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Forzati del lavoro nero, al Sud sfruttato 1 su 4

Il notiziario economico-statistico di Svimez: nel Mezzogiorno «va rilevata una chiara tendenza all'ampliamento del fenomeno del sommerso che, dopo alcuni segnali di contenimento nel 2003, sembra riprendere nel 2004»
ROMA - Un lavoratore su quattro nel Mezzogiorno è in nero, il doppio che nel Centro-Nord. Pur mantenendosi stabile negli ultimi anni a livello nazionale, il fenomeno del sommerso è tornato a crescere al Sud, raggiungendo picchi decisamente elevati: in Calabria il 32% della forza lavoro è irregolare, mentre in Campania ed in Sicilia la percentuale scende rispettivamente al 23,6% ed al 25,3%. L'esercito dei lavoratori in nero italiani conta 3,3 milioni di persone (1,5 milioni al sud e 1,8 al Centro-Nord) - osserva il notiziario economico-statistico di Svimez -, concentrate particolarmente nel settore dei servizi, con 2,3 milioni di lavoratori irregolari, ed in quello agricolo. Comparto, quest'ultimo, che vanta il tasso di irregolarità più alto (32,8%).
Nel 2004 il 13,5% dei lavoratori italiani risultava irregolare, in linea con quanto registrato nel 2003. Una nota negativa comunque esiste: lo scorso anno il trend di contrazione del sommerso in atto dal 2000 si è interrotto. «L'interruzione di tale trend nel 2004 - evidenzia Svimez - costituisce un importante campanello di allarme se si considera la sfavorevole congiuntura economica che sta attraversando il paese».
A consentire al sommerso di rialzare la testa è proprio il Mezzogiorno. Se, infatti, fra il 2001 ed il 2003 nel Centro-Nord il tasso di irregolarità si è ridotto del 2%, nel Sud è rimasto sostanzialmente invariato. «Il dualismo del mercato del lavoro italiano» è ancor più evidente se si osservano le rilevazioni degli ultimi otto anni: al Sud, già tradizionalmente interessato da tassi di irregolarità assai più elevati che nel centro-nord, fra il 1996 ed il 2004 le unità di lavoro irregolari sono cresciute del 17,9%, con un incremento in valore assoluto di 233.000 unita. Nello stesso periodo al Centro-Nord, invece, si è assistito ad un calo del 9,9%, pari a 194.000 unità. «Dunque, in un contesto di crescita complessiva dell'occupazione meridionale di 428.000 unità, il 50% di tale crescita si è concentrata nella componente irregolare, determinando - precisa la Svimez - un incremento del tasso di irregolarità di oltre 2 punti percentuali: dal 20,7% del 1995 al 22,8% del 2004».
Dall'osservazione di questi dati emerge chiaramente come nel Mezzogiorno «va rilevata una chiara tendenza all'ampliamento del fenomeno del sommerso che, dopo alcuni segnali di contenimento nel 2003, sembra riprendere nel 2004».
Il tasso di irregolarità risulta più alto nelle regioni meridionali in tutti i settori produttivi. La differenza con il Centro-Nord è particolarmente elevata nel settore industriale, 20% nel Mezzogiorno contro il 3,5% al Nord. Questo elevato divario è conseguenza - spiega Svimez - di un peso più elevato degli irregolari nel Mezzogiorno sia nell'industria in senso stretto (17% contro il 2,8%) che nelle costruzioni.
Lo scarto minore fra Nord e Sud, sebbene «ancora piuttosto significativo», si registra nei servizi: 21,2% nel Mezzogiorno contro il 12,2% del Nord. Il comparto dei servizi in Italia è quello in cui il lavoro irregolare è particolarmente impiegato, contando su 2,3 milioni di unità di lavoro in nero, cioè il 72% del totale. Nel 2004, il tasso di irregolarità nel terziario è risultato pari al 13,5%, «valore immutato rispetto al 2003, ma decisamente inferiore ai valori medi, intorno al 15%, rilevabili ad inizio 2000».
Il valore più elevato, e sostanzialmente stabile, del tasso di irregolarità si registra in agricoltura (32,8%), seguito, dopo i servizi, dalle costruzioni (11,8%). Meno rilevante risulta, invece, la quota di irregolarità nell'industria in senso stretto (5,3%).
Ecco di seguito una tabella che riporta i tassi di irregolarità (dati percentuali) per le singole regioni meridionali, nei tre principali settori di attività.

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REGIONE --- AGRICOLTURA --- INDUSTRIA --- SERVIZI --- TOTALE
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ABRUZZO --- 25,8% --- 7,5% --- 12,5% --- 11,8%
MOLISE --- 29,5% --- 15,6% --- 17,6% --- 18,0%
CAMPANIA --- 42,4% --- 18,6% --- 23,4% --- 23,6%
PUGLIA --- 40,6% --- 17,6% --- 19,2% --- 21,2%
BASILICATA --- 35,3% --- 24,1% --- 17,2% --- 21,0%
CALABRIA --- 52,9% --- 37,9% --- 25,1% --- 32,0%
SICILIA --- 41,0% --- 26,1% --- 23,1% --- 25,3%
SARDEGNA --- 26,3% --- 12,0% --- 18,1% --- 17,6%
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MEZZOGIORNO --- 41,1% --- 20,0% --- 21,2% --- 22,8%
CENTRO-NORD --- 25,0% --- 3,5% --- 12,2% --- 10,0%
ITALIA --- 32,8% --- 7,0% --- 14,8% --- 13,5%

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