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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 08:22

L'Ue taglia i bilanci. A rischio finanziamenti per agricoltura italiana

In base agli ultimi dati europei che risalgono all'esercizio 2003, Bruxelles ha versato in un anno all'agricoltura italiana 5,4 miliardi di euro
BRUXELLES - Il ministro per le politiche agricole e forestali Gianni Alemanno lo ha detto a chiare lettere: «Non ci sono solo i fondi strutturali, ma anche i finanziamenti europei all'agricoltura e all'agroalimentare a sostegno dell'economia agricola italiana ed in particolare a quella del Mezzogiorno».
In altri termini, oltre ai contributi Ue alle regioni italiane in difficoltà o in ritardo economico, anche i fondi all'agricoltura svolgono un ruolo essenziale al fine di recuperare una parte dei finanziamenti che l'Italia versa all'Europa come contributo al bilancio dell'Ue.
Alla luce quindi dei negoziati in corso a livello europeo sulla fissazione delle risorse per i bilanci Ue 2007-2013 a rischio, oltre ai fondi strutturali, c'è anche la parte dei fondi Ue che grazie all'agricoltura torna al bilancio italiano.
In soldoni, in base agli ultimi dati europei che risalgono all'esercizio 2003, Bruxelles ha versato in un anno all'agricoltura italiana 5,4 miliardi di euro, ma questa cifra è destinata ad aumentare sensibilmente se verranno attuati, come previsto, gli accordi raggiunti dall'Italia per lo sviluppo del mondo rurale. Si tratta di fondi per migliorare la qualità dei prodotti, incentivare e diversificare gli investimenti nelle campagne, tutelare l'ambiente e il benessere degli animali.
Il bilancio agricolo europeo viaggia da settimane in una zona di turbolenza a causa dei negoziati sulle prospettive finanziarie 2007-2013. Un gruppo di paesi (Francia, Olanda e Germania, Austria, Gran Bretagna e Svezia) vogliono infatti limitare all'1% del Pil i contributi all'Europa a 27: in questo modo verrebbero a mancare sia le risorse essenziali par garantire la solidarietà tra regioni ricche e povere, ma anche i fondi per rilanciare lo sviluppo del mondo rurale che rappresenta circa il 90% del territorio europeo.
Resta quindi sempre aperta a livello europeo la questione se introdurre anche la spesa agricola di Romania e Bulgaria (stimata a circa 8 miliardi di euro) nella soglia fissata per il finanziamento dell'agricoltura europea a 25. Se così fosse - ha messo in guardia la commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel - gli aiuti diretti alla produzione verranno decurtati dal 2007 al 2013 dell'8-9%». Tagli che si aggiungeranno a quelli già programmati. Nella migliore delle ipotesi infatti, la quota agricola rispetto al bilancio Ue passerà tra il 2007 e il 2013 dal 45% al 35%.
Tuttavia sul fronte delle trattative qualcosa si sta muovendo: in un nuovo progetto di compromesso parziale sui bilanci 2007-2013, la presidenza lussemburghese dell'Ue propone per Bulgaria e Romania un contributo di due miliardi di euro rispetto agli otto necessari. Un primo passo, ma non certo sufficiente per allontanare i rischi di tagli agli aiuti Ue.
Nel mondo agricolo c'è anche preoccupazione per il futuro dei finanziamenti al mondo rurale. Il nuovo progetto di compromesso dalla presidenza lussemburghese dell'Ue suggerisce una riduzione tra i 14 e i 16 milioni di euro, mentre nel primo compromesso i tagli andavano da 12 a 20 miliardi di euro.
Una via di uscita potrebbe essere rappresentata da una correzione al cosidetto sconto britannico: un assegno che l'Ue stacca ogni anno a Londra (circa 5 miliardi di euro di cui oltre il 50% a carico di Francia e Italia), per compensare la sua minore partecipazione ai benefici del bilancio Ue. Londra al momento non invia segnali incoraggianti, ma in assenza di interventi l'assegno potrebbe salire nel 2013, in seguito all'allargamento, a una media di 8 miliardi di euro l'anno.
A questa situazione di insicurezza si aggiunge il "non" dei francesi (lo hanno sostenuto il 70% degli agricoltori che hanno votato) e il "nee" ancora più netto degli olandesi al progetto di costituzione europea, rendendo così ancora più complesso il negoziato sulle prospettive finanziarie 2007-2013 che i capi di stato e di governo si preparano ad affrontare il 16 e il 17 giugno a Bruxelles.
In questo contesto - si osserva nella capitale europea - l'adesione di Romania e Bulgaria all'Ue prevista per il 2007 potrebbe incontrare nuovi ostacoli.
Patrizia Lenzarini

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