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Sabato 25 Novembre 2017 | 06:48

Balsamo, «maestri d’ascia» in una Brindisi al tempo  della Valigia delle Indie

Una famiglia, un grande porto, una storia cittadina, che in alcuni dei suoi avvenimenti rientra a pieno titolo nella storia d’Italia. Tante immagini degli uomini Balsamo, tutte nei cantieri, tra imbarcazioni e mare e, tante della città com’era, quando «avvicinava l’Europa alle Indie»
• Quel lungo sguardo sul mare
Entriamo nei canteri della famiglia Balsamo a Brindisi, in una di quelle mattinate, tutte del sud, in cui anche il bianco delle pietre brilla. Un sole acceso allunga la prospettiva dello sguardo che, dal seno di ponente, in cui ci troviamo, corre verso l’oriente, metafora di un passato glorioso e di un futuro necessario. Il travel lift, il ponte d’acciaio che serve per sollevare le barche, inquadra in fondo il Castello di Terra, che tanta parte ha avuto nella storia della città. Antonio, cinquant’anni, sguardo diretto e figura solida, come è degli uomini di mare, «maestro d’ascia, ultimo a Brindisi, come tutti in famiglia», è guida orgogliosa di un racconto che dal 1870 incrocia la vita di questa famiglia con quella del porto, seguendone tutte le vicende e conducendola sino alla quarta generazione, tramandandosi di padre in figlio i soli nomi di «Luigi» e «Antonio», appunto. 

Una famiglia, un grande porto, una storia cittadina, che in alcuni dei suoi avvenimenti rientra a pieno titolo nella storia d’Italia: «Sono strettamente legate: il tema forte è sempre stato rispetto al porto, la sua sicurezza, la sua attività, la facilità di approdare e salpare. Le città marinare sono così, attraversano momenti di grande slancio e altri in cui tutto sembra addormentarsi e languire; poi rinascono, hanno in sé grande vitalità e sono capaci di rigenerarsi; abbiamo l’energia del mare, che significa vita e prosperità. Anche per Barcellona è stato così». Alle pareti foto d’epoca che testimoniano passione e ottimismo. 

Tante immagini degli uomini Balsamo, tutte nei cantieri, tra imbarcazioni e mare e, tante della città com’era, quando «avvicinava l’Europa alle Indie». Bruno Bellocchi, infatti, così descrive la Brindisi di fine ‘800 nelle sue cronache: «Negli anni Settanta si prospettò per la nobilissima città di Brindisi, in seguito all’apertura del canale di Suez, un radioso avvenire che le avrebbe fatto assumere il ruolo di Porta D’Oriente».

Il rilancio del suo straordinario porto sarebbe avvenuto attraverso la “Valigia delle Indie”, un cammino verso est che, da Londra e Parigi, in treno fino a Brindisi, avrebbe condotto i viaggiatori in nave, toccando Suez ed Aden a Bombay, The India Gate. Scendevano dal treno per imbarcarsi, viceré inglesi con famiglie, uomini d’affari e dei commerci, nobildonne austroungariche, ma anche Emilio Salgari che nei profumi del porto raccoglieva echi di malesi e giungle nere, mai in realtà visitate. Al ritorno Brindisi sarebbe apparsa al viaggiatore come la porta d’Europa con il suo porto antico e sicuro, con la città rinnovata in caffè e negozi sui nuovi corsi. Ad attendere poi questo viaggiatore, sorgeva superbo e confortevole, l’Hotel delle Indie Orientali, oggi Grande Albergo Internazionale, uno dei più antichi d’Eu - ropa, caro ad Hemingway». 

Quindi i Balsamo: si parte da un Luigi con il primo piccolo cantiere navale in zona Bocce, per arrivare oggi, ad un altro Luigi, 23enne, che sta già preparandosi ad entrare in azienda. Antonio, racconta di suo nonno Antonio, che «costruiva imbarcazioni in legno e motopescherecci» e, di suo padre, Luigi, rappresentante di una dinastia che ha fatto del porto la sua casa di elezione e a cui ha conferito il prestigio dato dalla competenza: «È stato un maestro, imprenditore da 24 anni fino alla fine, amministratore da sempre. Erano imbarcazioni importanti, di un certo tonnellaggio. Progettava e riproduceva. Ricordo che i primi schizzi erano tirati a mano con il carboncino. C’era tantissimo lavoro, si costruivano banchine nuove nel porto medio e l’effervescenza era tanta». 

Effervescenza, che non dimenticava il mare con i suoi riti: «L’inizio della costruzione di una barca era, infatti, un vero evento, chiedeva una grande celebrazione con le autorità e la gente del porto; si procedeva, nell’ordine, con la chiglia, il dritto di poppa, la ruota di prua, l’ordinata maestra. Era segno di augurio, ricchezza per tutti, era lavoro, era sviluppo». È il padre Luigi, l’uomo forte che domina il passato e ha lasciato la traccia per il futuro: «Era un uomo coraggioso e inarrestabile: ha trasformato questo cantiere, ha investito e innovato e non sempre con facilità, incontrando ostacoli imprevedibili. Siamo un sud che ha cercato di superare i suoi confini culturali, quelli che si mettono di traverso: per noi, come per tanti». Una figura autorevole che ha segnato una fase importante della vita dell’azienda e che ha saputo trasformarla, dopo un momento difficile, in quella che è oggi. 

«Non ha mollato mai - continua Antonio - e non si è mai arreso; è stato un precursore nel capire che intorno agli anni ‘80 il mercato non chiedeva nuove costruzioni ma assistenza di qualità: dal villaggio pescatori ci siamo trasferiti qui ed è iniziata una altra storia che in verità non ha avuto flessioni, anzi». E che siano dinamici, è evidente dal gran movimento di persone e imbarcazioni, che segna la nostra conversazione in una normale mattina di lavoro: «Un vero porto di mare, appunto, dove le culture si incontrano e si mescolano, si parlano più lingue, si parte e si arriva». Da questa prospettiva si ha l’impressione di un mondo aperto e in piena evoluzione. Antonio continua a raccontare e a proiettarsi in avanti: «La strada c’è, le condizioni favorevoli e strategiche anche; abbiamo uno straordinario e bellissimo porto che non può che essere uno degli elementi di supporto della modernizzazione; è vero veniamo da un periodo difficile in cui le attività intorno al porto sono state poche». È chiara e forte la dimensione internazionale di questa famiglia, che pur essendo stata sempre qui «siamo vissuti e cresciuti si può dire sul mare e per il mare», ha avuto ed ha, come riferimento e come proprio patrimonio culturale, un orizzonte ampio in un rapporto di costante arricchimento. «Da qui, da questo ufficio, abbiamo costruito le nostre relazioni con americani, inglesi, francesi, tedeschi, i nostri clienti insomma, oltreché con i nostri ovvi dirimpettai e la nostra regione. Dal Nord, ci chiedono competenza ed esperienza». 

Dai Balsamo, oggi, passano centinaia di barche, grandi e importanti, alcune delle quali viaggiano da un punto all’altro del mondo: «C’è un popolo di viaggiatori, tutto straniero, insospettato e da noi poco conosciuto, che si muove e sceglie il mare come propria destinazione. Ecco, se dovessi immaginare qual è il risultato, vero e unico che la mia storia familiare ogni giorno mi permette di conseguire, penserei a quello che, nei continui scambi commerciali, turistici, culturali, ritrovo ogni volta rinnovato, nell’incontro con le vite degli altri». 

di ALESSANDRA BOCCHINO

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