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Lunedì 25 Settembre 2017 | 19:10

Ecomafia, l'industria italiana che cresce di più

Dal rapporto di Legambiente si tratta di un affare da oltre 24 miliardi di euro all'anno con un fatturato in crescita del 30%. Il 49,1% di illeciti ambientali si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia)
ROMA - Un business che arricchisce in fretta, quello delle Ecomafie. Un settore che tra mercato illegale e investimenti a rischio passa dai 18,9 miliardi di euro del 2003 ai 24,6 miliardi di Euro nel 2004. E' questo il quadro che emerge dall'analisi dei dati statistici forniti dalle forze dell'ordine per l'elaborazione dell'annuale «Rapporto sull'Ecomafia e la criminalità ambientale».

«Una industria degna di questo nome: basti pensare che la crescita dell'Italia nel 2004 è stata contenuta entro l'1,3% e che in cinque anni la nostra produzione industriale è aumentata soltanto dello 0,9%. L'unica industria, inoltre, che nell'Italia della recessione aumenta a ritmi frenetici, surclassando le dieci più potenti e facendo registrare un aumento di fatturato di 30 punti percentuali: società come la Erg hanno aumentato il proprio fatturato del 25,7% dal 2003 al 2004, l'Enel è arrivata a un + 16,51%, segue Eni con + 13,39%, poi Tim, Finmeccanica, Pirelli, Telecom, Fiat».

La decima edizione del rapporto di Legambiente è stata presentata stamane a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, Paolo Russo, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale Antimafia, Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, Enrico Fontana, responsabile ambiente e legalità di Legambiente.
«Un viaggio nell'Italia aggredita e sfregiata dai fenomeni di criminalità ambientale, che subisce quasi tre reati ogni ora, con l'incremento del 10,4% degli italiani denunciati - si leggenel documento; - il 49,1% di questi illeciti si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), con un incremento dell'incidenza percentuale rispetto al 2003 di circa il 6. Il maggior numero di illeciti ambientali si registra in Campania, seguita quest'anno dalla Sicilia (dove particolarmente intensa è stata l'attività di repressione svolta dal Corpo forestale regionale) e dalla Calabria».

L'Ecomafia allarga il raggio d'intervento a 194 clan organizzati, 25 in più rispetto al 2003. Un aumento di famiglie quasi tutte interessate ai guadagni che ruotano intorno al mattone, grazie anche agli 'aiuti di statò, si legge nel rapporto di Legambiente: «E' l'abusivismo, legalizzato dal terzo sciagurato condono, che non si arresta più: + 3,6% nel 2004, confermando la teoria della ciclicità di questo effetto condono. L'impennata subita prima dell'entrata in vigore della norma (l'effetto annuncio) e l'ulteriore crescita nell'anno successivo (effetto trascinamento)».
«Così come - aggiunge Fontana - sono diversi i disegni di legge, sottoscritti da rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione, a cominciare da quello presentato dal presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci, che prevedono, in maniera sostanzialmente simile, l'introduzione di nuovi delitti attraverso i quali tutelare meglio il nostro patrimonio ambientale dai tanti fenomeni di aggressione criminale che denunciamo ogni anno».

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