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Pensioni - Cresce la spesa al Sud

Il costo per le pensioni si concentra al Nord ma è nel Mezzogiorno che in percentuale si riceve molto di più di quanto si è versato. Troppe le pensioni assistenziali
ROMA - La spesa per le pensioni si concentra al Nord ma è nel Mezzogiorno che in percentuale si riceve molto di più di quanto si è versato. E' quanto emerge dal quinto «Rapporto sulla regionalizzazione della spesa statale» elaborato dal sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, secondo il quale nel 2003 su circa 37,2 miliardi di disavanzo Inps (che rappresenta circa il 70-80% delle prestazioni erogate in Italia) quasi 22,2 miliardi (il 60%) sono da imputare al Sud, a causa del forte divario nell'area tra entrate e uscite. Se, infatti, il Nord contribuisce alle entrate per il 64,7% del totale, il Sud contribuisce per appena il 14,2% (il 21,1% il Centro). Nelle uscite per prestazioni, invece, il Mezzogiorno rappresenta il 27% del totale, contro il 19,2% del Centro e il 53,8% del Nord.

La spiegazione va cercata - avverte il Rapporto - nel tipo di prestazioni erogate. Se al Nord infatti si concentrano le pensioni di vecchiaia (in Lombardia ad esempio ogni 100 prestazioni, 59,4 sono di vecchiaia, di cui 24,2 di anzianità, 22,5 ai superstiti, 5,7 di invalidità e 12,4 assistenziali), al Sud la maggior parte delle prestazioni è assistenziale (in Calabria su 100 assegni solo 31,2 sono di vecchiaia, di cui 4,7 di anzianità, mentre 20,9 sono ai superstiti, 22,2 di invalidità e 25,6 assistenziali).
Così il Nord versa solo il 13,5% in meno di quanto incassa, mentre questa percentuale sale al 21% al Centro e al 62% al Sud. Considerando i tassi regionali di copertura, solo il Trentino Alto Adige e la Lombardia versano più di quanto ricevono, mentre le altre Regioni hanno tutte in media uno sbilancio tra entrate e uscite, fino al caso limite della Calabria, che contribuisce ad appena il 25,2% della propria spesa pensionistica.

La situazione di disavanzo è molto peggiorata negli ultimi vent'anni, afferma ancora il Rapporto. Se nel triennio 1980-1982 l'Inps incassava 83,2 euro per ogni 100 euro di prestazioni, nel periodo 2001-2003 le entrate per ogni 100 euro di uscite sono scese a 72,8 euro medi. Il tasso di copertura più basso è quello della Calabria, ma i cali più vistosi del tasso di copertura sono stati registrati in questi anni dalla Campania (dal 60,5% al 40,8%) e dal Piemonte che, anche a causa della crisi industriale, è sceso dall'87% al 72,6%. Anche in Lombardia, comunque, il grado di copertura è sceso, passando dal 110% al 102,2%. Inoltre, in questi vent'anni le entrate sono cresciute del 483,2% (in linea con i redditi da lavoro dipendente saliti del 454%) mentre le uscite sono aumentate del 635,4%. Secondo il Rapporto, dal 1980 al 2003 il disavanzo complessivo accumulato dal sistema Inps espresso in moneta 2003 ammonta a 616 miliardi di euro, equivalente al 45% del debito pubblico 2003. Se si aggiunge anche il disavanzo degli altri enti previdenziali, la quota di questo debito su quello complessivo ammonterebbe al 60%.

Il Rapporto presentato oggi all'Abi elabora poi anche i dati sulla spesa statale (al 2001) effettuando una regionalizzazione (sul 68,2% della spesa sostenuta, perchè una parte - come i pagamenti verso l'estero - non è imputabile alle singole regioni). Se si considera la spesa pro capite al netto degli interessi sul debito, la Lombardia è all'ultimo posto con 2.031 euro di spesa pro capite netta, a fronte dei 4.862 del Lazio, degli oltre 8.000 della Valle D'Aosta, e degli oltre 7.000 del Trentino. La Calabria si ferma a 3.763 euro pro capite, meno del Molise (4.920) ma più del Veneto (2.194).

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