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Sabato 21 Ottobre 2017 | 21:41

Sorpresa: torna la «questione meridionale»

Indagine di Unioncamere e Istituto G. Tagliacarne: aumenta il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno se si considera l'indice di dotazione di infrastrutture economiche e sociali
ROMA - Centro-Nord e Mezzogiorno si allontanano. Se si considera l'indice di dotazione di infrastrutture economiche e sociali si scopre come il divario fra le due aree del Paese si sia nel tempo accentuato. Se nel 1991 la dotazione complessiva delle infrastrutture del Centro-Nord era del 13% superiore rispetto alla media nazionale contro un -22,3% del Mezzogiorno, nel 2004 il Centro-Nord presenta un +14%, mentre il Mezzogiorno registra un -24,1% rispetto alla media nazionale. E' quanto mostra l'indagine realizzata da Unioncamere e Istituto G. Tagliacarne, presentata questa mattina a Trieste, nell'ambito della 121esima Assemblea di Unioncamere. L'accentuazione dei divari deriva essenzialmente dalle infrastrutture di tipo economico. Tra il 1991 ed il 2004, il corrispondente numero indice sale nel Centro-Nord da 113,1 a 115,1, mentre nel Mezzogiorno scende da 77,5 a 73,9. Diversa la situazione delle infratrutture sociali, con il Centro-Nord che scende da 116,3 a 114,7 ed il Mezzogiorno che sale da 74,2 a 76,6, soprattutto grazie ad una crescita sensibile delle strutture sanitarie e di quelle culturali. In diminuzione le strutture per l'istruzione. La perdita di competitività delle regioni meridionali si deve a tutti gli indicatori infrastrutturali di tipo economico ad eccezione della rete ferroviaria, in cui tra il 1991 ed il 2004 l'indice passa da 81,8 a 82,4, e dei porti (da 102,3 a 102,6), unica delle dieci categorie in cui il Mezzogiorno prevale sul Centro-Nord. Le regioni del Centro fanno segnare i valori più elevati di dotazione infrastrutturale, grazie soprattutto alla presenza dei due più significativi poli culturali (Firenze e Roma) e ad un alto numero di strutture per l'istruzione e la sanità.
Il Centro si colloca invece al di sotto della media sul versante delle reti ed impianti energetico-ambientali e dei porti. Relativamente a Nord-Ovest e Nord-Est a dati positivi per alcune categorie (aeroporti, strutture e reti per la telefonia, reti bancarie e servizi vari, impianti energetico-ambientali per il Nord-Ovest, porti e impianti energetico-ambientali per il Nord-Est) si contrappongono le difficoltà della rete ferroviaria (in peggioramento dal 1991 al 2004) per il Nord-Ovest e degli aeroporti per il Nord-Est. 36 delle 103 province italiane registrano un livello di dotazione infrastrutturale superiore alla media nazionale. La pole position spetta a Trieste, Genova e Livorno. Le quattro province più popolose d'Italia (Roma, Milano, Napoli e Torino) godono tutte di livelli di infrastrutturazione particolarmente elevati. All'opposto, su 13 province di minor dimensione demografica, 10 facciano segnare valori distanti dalla media nazionale (come la 56esima Vercelli e la quartultima Aosta), e 8 si collocano tra l'ottantacinquesimo ed il centesimo posto. Il Centro-Nord conta 29 tra le 36 province con una dotazione infrastrutturale superiore alla media, con la Liguria unica regione con tutte le province a un livello superiore alla media. Nel Mezzogiorno sette province presentano dotazione superiore al valore medio. Nel contempo, tutte le province di tre regioni del Sud (Molise, Basilicata e Sardegna) sono su valori inferiori a 100.

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