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L'ombra del crack Parmalat sulla morte di Duisenberg?

Il deputato europeo britannico Ashley Mote, dell'Ukip, il partito degli euroscettici, durante la prima sessione plenaria dell'assemblea di Strasburgo dopo la pausa estiva ha chiesto che si faccia luce sulla vicenda
STRASBURGO - Chiarire i possibili legami esistenti tra il rinvio a giudizio, da parte della procura di Milano, il 29 luglio scorso, di sei banche e tredici loro amministratori nell'ambito dell'inchiesta sul crac Parmalat e la morte dell'ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Wim Duisenberg e di un ex membro del consiglio di amministrazione della Citybank. E' questa la richiesta formulata oggi dal deputato europeo britannico Ashley Mote, dell'Ukip, il partito degli euroscettici, durante la prima sessione plenaria dell'assemblea di Strasburgo dopo la pausa estiva.
Mote ha ricordato che tra le banche coinvolte nell'inchiesta ci sono la Citybank e la Deutsche Bank. Meno di 48 ore dopo Duisenberg, che secondo l'eurodeputato ha probabilmente beneficiato del sostegno della Deutsche Bank per essere eletto alla presidenza della Bce e l'amministratore della Citybank, del quale non ha rivelato il nome, sono morti entrambi «in circostanze perlomeno curiose». Duisenberg è affogato nella piscina della sua casa in Francia e l'ex manager della banca americana è caduto da una finestra del suo appartamento a New York.
Mote ha chiesto che l'assemblea prenda posizione affinchè Europol ed i servizi di intelligence aprano un'indagine per chiarire «circostanze e coincidenze» di queste «morti inusuali».
Nel caso di Duisenberg gli investigatori hanno sostenuto che l'ex presidente della Bce è morto affogato in conseguenza di un attacco cardiaco.

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