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Domenica 22 Ottobre 2017 | 14:06

Riforma previdenziale, primo via libero dal consiglio dei Ministri

«Contiamo di approvarlo definitivamente a settembre», ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni illustrando il provvedimento e spiegando che sarà inviato già lunedì prossimo all'esame del Parlamento
ROMA - Sostegno alle imprese che dovranno rinunciare al Tfr, agevolazioni fiscali sulle prestazioni previdenziali integrative, vantaggi per i fondi chiusi in caso di silenzio-assenso. Vigilanza affidata alla Covip. Queste le linee principali della prima versione del decreto legislativo sulla riforma previdenziale, che ha ottenuto oggi il via libera del Consiglio dei Ministri.
«Contiamo di approvarlo definitivamente a settembre», ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni illustrando il provvedimento e spiegando che sarà inviato già lunedì prossimo all'esame del Parlamento. La prossima settimana poi - ha annunciato - esattamente il 12 luglio, partirà il confronto con le parti sociali. In proposito Maroni ha definito «fuori luogo le schermaglie e le polemiche da parte del sindacato» di questi giorni, spiegando che il testo potrà comunque essere modificato. Nessun problema invece sul ruolo di vigilanza della Covip: «i fondi previdenziali che vengono finanziati con il Tfr sono solo quelli che vengono controllati da Covip» e in proposito non ci sono contrasti nella maggioranza e con il mondo bancario e assicurativo. A regime - ha concluso il ministro - la riforma porterà ai fondi 10 miliardi all'anno.

Ecco di seguito le linee guida del decreto che ha avuto l'ok del CdM:
- FINANZIAMENTO: E' attuato mediante contribuzione a carico del lavoratore, del datore di lavoro e del committente. I contributi versati sono deducibili nella misura massima di 5.164 euro. Per i lavoratori alla prima occupazione, nei primi 5 anni di adesione, è consentito dedurre dal reddito, nei 20 anni successivi al quinto di partecipazione, contributi per un importo eccedente il limite di 5.164 euro. La contribuzione alle forme pensionistiche potrà essere prorogata non oltre i 7 anni dal raggiungimento dell'età pensionabile a condizione che l'aderente possa far valere almeno 3 anni di contribuzione.
- SILENZIO ASSENSO: Se entro 6 mesi dall'entrata in vigore del decreto il lavoratore non si esprime sul fondo al quale destinare il Tfr (o sul mantenimento in azienda) il datore di lavoro trasferisce il Tfr maturando al fondo previsto dal contratto nazionale, a meno che non ci sia un accordo aziendale che preveda una destinazione diversa. Nel caso di assenza di fondo contrattuale e di accordo aziendale il Tfr confluisce nel fondo complementare Inps.
- MISURE COMPENSATIVE PER IMPRESE: Le aziende che dovranno rinunciare alla fonte di finanziamento rappresentata attualmente dal Tfr potranno dedurre dal reddito di impresa un importo pari al 4% dell'ammontare del Tfr annualmente destinato a fondi integrativi. La percentuale sale al 6% per le imprese con meno di 50 dipendenti.
- AGEVOLAZIONI FISCALI SULLE PRESTAZIONI: Sulle prestazioni previdenziali integrative l'imposta viene fissata al 15% ma calerà dello 0,30% per ogni anno di versamento al fondo pensione superiore al quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.
- ANTICIPAZIONI: in caso di situazioni sanitarie gravissime riguardanti l'aderente al fondo, il coniuge o i figli è possibile chiedere in ogni momento l'anticipazione del 75% della propria posizione maturata (l'aliquota sarà sempre del 15%, ridotta per ogni anno successivo al 15/esimo); è inoltre possibile, dopo 8 anni di iscrizione, chiedere l' anticipazione per un importo non superiore al 50% per l'acquisto della prima casa per sè o per i figli e, dopo otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 30% per altre esigenze.
- VIGILANZA: Tutte le forme pensionistiche complementari individuali, anche di natura assicurativa, dovranno ottenere dalla Covip un'apposita autorizzazione per assicurare il rispetto dei principi della comparabilità dei costi, della trasparenza e della portabilità.
- TRASFERIMENTO TRA FONDI: Decorsi 2 anni dalla data di partecipazione a un fondo pensione il lavoratore potrà trasferire l'intera posizione individuale a un'altra forma pensionistica. Non potranno essere definite clausole limitative di questo diritto alla portabilità.

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