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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 07:40

Settimana decisiva per la crisi del Salotto

A Roma, incontri con la task force per l'occupazione e il Ministero delle Attività produttive. Poi la firma della Cigs per i dipendenti della Natuzzi (Bari)
BARI - E' una settimana decisiva, la prossima, per il distretto del salotto tra Puglia e Basilicata. Preceduti da una messa a punto delle due Regioni e da un incontro promosso dalla Cna a Santeramo dove ha sede legale la Natuzzi, mercoledì 8 e giovedì 9 sono in programma a Roma un incontro con la task force per l'occupazione e il Ministero delle Attività produttive ed il giorno seuente la formalizzazione al Ministero del lavoro la cassa integrazione straordinaria per la Natuzzi, aziende leader del comparto del mobile imbottito: 250 dipendenti a zero e 950 a rotazione, ogni due settimane.
L'accordo tra azienda e sindacati, raggiunto venerdì presso l'Assindustria di Bari, prevede l'estensione della cigs avviata l'anno scorso per 345 addetti con scadenza gennaio 2006 e l'avvio di una nuova tornata per altri 24 mesi dal 2006 al 2008 con verifiche trimestrali garantite anche dall'istituzione di una tavolo di relazioni sindacali con riunioni ogni 15 giorni.
Al termine della cigs non si escludono, poi, 24 mesi di contratti di salidarietà negli impianti di Puglai e Basilicata dove si concentrrano 3400 dei 380 dipedenti del gruppo.
Da parte sindacale l'accordo, che deve ancora essere formalizzato, viene espresso un giudizio positivo in particolare per aver evitato la cigs a zero per 1320 dipendenti come aveva chiesto la Natuzzi. «La cosa positiva - spiega Francesco Panza segretario della Fillea Cgil barese - i lavoratori interessati non finiscono emarginati dal processo produttivo, ma con la rotazione reintrano, sia pure per un certo periodo, al lavoro; inoltre viene contenuto il contraccolpo economico determinato dalla cassa integrazione», peraltro l'azienda garantisce una soglia di retribuzione. «La cosa più importante - precisa ancora Panza- è che la Natuzzi si è impegnata a lasciare in Italia quote di produzione e che non trasferisce tutto all'estero, puntando per l'Italia sui livelli medio-alti, in tal modo non dovrebbe esserci un drastico taglio delle produzioni». E il timore è proprio quello che il distretto del salotto che solo due anni fa poteva contare su oltre 500 aziende e 14mila diopendenti diretti, si riduca alle sedi centrali delle grandi aziende con il grosso della produzione delocalizzato in Cina, Est Europa e anche Sud-America.Del resto secondo i calcoli delle stesse imprese se produrre un salotto in Italia costa 100, in Cina è possibile realizzarlo con 30. Ma sulle aziende del distretto del mobile imbottito in Puglia e Basilicata ha pesato anche un apprezzamento dell'euro sul dollaro che ha quasi tagliato il valore aggiunto dei salotti venduti nell'area del biglietto verde il che, per aziende che esportano ancora oggi l'80% della propria produzione, è risultato talvolta devastante.
A fronte di questa situazione le imprese chiedono un intervento delle istituzioni su ricerca, innovazione, formazione, commercializzazione, taluni hanno proposto anche il ricorso al credito di imposta, aiuti comunque per un settore che rischia se non di scomparire, di risultare drasticamente ridimensionato peraltro in un'area concentrata del Mezzogiorno e quindi con ricadute sociali importanti. Di fatto negli ultimi due anni le aziende, soprattutto del conto terzi, hanno perso un numero elevato di occupati, non meno di tremila, ed il processo di riduzione degli ordini rischia di accentuare questa contrazione occupazionale. Il rischio è che alla fine rimangano in Puglia e Basilicata solo i quartier generali e la progettazione delle grosse imoprese (Natuzzi ma anche Nicoleti, Calia etc) mentre vi sono marchi che già oggi praticamente non dispongno di propri impianti di produzione affidandosi totalmente al contoterzismo. In altre parole il rischio è che il comparto del mobile imbottito, un vero e proprio caso di sviluppo economico endogeno, se non vi saranno i sostegni necessari, finisca per esere un altro degli esempi delle occasioni mancate nella secolare storia della questione meridionale.

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