Domenica 24 Giugno 2018 | 17:02

Galante-De Secly la passione avìta dell’informazione

Ha uno stile tutto suo Rossella Galante nel raccontare di sé e della sua famiglia. Anzi più che la storia vera e propria, ne trasmette l’atmosfera, fuori da confini precisi, come se il filo tra passato e presente in realtà non si fosse mai interrotto. Sullo sfondo, due città: Bari, dove è nata, e Lecce, dove negli anni Sessanta, «non si arrivava per caso». E poi memorie e atmosfere borghesi: nello sfondo la storia della stampa pugliese negli anni turbolenti della fine del fascismo e della libertà riacquistata
• E nel palazzo salentino risuona il ricordo di Maria d’Enghien
Galante De SeclyHa uno stile tutto suo Rossella Galante nel raccontare di sé e della sua famiglia. Anzi più che la storia vera e propria, ne trasmette l’atmosfera, fuori da confini precisi, come se il filo tra passato e presente in realtà non si fosse mai interrotto. Sullo sfondo, due città: Bari, dove è nata, e Lecce, dove negli anni Sessanta, «non si arrivava per caso». Sullo sfondo, anche un tempo, un modo di vivere, «che non potrà, mai più, avere quelle caratteristiche». Senza nostalgie. Su questo punto Rossella è lucida e sicura di sé: «Mi sento moderna, anche se mi porto dietro la storia e le vita di tanti». E dei «tanti», nel bel palazzo leccese dove risiede, c’è ancora il segno, tra libri e oggetti sparsi ovunque, quasi a sottolinearne la presenza in una ininterrotta quotidianità. 

Il ritratto di Luigi De Secly, nonno di Rosella, rimanda all’immagine del giornalista, dello storico direttore di questo giornale, una persona vera, innamorata della verità e della buona scrittura. Sua figlia Luce sposerà Nicola Galante, medico, studioso, animatore della vita scientifica e culturale della città. Quindi Rosella, in una discendenza femminile che ha avuto il suo peso e un posto ben preciso. Una conversazione da cui traspare una interiore passione civile, respirata in casa e che comunque, anche se qualcuno ha detto che non si può vivere di passato, è vero che riprenderla e rimetterla in circolo rappresenta un bel puntello per il presente. Affronta con agilità i ricordi e li supera, ponendovi come argine la «sua» realtà, fatta di cambiamenti, di scelte: del suo lavoro di docente, quindi dei suoi ragazzi. Ha una voce soave, è cauta nei giudizi, non forza le parole: semplicemente ricostruisce un circuito fatto di persone, ragioni e passioni, tese a dare corpo a una idea di futuro. 

Erano gli anni della guerra e del fascismo. Bari, via Dante: la casa dove è nata; nella stessa strada anche la libreria Laterza. Vicina, la sede della «Gazzetta del Mezzogiorno». «Accadeva tutto lì», dice lasciando così alla nostra immaginazione la libertà di andare oltre i fatti storici, dentro lo stato d’animo più profondo che animava i ragazzi di allora. Racconta del nonno, delle loro passeggiate, del suo essere naturalmente gentile e dell’uomo, «grande difensore della libertà di pensiero, instancabile e di grande coraggio». «Apriva tante piste - aggiunge -, scriveva, discuteva, lottava: il suo essere rigoroso ed esigente era in realtà fondamentale caratteristica per non perdere di vista i suoi punti d’arrivo, che mai coincidevano con obiettivi personali». Non era ancora nata, quando accaddero gli eventi che sconvolsero la città, ma ne ha sentito parlare e, anni dopo, nel palazzo di Lecce, il nonno, ogni mattina si chiudeva nel suo studio, tra i suoi libri e continuava a scrivere, ad appuntare riflessioni, a comunicare con un mondo che intanto stava già cambiando. Riceveva molti studiosi, giornalisti, scrittori «fino a che è stato in vita qualcosa continuava a resistere». 

Eccoci, quindi, nel luogo in cui avviene il nostro incontro: è Palazzo Morisco, forse uno dei più affascinanti della città salentina, nei secoli di proprietà di varie famiglie, giunto fin qui per discendenza femminile. Rappresenta la seconda parte della storia. Qui i Galante De Secly si trasferiscono negli anni Sessanta, tutti insieme: «Rappresentavamo un modo un po’ unico di essere famiglia». Dalla stanza del camino, una porta divide dalle sale della biblioteca e dell’archivio che fu di Luigi. All’interno, un bel pezzo della storia di questa terra e, come spesso accade quando si parla della vera storia degli uomini, quella che unisce alla ragione anche il cuore, alle vittorie le sconfitte. In fondo i libri non sono mai muti, hanno la voce. Sono tanti i palazzi, nel Sud, di cui si può dire: «Qui si è fatta la storia, o da qui è passata la storia» del nostro paese. Sono tante le famiglie, i personaggi, che in modo più o meno noto, hanno partecipato a momenti di rinnovamento. «I libri ci chiamano, basta averli vicino per esserne invasi»: Rossella dice proprio questo, mentre, camminando, mostra il suo archivio personale, disseminato nelle sue «stanze», quasi a seguirne la fuga, una dentro l’altra, al piano inferiore del palazzo. 

Da una porta finestra, si accede al giardino: oltre il muro di cinta, il Teatro Romano, riportato alla luce, nei primi decenni del Novecento. Prende libri, raccolte storiche, diari, appunti su ogni cosa, sposta oggetti. Tutto con semplicità, senza troppe parole. In un angolo, accanto ai gradini che portano allo studio di Giovanni Arditi di Castelvetere, suo marito, il presepe di un artigiano salentino. Insomma - come già suo nonno - anche lei non tralascia niente: la storia, i ricordi, la realtà di oggi. È la sua personale forma, silenziosa, di esistenza. D’altra parte Luigi De Secly, univa alla attenzione per le emergenze del suo tempo, l’ansia di proporre la letteratura, la ricerca, il pensiero, come elementi necessari di apertura e ricrescita. Quindi insieme alle analisi economiche e alle questioni politiche poste negli editoriali, ecco, tra i tanti, l’intervento teso a stimolare come importante, nel 1941, la ricostruzione del catalogo della ditta Cressati, ormai chiusa. Erano editori e tipografi e dopo il Vecchi di Trani, avevano coinvolto autori e scrittori a ragionare sul Mezzogiorno di allora. Rappresentavano, nella sua impostazione mentale, uno degli anelli, di un dibattito allora nascente. 

Poi, certo, c’è il De Secly degli eventi del ‘43, una pagina forse, che ancora tocca corde profonde e di cui restano parole importanti. Rossella non era nata, ma ne ha ascoltato il racconto e ne custodisce ancora le emozioni. La nostra conversazione, sta per concludersi e, come spesso accade quando si sfiora la vita degli altri, occorre ritrovare la propria posizione nel mondo. L’incontro di oggi appare inaspettatamente aperto verso la grande storia, ma ancora di più verso la storia delle persone.
di ALESSANDRA BOCCHINO

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