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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:26

Nuovi programmi contro la siccità

Il ministro Gianni Alemanno ha annunciato l'arrivo di «piccoli invasi necessari e diffusi al Nord e un'allargamento della struttura per quanto riguarda il Sud»
ROMA - La siccità fa meno paura anche perchè le piogge, degli ultimi giorni, hanno mitigato la situazione. Restano però sul tavolo questioni importanti che non possono essere rimandate. Il filo comune che ha orientato l'Assemblea nazionale dell'Associazione nazionale delle bonifiche (Anbi), riunita in assise a Roma, è chiaro: basta con l'emergenza, l'obiettivo è saper programmare per avere sempre risorse idriche pronte da impegnare. Non più, quindi, laghi e fiumi a secco e terreni agricoli assetati. Il primo ad assicurarlo è il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno che ha annunciato l'arrivo di «piccoli invasi necessari e diffusi al Nord e un'allargamento della struttura per quanto riguarda il Mezzogiorno d'Italia».

Un intervento importante che, di fatto, rafforza lo stanziamento del Cipe di oltre 1 miliardo di euro per il piano irriguo nazionale. La parola d'ordine è, soprattutto, investire. Ne è convinto anche il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso che, a margine dell'assemblea, ha tenuto a precisare che «lo stato di allerta» non è venuto meno, nonostante il miglioramento delle condizioni climatiche. Bertolaso ha poi colto l'occasione per ricordare come da oggi funzioni il gruppo di lavoro che l'Autorità del Bacino del Po ha istituito per controllare i flussi disponibili e ha invitato ad un «lavoro comune» lontano degli «ostruzionismi».
«Mi risulta - ha spiegato - che non tutti quelli che vi devono partecipare abbiano dato la loro totale adesione, se ci dovesse essere qualcuno che si mette di traverso - ha puntualizzato - saremmo costretti a intervenire». Parlano senza mezzi termini le Istituzioni e fa altrettanto il mondo dell'associazionismo che con Massimo Gargano, presidente dell'Anbi, solleva «il problema culturale» della situazione: «non si può pensare - dice - che in questo Paese» tutto questo «venga affidato alla sensibilità che nasce nel momento dell'emergenza».
E per questo - secondo Gargano - occorre, prima di tutto, realizzare la difesa del suolo, ammodernare gli impianti urbani e domestici, attuare il piano nazionale irriguo senza ulteriori indugi e agire sull'uso plurimo delle acque per tutti gli usi produttivi. Un pensiero condiviso anche dal presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni che ha invitato a «mettere mano, già nel prossimo Dpef, allo scandalo di un Paese che non riesce a programmare la gestione delle sue pur rilevanti risorse idriche (mediamente 700 millimetri all'anno con variazioni da 1500 nelle Alpi e 300 in Sicilia) anche per effetto dei cambiamenti climatici in atto che richiedono interventi strutturali. Una necessità che - ha sostenuto - è aggravata dal problema dell'invecchiamento delle infrastrutture nel nostro Paese, dove le perdite del servizio di un acquedotto raggiungono mediamente oltre il 40%». L'obiettivo principale resta quindi quello «di passare - ha aggiunto il presidente della Cia, Giuseppe Politi - dalle politiche dell'emergenza all'attuazione di un sistema che consideri la bonifica tra gli strumenti ordinari di gestione del territorio». E, in questo senso, il presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni ha ricordato che i consorzi di bonifica e di irrigazione sono «lo strumento operativo essenziale per gestire in maniera razionale e parsimoniosa le risorse idriche».

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