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Martedì 24 Ottobre 2017 | 07:50

L'Ue può tagliare del 39% il prezzo dello zucchero

La notizia, che potrebbe anche avere risvolti positivi per i consumatori, rappresenta una terribile minaccia per l'Italia e per il Mezzogiorno in particolare
BRUXELLES - Sarà «drastico» l'impatto per «Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo», della proposta di riforma del mercato dello zucchero in Europa che la Commissione europea varerà, mercoledì 22 giugno, su iniziativa della commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel.
E' quanto scrivono gli uffici della commissaria in un documento di lavoro di 18 pagine, di cui l'Ansa ha avuto visione, sulle conseguenze della proposta che prevede tra l'altro una riduzione del 39%, in due tappe dal 2006-2007, del prezzo dello zucchero bianco e una riduzione del 42,6%, sempre in due campagne, del prezzo della barbabietola da zucchero.
Particolarmente inquietante, leggendo l'analisi degli esperti europei, il futuro della situazione in Italia se venisse applicato il progetto di proposta.
Infatti, una riduzione del 39% significherebbe che il prezzo dello zucchero passerebbe da una base annua di 631,9 euro la tonnellata a 385,5 euro/t. Il Mezzogiorno, che ha un prezzo superiore a 550 euro/t. e il Nord d'Italia, con un corso compreso tra 500-550 euro/t. sarebbero i primi ad essere minacciati e finire fuori mercato.
Difficile la situazione anche per l'Italia centrale che nonostante possa sostenere un prezzo tra 450-550 euro/t. subirebbe la stessa sorte del Nord e del Mezzogiorno.
Se Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo «abbandonassero la produzione - si legge nel testo - rappresenterebbe una riduzione del 9% rispetto alla quota zucchero dei 25 stati per la campagna 2003-2004, ma non è escluso che certe aziende rimarrebbero in attività». L'intera filiera rappresenta in Italia 77.000 posti di lavoro.
Sul fronte dell'impatto sociale e occupazionale della proposta, il documento di lavoro della Commissione Ue sottolinea che per gli agricoltori «il pagamento di un aiuto diretto all'azienda (60% del prezzo attuale e finale) agirà come un sostegno di reddito a partire dal primo anno dell'applicazione della riforma».
La produzione di barbabietola «in Grecia, Spagna, e in una certa misura in Italia - precisa la nota - sarà sostituita da cereali, soprattutto mais e frumento, anche se ci potrebbero essere differenze significative negli stati membri a livello regionale: ad esempio nel Sud, la barbabietola sarà sostituita dal mais nelle zone irrigate e da frumento in quelle secche».
Per l'agricoltura quindi, l'impatto della riforma sul lavoro sarebbe legata al passaggio dalla produzione di barbabietola a quella dei seminativi che richiede meno manodopera».
Le imprese saccarifere meno competitive - scrivono gli uffici della commissaria - potranno fare appello agli aiuti alla ristrutturazione investendo il capitale corrispondente in altre attività economiche mentre non sarebbe il caso se non ci fosse la riforma. Secondo gli esperti, l'impatto sull'occupazione dovrebbe essere più contenuto dal fatto che «nel contesto della riforma proposta la produzione sotto quota dovrebbe aumentare di 0,6 milioni di tonnellate rispetto ad uno scenario di non riforma».
Interrogata oggi dall'Ansa sull'impatto negativo che la proposta avrà soprattutto sulle aree periferiche d'Europa, la commissaria Fischer Boel ha affermato che «la proposta manterrà la produzione nel settore bieticolo-saccarifero in Europa. Se non si farà nulla, ha aggiunto, ci saranno tagli anche nelle aree più competitive e sarà una morte lunga e dolorosa per l'industria dello zucchero in Europa».
Patrizia Lenzarini

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