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Meno imprese sommerse, più irregolari

La nuova fotografia del «nero» in Italia è scattata dal Censis nella ricerca «Un nuovo ciclo del sommerso». E' stato rilevato un passaggio, delle percentuali più alte, dai settori manifatturieri a quelli terziari, da una ripresa dell'edilizia e del settore agroindustriale, a un'espansione delle strutture turistiche
ROMA - Il numero delle imprese sommerse cala ma aumenta il lavoro irregolare: la nuova fotografia del «nero» in Italia è scattata dal Censis che nella ricerca «Un nuovo ciclo del sommerso» presentata oggi sottolinea come la mappa dell'irregolarità in Italia sia cambiata profondamente negli ultimi anni colpendo sempre di meno l'industria e di più l'area dei servizi a partire da quelli domestici.
Secondo l'indagine - realizzata presso un campione di 747 operatori locali individuati tra i responsabili delle associazioni imprenditoriali e sindacali, dell'Inps, Inail, Camere di commercio e servizi per l'impiego - il numero delle imprese sommerse è passato dal 22,3% del 2002 al 9,7% delle unità produttive italiane attuali mentre va crescendo però «l'occupazione totalmente irregolare» passata dal 12,9% del 2002 al 14,2% del 2005.

Questa «mutazione» spiega il Censis «deriva dal passaggio, anche del sommerso, dai settori manifatturieri a quelli terziari, da una ripresa dell'edilizia e del settore agroindustriale, da un'espansione delle strutture turistiche e per il tempo libero. La maggiore incidenza del lavoro irregolare riguarda proprio tali settori».

Secondo il direttore generale della Confindustria, Maurizio Beretta intervenuto al convegno di presentazione della ricerca, il sommerso nel complesso rappresenta tra il 15% e il 17% del Pil, un valore che si aggira tra i 180 e i 200 miliardi di euro.

Il nuovo sommerso - segnala il Censis - si concentra prevalentemente nei servizi e non solo in quelli a basso valore aggiunto (nei lavoro domestico e di assistenza si stima che gli occupati in nero siano il 37%) o tradizionalmente ad alta intensità di irregolarità come bar e ristoranti (22,3%) e i piccoli esercizi commerciali (17,4%), ma anche a quelli a più alto contenuto professionale come l'intermediazione immobiliare (12,4%) e i servizi di consulenza alle imprese (9,5%).

Il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ha definito «verosimile» l'obiettivo del Dpef e della Finanziaria di ottenere entrate consistenti dal recupero dell'evasione fiscale perchè «molto lavoro è stato fatto» a partire dalla riforma dei servizi ispettivi contenuta nella legge Biagi. Secondo Sacconi sarebbe utile per combattere l'evasione anche abbassare ulteriormente la soglia al di sopra della quale «il percorso del denaro va ricostruito. Abbassare questa soglia può servire - spiega - anche se sarebbe meglio parlarne a livello europeo, a controllare i flussi».

Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta ha detto di voler vedere come il Governo declinerà in concreto quanto annunciato nel Dpef e ha ribadito l'utilità di un nuovo modello contrattuale, più legato al territorio, per combattere il lavoro irregolare. Quanto alle aziende realmente ispezionate dall'Inail nei primi sei mesi del 2005 l'Istituto segnala che ne sono state visitate 14.516 con una percentuale di irregolarità del 72,85%. Un dato che se a prima vista sembra molto negativo in realtà è dovuto all'utilizzo «mirato» delle ispezioni che hanno centrato il bersaglio nella grandissima maggioranza dei casi. Nel periodo sono stati accertati 36.337,867 euro di contributi evasi (+25,8% rispetto allo stesso periodo del 2004) e 14.461 lavoratori in nero regolarizzati (+19,75%).

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