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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 03:48

Corte dei Conti: è allarme per debito pubblico

Il procuratore generale Vincenzo Apicella mette in luce come le proiezioni per il 2005 del rapporto deficit/Pil «indicano una preoccupante tendenza all'aumento; il dato previsto si avvicina al 4%»
ROMA - Preoccupa il deficit pubblico, soprattutto perchè legato al rapporto con il Pil. L'allarme arriva questa volta dal procuratore generale presso la Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, che nel giudizio di parificazione al rendiconto generale dello Stato per il 2004, mette in luce come le proiezioni per il 2005 del rapporto deficit/Pil «indicano una preoccupante tendenza all'aumento; il dato previsto si avvicina al 4%». Anche il debito pubblico registra una «ascesa pressochè ininterrotta e, alla fine, elevatissima». Apicella ha sottolineato che tale dato «risente in una certa parte di cause non recenti, non attribuibili all'attuale difficile congiuntura e neppure a comportamenti gestori posti in essere nell'ultimo anno e in quelli immediatamente precedenti». Difficile è pensare a un «rientro» nel 2006. Per il presidente di sezione della Corte dei Conti, Fulvio Balsamo, «livelli di disavanzo e di debito così distanti dagli obiettivi si propongono anche come una difficile base di riferimento per lo scenario del 2006, anno per il quale devono essere definiti obiettivi programmatici di finanza pubblica compatibili con un percorso di rientro verso valori condivisi a livello europeo. Sotto questo aspetto, il profilo tendenziale dei conti pubblici non è affatto rassicurante, nè con riguardo al disavanzo nè, soprattutto, con riguardo al debito pubblico».
Ma a preoccupare, è anche il fatto che la spesa eccessiva, al di sopra delle entrate, è un problema nazionale che coinvolge anche i cittadini. «Fatta una doverosa eccezione per quella fascia di cittadini che vivono in dignitose ristrettezze e che meritano rispetto e aiuto - aggiunge Apicella - l'azienda Italia sembra vivere al di sopra dei propri mezzi, anche a causa delle tentazioni del consumismo, ovviamente, con pesante ricorso all'indebitamento». In altri tempi, spiega Apicella, si sarebbe forse potuto ricorrere a un regime di austerità, ma ora «appare invece più attuale operare una più attenta e responsabile politica di spesa pubblica e privata» che coinvolga una migliore organizzazione, uno sfruttamento più razionale delle risorse e anche «un rafforzamento dei valori professionali, ma anche etici, del lavoro». All'indebitamento si oppone una crescita limitatissima della ricchezza nazionale: per il 2005 la Corte dei Conti prevede una crescita del Pil pari allo zero. «Per l'Italia appare verosimile una proiezione per il 2005 non favorevole: il riflesso della caduta dell'attività produttiva negli ultimi tre trimestri prefigura una crescita del Pil prossima alla zero», ha detto il presidente Balsamo. Scarso anche il sistema della riscossione dei tributi, con le concessionarie che, dal 2000 al 2004, hanno riscosso solo il 5% dell'ammontare netto riscuotibile.
«Nell'ultimo quadriennio - ha detto Apicella - l'ammontare annuo delle somme riscosse dalle società concessionarie sui ruoli emessi dall'agenzia delle entrate e da quella delle dogane, svincolato dall'anno di affidamento del carico, ha presentato una flessione del 42,18%, passando dai 1.596 milioni di euro nel 2000, ai 923 dell'anno 2004». Per quanto riguarda la pressione fiscale, «cresciuta di 0,7 punti tra il 2002 e il 2003 è diminuita nel 2004 di quasi un punto percentuale (dal 42,6 al 41,7%) - ha detto Balsamo - quasi per intero attribuibile tuttavia alla riduzione delle imposte in conto capitale». In questa situazione, per la Corte dei Conti è anche necessario che la previdenza «richiede drastiche decisioni. Occorre - ha aggiunto Apicella - che sia ristabilito un più equilibrato rapporto tra vita attiva e quella coperta da pensione», così come preoccupa la spesa sanitaria. «Per l'anno in corso, senza un notevole recupero di efficienza si prevede un deficit di almeno di 2 miliardi e mezzo, dovuto anche all'assistenza gratuita pur se umanamente giustificata, agli immigrati».
«MANOVRA 20 MLD SAREBBE "DIROMPENTE"»
Una manovra da 20 miliardi, così come ipotizzato per il 2006, avrebbe «effetti dannosi e dirompenti per l'economia». Lo ha affermato il presidente di sezione della Corte dei Conti Fulvio Balsamo rispondendo alle domande dei giornalisti. «Il problema non è se una manovra di 20 milardi è appropriata - ha spiegato - ma siamo in una fase di recessione e bisogna vedere dove si colpisce». Una Finanziaria di questa entità, quindi, «potrebbe dare sollievo ai conti pubblici ma avrebbe un effetto dirompente». In particolare, ha avvertito Balsamo, «se si colpiscono come al solito la casa o l'automobile, i risultati sarebbero modesti».
SINISCALCO:STUPISCE INVITO MANOVRA AGGIUNTIVA
Nella relazione della Corte «ci sono molti aspetti condivisibili, mentre onestamente mi stupisce che esorti a una manovra aggiuntiva in una fase di recessione». Lo ha detto il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco.

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