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Venerdì 22 Settembre 2017 | 03:04

Il Sud quasi condannato a uno sviluppo lento

Secondo un'analisi Svimez: «L'assenza di sviluppo, così come le profonde debolezze di un'economia troppo dissimile da quelle più forti che si sono affermate nel mercato concorrenziale, sono condizioni da cui non si esce per decreto, nè certo in tempi brevi»
ROMA - «I dati presentati in questa trentesima edizione del Rapporto Svimez mettono in evidenza un andamento congiunturale del 2004 caratterizzato da uno sviluppo lento». Lo ha detto Nino Novacco, presidente della Svimez, nel corso del suo intervento commentando il Rapporto 2004, sottolineando, però, in modo critico «i limiti che ritengo inevitabili nei giudizi che troppo si occupano di inseguire per un verso quasi soltanto la congiuntura a breve o anche di medio periodo, e le sue oscillazioni positive o negative, assolute ed in confronto col Centro-Nord o con economie estere, mentre troppo pochi sono quelli che si sentono impegnati a guardare lontano ed insieme all'unità del Mezzogiorno».

Quindi, secondo Novacco, che ciò che importa «è ottenere risultati in base ai quali il Mezzogiorno nel suo complesso non rimanga per l'Italia solo un problema, invece che anche una sua possibile opportunità. Io credo che siano evidenti e ragionevoli i motivi per cui il meridionalismo italiano rappresentato dalla Svimez non ritiene di poter essere particolarmente soddisfatto della circostanza che il Pil pro capite del Mezzogiorno si trovi ancor oggi ad un livello pari ai due terzi della media italiana (ed al 55% del Pil medio del Centro-Nord) ed insieme quasi ai tre quarti della più bassa media dell'Europa a 25. L'assenza di sviluppo, così come le profonde debolezze di un'economia troppo dissimile da quelle più forti che si sono affermate nel mercato concorrenziale, sono condizioni da cui non si esce per decreto, nè certo in tempi brevi».

«E promuovere lo sviluppo è particolarmente difficile in un'area che, come il Mezzogiorno, presenta costi del lavoro non bassi e che si caratterizza insieme sia per l'assenza di un disegno di politica industriale, sia per una storica minore dotazione di infrastrutture funzionali, necessaria premessa alla profittabilità ed alla efficiente gestione di medio-piccole aziende».
Importi per lo sviluppo, secondo il presidente Novacco, i collegamenti e quei «Corridoi» in grado di mettere in contatto il Mezogiorno con le altre realtà. In questo senso «Il superamento stabile dello Stretto di Messina servirebbe ad assai poco se venisse considerato soprattutto come un'operazione siculo-calabrese, e non come parte di un Corridoio da Berlino al Nord-Africa. In alternativa, è assai probabile che frattanto l'Europa non potrebbe non decidere di accelerare e potenziare la definizione di un analogo proprio collegamento attraverso il tunnel previsto tra Spagna e Marocco, sotto lo Stretto di Gilbilterra, tagliando fuori così da ogni realistica prospettiva continentale non solo il Mezzogiorno ma l'Italia intera, e vanificando il ruolo stesso di una parte significativa della rete delle cosiddette Autostrade del Mare, su cui il Mezzogiorno e l'Italia hanno detto di far conto».

Secondo Novacco, quindi, in tali condizioni «sarà prima o poi essenziale ottenere dall'Europa che il Mezzogiorno venga considerato come macro-regione di livello NUTS 1, e chiedere che se ne traggano tutte le implicazioni, riaprendo tutti i giochi europei: sugli attuali criteri e parametri con cui accedere agli «Obiettivi» ed ai «Programmi» prioritari; sull'ingiusta esclusione dagli «aiuti» del Mezzogiorno e di sue Regioni solo statisticamente quasi «ricche»; sulle troppo costose ed insoddisfacenti politiche agricole; sugli inaccettabili rimborsi all'Inghilterra; sui Paesi destinatari del 'Fondo di coesionè, da cui una improvvida decisione UE ci ha a suo tempo escluso, e che viene ora riservato solo agli Stati nel loro insieme «poveri».
Concludendo, il presidente della Svimez conferma di credere «che ci sono in Italia le potenziali condizioni per un processo di strutturale convergenza verso la coesione, processo pur necessariamente lungo, ma proprio per questo da avviare presto, e con grande determinazione, e con le necessarie risorse».

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