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Turismo, il settore in crisi strutturale da anni

E' quanto sostiene, in sintesi, il Presidente della Fiavet, Antonio Tozzi, commentando i dati di un'indagine tendenziale condotta attraverso i propri associati che valutano il movimento turistico estivo al di sotto di ogni più nera previsione
ROMA - I primi risultati di una indagine sull'andamento dell'estate confermano che la crisi del turismo in Italia, più che contingente, è strutturale. E' quanto sostiene, in sintesi, il Presidente della Fiavet, Antonio Tozzi, commentando i dati di un'indagine tendenziale condotta attraverso i propri associati che valutano il movimento turistico estivo al di sotto di ogni più nera previsione.
«Diamo la colpa ai divieti più o meno generalizzati su quasi tutte le spiagge del litorale italiano che terrebbero lontano i turisti stranieri, specialmente tedeschi; al maltempo che non avrebbe favorito gli spostamenti durante il ferragosto; alla tendenza degli italiani di aver ridotto drasticamente il periodo feriale a pochi giorni; alle sciagure aeree e agli attentati terroristici che avrebbero in qualche modo sopito gli entusiasmi per una vacanza lontano da casa. Ma nessuno si preoccupa del sistema turistico nazionale che sta facendo acqua da tutte le parti».

A registrare le maggiori flessioni sono i due segmenti trainanti del turismo nazionale: il mare, che sta «registrando perdite valutabili intorno al 5%», e le città d'arte per le quali è prevista una regressione limitata (-1%), «ma pur sempre regressione».
«Senza parlare dei piccoli centri, le cui perdite sono nell'ordine del 6%, e degli agriturismi dove le presenze sono diminuite del 10%. Due segmenti, questi ultimi - rileva Tozzi - che erano in segno positivo da almeno un decennio». Stabile la montagna, gli unici settori che stanno andando bene sono i laghi (+15%), i centri benessere (+9%) e le crociere (+12%). Ma si tratta di segmenti che complessivamente movimentano non più del 15% dei vacanzieri.

«Ad un anno disastroso per l'industria turistica nazionale, il 2004, - prosegue - se ne aggiungerà, probabilmente, un altro ancora peggiore. Alvin Rabushka, economista dell'Hoover Institution di Stanford in California, ha dichiarato recentemente, tornando a visitare l'Italia, di aver trovato un Paese invecchiato, con le arterie vitali dell'economia sclerotiche. Niente di più vero. Tutti sono concordi nel riconoscere come ormai da anni manchi in Italia una politica nazionale del turismo, ma non si fa nulla per creare quel coordinamento in grado di dotare il sistema turistico delle risorse umane e finanziarie - idonee a realizzare i progetti necessari; dalle ceneri dell'Enit, sarebbe dovuta nascere l'Agenzia per il turismo e il Comitato Nazionale di Coordinamento del settore, ma - aggiunge Tozzi - il perdurante conflitto Stato-Regioni, di fatto ostacola ogni riforma; da anni si parla di riduzione delle aliquote IVA per un riallineamento a quelle dei paesi nostri concorrenti, ma le aspettative vengono puntualmente deluse ad ogni varo di Legge Finanziaria; il superamento della stagionalità, che potrebbe avvenire soltanto con accordi mirati fra amministrazioni locali, aziende di trasporto e imprese turistiche, non trova sbocchi di sorta; per la realizzazione delle infrastrutture (aeroporti, ferrovie, autostrade, ecc.) fondamentali per il movimento e la crescita del turismo, chissà quanto, cosa e chi si dovrà ancora attendere, considerato che ad ogni tornata elettorale non mancano paladini e proclami. Chi non può più aspettare - conclude - sono gli oltre due milioni di addetti che vedono ogni giorno di più il proprio posto di lavoro a rischio. E pensare che il neo Sottosegretario al turismo Caligiuri il 29 luglio ci ha addirittura augurato buone vacanze, mentre l'ultimo Consiglio dei Ministri prima delle meritate ferie del Palazzo si è ben guardato dall'affrontare i nostri problemi».

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