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A New York petrolio a 67 dollari al barile

A provocare il rialzo, per la quinta seduta consecutiva, i timori che la capacità di raffinazione non riesca a far fronte alla domanda di carburanti, dopo le numerose chiusure di impianti di raffinazione negli Usa
ROMA - Ennesima impennata del petrolio che a New York ha sfondato anche quota 67 dollari (67,10 il valore massimo raggiunto negli scambi) e si avvia, secondo gli analisti, a raggiungere già a settembre i 70 dollari al barile. In chiusura l'oro nero ha poi leggermente ripiegato, fermandosi a quota 66,80 (+1,5%). Un'ennesima rialzo che ha fatto schizzare negli Stati Uniti anche il prezzo della benzina a ben 2 dollari a gallone. Il prezzo del greggio ha continuato la sua corsa anche sul mercato europeo, con il Brent che ha segnato un nuovo picco, oltrepassando quota 66 dollari al barile. Già dalle prime ore del mattino al mercato di New York, l'oro nero era salito sopra la cifra record di 66 dollari a barile, con il contratto scadenza settembre scambiato a 66,11 dollari. Quello dell'Opec era stato pagato ieri a 58,28 dollari per barile (159 litri), rispetto ai 57,30 del giorno precedente. «I prezzi del greggio questa settimana sono aumentati del 6,1% - scrive Bloomberg - la più elevata percentuale mai raggiunta nelle ultime otto settimane». «Il costo dell'oro nero - spiega Richard Savage della Bank of America di Londra - potrebbe tranquillamente schizzare ai 70 dollari al barile nelle prossime settimane, e sfiorare quota 75 entro il mese di dicembre. Al momento, però, ipotizzare un tetto è impossibile, perchè il prezzo sta crescendo a ritmi troppo 'irrazionali».
A preoccupare il mercato, i timori che le raffinerie americane non riescano a tenere il passo della domanda, che coincide con il picco della richiesta di benzina, e che potrebbe attestarsi, secondo le previsioni dell'Aie (Agenzia internazionale per l'Energia), attorno al 2%, pari a 1,6 milioni di barili al giorno. In Italia, invece, a preoccupare governo, sindacati e associazioni dei consumatori è il timore di ulteriori crescite del costo della benzina. L'Associazione dei Contribuenti Italiani chiede la benzina verde 'low cost' al costo di 0,850 euro e si domanda come mai «l'Italia è in testa nella classifica dei prezzi al consumo della benzina con 1,289 euro, in vantaggio sulla Danimarca con 1,264 euro, seguita da Inghilterra con 1,202 euro, Germania con 1,185 euro, Belgio con 1,178 euro, Francia con 1,085 euro, Austria con 0,983 e Spagna con 0,910 euro. Ultima la Grecia con 0,850 euro». Per il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni, «il governo farebbe bene a restituire subito ai cittadini quanto ha incassato dalla fine del 2003 per effetto dell'aumento del prezzo del petrolio: ben 3 miliardi di euro di accise», e chiede che «il governo blocchi gli aumenti automatici delle accise come si è fatto nell'autunno del '99 con il governo D'Alema in modo da sterilizzare i rialzi del greggio e calmierare i prezzi».
Secondo Kyle Cooper, un analista interpellato dall'agenzia economico-finanziaria, «alla base della forte impennata continuano a pesare i problemi che incontrano gli impianti di raffinazione mal ridotti, obsoleti e in numero insufficiente rispetto alla domanda mondiale». «Stamane - nota ancora Bloomberg - un incendio in una raffineria in Texas ed il blocco di un impianto nell'Illinois ha tenuto gli operatori con il fiato sospeso per ore». Oltre alle scorte statunitensi, ad alimentare le preoccupazioni del mercato e, quindi, a far schizzare le quotazioni, è anche il persistere di una situazione geopolitica incerta. L'Fbi ha messo in guardia l'America sulla minaccia che autobotti per il rifornimento di carburante possano essere usate come proiettili da Al Qaida per attaccare le città americane, mentre ieri l'Iran ha risposto picche all'appello dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) perchè sospenda la produzione di combustibile nucleare.

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