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Fazio: L'Italia ferma al palo

Il Governatore della Banca d'Italia descrive un paese a tinte fosche. I nodi «di natura strutturale» • Più lavoro, ma troppo precario e al Sud troppo nero
Antonio Fazio, Governatore della Banca d ROMA - L'Italia è ferma al palo e la situazione dei conti pubblici rimane difficile. Una lieve ripresa dell'economia è attesa per la seconda metà del 2005. Ma l'anno si chiuderà con una crescita «sostanzialmente nulla» e l' impatto sui conti appare evidente. Il deficit «sarà dell' ordine del 4% del prodotto, a fronte del 2,7% a suo tempo previsto dalla Relazione previsionale e programmatica, basato su una ipotesi di crescita del prodotto interno lordo del 2%».
E' un quadro a tinte fosche quello descritto per il Belpaese dal Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, con previsioni ben al di sopra delle ultime stime del governo che indicano per il 2005 una crescita italiana all' 1,2% e un deficit che nell' ipotesi più pessimistica si dovrebbe fermare al 2,5%.

I nodi che vengono al pettine quest'anno sono «di natura strutturale e di lunga data». Ma non si limitano a far saltare i conti e le previsioni più vicine. Mettono a rischio il futuro. «L'economia italiana - dice senza giri di parole il governatore - presenta aspetti di criticità che potrebbero comprometterne, se non superati, lo sviluppo nel medio termine».
I problemi sono snocciolati da Fazio pagina dopo pagina. La produzione industriale italiana dal 2000 ha perso cinque punti percentuali mentre negli altri paesi euro è aumentata del 4%. Gli investimenti, dopo il calo del 2003, sono tornati a scendere dalla seconda metà del 2004. Il made in Italy nel 2004 ha venduto all' estero meno del 2000, nonostante la crescita della domanda mondiale sia stata del 20% negli ultimi quattro anni. L'economia non poteva non risentirne. Così «lo sviluppo del prodotto è stato insufficiente». Il pil ha segnato un aumento medio inferiore all' 1% tra il 2000 e il 2004.

Dalle difficoltà di sviluppo a quelle dei conti pubblici il passo è breve. «La modesta crescita dell' economia - dice Fazio - ha inciso negli anni recenti sull' andamento dei conti pubblici». Ma come un serpente che si morde la coda è anche vero che «gli squilibri dei conti sono di natura strutturale e di lunga data» e «si riflettono negativamente sul potenziale di crescita dell' economia».
Anche sui conti pubblici, l'analisi del governatore rilegge la storia dal 2001, una rivisitazione profonda se si pensa che proprio le considerazioni finali del 2001 indicavano la possibilità di ripetere il «miracolo italiano» del passato. Fazio ricorda il deficit del 2001, inizialmente stimato all'1,4% e «ora valutato al 3,2%», spiega che dal 2002 «il ristagno dell' economia ha accentuato il deterioramento della condizione strutturale dei conti» e che «nel 2004, anche per effetto di misure a carattere temporaneo, l'indebitamento netto è stato del 3,2% del prodotto», con un debito al 106,6% del pil. Sono le stime delle ultime settimane, che devono proseguire in un attento monitoraggio perchè «l'attenta valutazione dello stato dei conti e dei rischi connessi con il costo del debito» sono «presupposto di ogni efficace intervento di riequilibrio della finanza pubblica».

Il governatore punta l'indice sulla spesa pubblica. Ricorda che tra il 1994 e il 2000 l'incremento annuo, grazie a ripetuti interventi, era stato sotto l'1,2%. Negli ultimi quattro anni la media è invece balzata al 2,4%. Così, mentre le entrate hanno segnato un calo dello 0,6% rispetto al Pil, la spesa corrente (per la gestione dello Stato) e quella per investimenti hanno segnato un incremento di 2,2 punti percentuali sul Pil.
Il contenimento messo alla spesa, con la regola del 2% introdotta dall'ultima Finanziaria, per il governatore «deve proseguire» ed essere accompagnato da riforme strutturali. Certo, pesa sulla competitività anche l'elevata tassazione. Del resto la fiscalità, così come gli investimenti in opere pubbliche, è da sempre stata considerata da Fazio una leva importante. Sul piatto c'è ora la riduzione dell'Irap e il governatore spiega: «le forme di incentivazione fiscale e le altre provvidenze dirette ad accrescere la competitività, già introdotte, e la programmata riduzione dell'Irap possono essere di grande aiuto». E' un via libera al calo dell' Irap sul quale il governo sta ora lavorando, dopo averlo accantonato lo scorso anno in favore della riduzione dell'Irpef.

L'analisi di Fazio non è però solo economica. Dalle statistiche passa alla gente. Spiega con le difficoltà macro economiche in cui è inciampata l'Italia anche il diffuso malcontento della società. «Il cattivo andamento dell'economia influisce negativamente sugli atteggiamenti dei cittadini nei confronti delle istituzioni, dei governati, dei loro progetti». Fuori dalla ruvidità dei dati, questo passaggio contiene l'analisi più dura nei confronti della politica.

Ma Fazio non chiude completamente la porta alla speranza. «E' necessario ritrovare la fiducia», afferma nelle conclusioni. L'esempio viene dal passato, quando l'Italia «ha saputo affrontare e superare periodi difficili» in un impegno congiunto delle istituzioni, della classe imprenditoriale e delle forze sociali. E ora «debbono reagire». Serve una scrollata che però deve servire a «convergere su obiettivi realistici di interesse generale, operare fattivamente per riprendere la via dello sviluppo economico e civile».

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