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«Tra politica e conti pubblici, l'Italia va a rotoli»

Standard & Poor's rivede l'outlook alla Repubblica Italiana, abbassando da stabile a negativo l'ago che misura il trend economico del Paese nei prossimi 18 mesi. La decisione non è legata alle vicende bancarie di Bankitalia, ma alle prospettive di bilancio e della politica del medio termine
ROMA - Un mix di conti pubblici in difficoltà e di incertezze politiche, in vista delle prossime elezioni, pesa sull' Italia. Standard & Poor's rivede l' outlook alla Repubblica Italiana, abbassando da stabile a negativo l' ago che misura il trend economico del Paese nei prossimi 18 mesi. E sottolinea che la decisione non è legata alle vicende bancarie che coinvolgono Bankitalia, ma alle prospettive di bilancio e della politica del medio termine.
Il rating, cioè il voto di affidabilità sulle obbligazioni emesse dallo Stato, rimane per ora fermo al un livello comunque lontano dalla tripla A, il «voto» più alto: è bloccato ad «AA-» per il debito a breve termine e «A-1+» per quello a lungo termine. Ma certo la decisione di rivedere l' outlook - che non è condivisa dalla concorrente Moody's secondo la quale non ci sono tensioni - potrebbe portare prima o poi a un declassamento per l' Italia, così come è accaduto nel luglio del 2004, dopo che le prospettive italiane erano state indicate come negative nel gennaio 2003.
Il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco evidenzia che la decisione riflette «la lenta crescita e le difficili scelte che dovranno essere prese attuando senza indugio la politica economica concordata con l' Ue, il cui obiettivo è la crescita». Il giudizio - spiega poi Siniscalco - non è legato ai conti 2005, ma è dovuto «'all' incertezza oggettiva sull' evoluzione della situazione politica ed economica nel medio periodo legata alle elezioni del 2006».
Oltre alle valutazioni di bilancio è difatti proprio il clima politico che sembra incidere sulla decisione di Standard & Poors. L' agenzia dice certo che l' obiettivo di un deficit al 4,3% per il 2005 appare «realistico» ma anche che, proprio per l' avvicinarsi della data delle elezioni, «non ci si attende molto dalla prossima finanziaria». I rischi del bilancio pubblico in un contesto di bassa crescita rimangono alti, tanto che il deficit del 2006 «appare vicino a raggiungere il 5%». A preoccupare è anche il debito, per il quale - secondo S&P - «le privatizzazioni non sono la soluzione». Del resto la previsione di vendite attorno l' 1% del Pil «è ottimistica».
Il segnale di allarme lanciato dall' agenzia londinese è dovuto anche all' «outlook politico: la litigiosità interna ai due poli non fa ben sperare sulle decisioni che dovrebbero essere prese dopo la prossima tornata elettorale. «Tanto il Centro-Destra quanto il Centro-Sinistra - dice S&P - soffrono per divisioni interne profonde» ed «è difficile che chiunque vinca le prossime elezioni possa varare un pacchetto in grado di consentire al Paese di rimettersi su una strada di consolidamento finanziario che sia al tempo stesso strutturale e sostenibile».
L' analisi dell' agenzia guarda così ai problemi di fondo del Paese, meno ai recenti fatti di cronaca. La valutazione di oggi - chiarisce l' analista dell' agenzia Moritz Kramer - non ha «nulla a che fare» con i recenti take-over bancari e sulle vicende che hanno interessato la Banca d' Italia. E la possibilità che il governatore Fazio presenti le dimissioni - ribatte secco ad una specifica domanda - «non sono un elemento che abbiamo preso in considerazione e non lo saranno neanche in futuro».
Il giudizio non è comunque tutto negativo. «Diciotto mesi - spiegano gli analisti - sono un tempo lungo sia per l' economia, sia per la politica». Del resto non tutti condividono le valutazioni negative di S&P. A partire dalla concorrente Moody's. «L'outlook e il rating dell'Italia non sono sotto pressione e, pertanto, al momento non cambiano». dice la responsabile delle valutazioni sull'Italia di Moody's, Sara Bertin che sottolinea come «entrambe gli indicatori non sono sotto pressione». Così, nel prossimo futuro, a bilanciare il pessimismo di S&P ci sarà la valutazione dei loro colleghi americani che prevedono alcun mutamento dei giudizi espressi sull' Italia e sulla sua economia.

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