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Pescatori in piazza contro caro-gasolio

A rispondere all'appello di Federpesca e di altre organizzazioni, duemila persone in una protesta a tratti dura. Fermi tutti i pescherecci
ROMA - Sono arrivati con tanta rabbia, sono tornati dalle loro famiglie un po' più calmi e con più speranze ma anche con la certezza che se non riceveranno risposte immediate la prossima volta «mostreranno i muscoli».
Sono i 4.000 pescatori (secondo le cifre degli organizzatori) giunti a Roma da tutta Italia in rappresentanza delle marinerie italiane per partecipare a quella che è stata definita «una manifestazione storica». «Erano 25 anni che non accadeva, e soprattutto è la prima volta che siamo tutti uniti», dicono.
Uniti intorno a un unico problema: il caro-gasolio «che sta mandando al collasso il sistema», dice il presidente di Federpesca, Ervio Dobosz, promotore della chiamata a raccolta dei pescatori italiani per portare un chiaro messaggio a Bruxelles. Alla manifestazione hanno aderito anche altre associazioni di settore (Unci-Pesca) e le categorie sindacali (Fai-Cisl; Flai-Cgil; Uila-Pesca).
Oggi, dunque, pescherecci fermi, ma in alcune marinerie il blocco dura già da una settimana. La protesta, contro il raddoppio del prezzo del carburante: da 25 a 50 centesimi.

«Il prezzo del gasolio - ha detto il vicedirettore generale di Federpesca, Corrado Peroni - è insostenibile, occorrono misure urgenti straordinarie».
La giornata è iniziata prestissimo. Alcuni vengono da molto lontano. Alle 10,00 erano già tutti riuniti nella centrale Piazza Santissimi Apostoli, proprio a due passi dalla sede della rappresentanza Ue a Roma, per poter mantenere un filo diretto con la delegazione che doveva consegnare le loro richieste.
Il caldo si fa subito sentire. La temperatura è elevata, il sole picchia e anche il clima si riscalda. C'è chi distribuisce cappellini. La piazza è tutto un rumore di fischietti suonati a ripetizione, trombe, perfino sirene. Gli animi sono caldi. Vengono lanciati petardi e bengala. Nessun panico. C'è solo voglia di goliardia. Il fatto è che tutti hanno voglia di parlare, di raccontare il proprio disagio. E' la prima occasione di farsi sentire e quando vedono una telecamera o un blocchetto degli appunti inizia la gara delle dichiarazioni. Sopra le teste spuntano i cartelli di appartenenza alle città: Molfetta, Barletta, Crotone, Mazara del Vallo, Gaeta, Formia, Fiumicino, Ancona, Fano, Chioggia, Grado, Anzio, Terracina, Porto Santo Stefano, Giulianova, Civitanova Marche, Termoli, Santa Margherita Ligure solo per citarne alcuni. Tanti i sindaci con i gonfaloni delle città sorretti dalle forze municipali locali.

«Non ce la facciamo più a tirare avanti - dice Domenico Martinelli di Nola di Bari - sono 8 anni che lavoro a Santa Margherita Ligure per guadagnare qualcosa di più ma adesso... Ho moglie e tre figli e con il prezzo del carburante alle stelle siamo costretti a vivere con 1.000 euro al mese, 450 se ne vanno per il mutuo e a noi ne rimangono 550». «Siamo costretti a sbarcare, a disarmare? Diteci voi cosa dobbiamo fare», chiede Vincenzo Quinci, pescatore e segretario dell'associazione Lampo di Mazara. «Lavoriamo dalle 24 alle 36 ore e non riusciamo a pagare un debito. O ci aiutate con i fatti o diteci che strada dobbiamo prendere», fa eco un operatore di Trani.
Intanto, sul fronte politico una folta delegazione di circa 60 persone è stata ricevuta alla sede della Commissione Europea a Roma dalla Sig.ra Virginia Fragiskos. Oltre a Federpesca, sindacati, sindaci e gli stessi pescatori che hanno consegnato una mozione nella quale si sottolinea che costi del carburante costituiscono oggi oltre il 40% dei costi di produzione e si chiede, tra l'altro, «un prezzo unico del gasolio in Ue che sia il più basso possibile». Soddisfatta la Federpesca. «Ora però - dice - ci vogliono risposte immediate». Ed è ciò che chiede anche la base. «Ora le nostre istanze sono arrivate a Bruxelles. Ma senza risposte - dicono - siamo pronti a tornare e questa volta senza essere invitati».
Elisabetta Guidobaldi

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