. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotte dai finanzieri di San Severo, ai risparmiatori venivano prospettati facili guadagni per indurli a versare ingenti somme di danaro per la sottoscrizione di investimenti finanziari – con capitale garantito ed elevati tassi di rendimento (cedole semestrali fino all’inverosimile 20%) – per conto dell’istituto bancario, dove tali operazioni non hanno trovato alcun riscontro.

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