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Bce: insufficiente risanamento conti Italia

Nel Bollettino mensile, la Banca centrale europea conferma le conclusioni della Commissione Ue sull'andamento dei conti pubblici italiani nel 2005 e nel 2006
ROMA - Gli interventi di risanamento dei conti pubblici annunciati dall'Italia «sono insufficienti a compensare il venir meno delle misure temporanee e altri andamenti di bilancio sfavorevoli». Lo rileva la Bce nel Bollettino mensile richiamando le conclusioni della Commissione Ue sull'andamento dei conti pubblici italiani nel 2005 e nel 2006. Nel periodo di previsione, dice la Bce, accostando la situazione italiana a quella del Portogallo, si prevede in Italia un «allentamento delle politiche di bilancio che si tradurrà in disavanzi ampiamente superiori al 3%». Il rientro sotto il 3% del deficit/Pil - è il fermo richiamo di Francoforte - deve avvenire nel «più breve tempo possibile».
Squilibri bilancio difficili da eliminare con bassa crescita
«Gli squilibri di bilancio rilevanti - afferma la Bce nel bollettino - sono molto più difficili da eliminare in un contesto economico debole, caratterizzato da un basso tasso di crescita tendenziale. A tale difficoltà - aggiunge Francoforte - non è estranea la presenza, nei sistemi di tassazione e trasferimenti di diversi paesi dell'area, di elementi strutturali che disincentivano gli investimenti e l'offerta di lavoro. Al tempo stesso in alcuni Paesi dell'area si osserva una compressione delle componenti di spesa che sostengono la crescita, mentre le pressioni al rialzo per spese meno produttive sono difficili da contenere». Il risanamento delle finanze pubbliche, è l'opinione di Francoforte, dovrebbe «rientrare in un programma organico di misure tese in particolare ad affrontare con risolutezza le tendenze della spesa che erodono la capacità dei Governi di rispettare i propri impegni di lungo periodo». La strada indicata dalla Bce passa per un mix di riforme fiscali e strutturali: si tratterebbe, dice la Bce, di una strategia in grado di rafforzare «le aspettative di finanze pubbliche solide e la fiducia nelle prospettive di crescita di tutti gli Stati membri. Ciò - conclude la Banca centrale - avrebbe un impatto positivo sul clima di fiducia, attenuando nel breve periodo gli effetti sfavorevoli sulla domanda».

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