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In fuga verso il Nord i «cervelli» del Sud

Come i loro nonni emigrarono per un futuro migliore, così i giovani meridionali vanno via dalle loro terre, ma è la meglio gioventù a partire
ROMA - Aumentano sempre di più i giovani con la laurea in tasca che dalle regioni del Sud partono alla ricerca di un lavoro nel resto d'Italia. Tanto che dalla metà degli anni '90 si può dire che, dopo alcuni anni di rallentamento, la fuga di cervelli è diventata una vera e propria emorragia. Questa rilevante perdita di capitale umano qualificato, «grave per il futuro sviluppo dell'area», è stata registrata dallo Svimez.

Nel corso degli anni Novanta sia il tasso di emigrazione che quello di immigrazione sono stati sostanzialmente in calo in tutte le Regioni italiane: ma per la gran parte delle regioni meridionali - e questo, secondo lo Svimez, «è un dato preoccupante» - proprio negli ultimi anni dell'analisi, i flussi migratori in uscita hanno ripreso a crescere a fronte di flussi migratori in ingresso pressochè stazionari.
Uno sguardo ai numeri delle varie regioni non lascia spazio a dubbi. In Calabria, per esempio, nel 1994 il tasso di emigrazione (cioè la percentuale tra il numero di laureati persi rispetto a quelli residenti) era pari all'1,3%: appena cinque anni dopo il valore era esattamente raddoppiato, passando al 2,6%. Il tasso di immigrazione, invece, dopo essere cresciuto dall'1,1% del '94 al 2,4% del '98, l'anno successivo era crollato di nuovo all'1,1%. Con un saldo tra laureati in uscita e quelli in entrata chiaramente sbilanciato verso i primi.

Anche se la Calabria è la regione che presenta l'andirivieni più sostenuto non è in realtà quella dove la situazione è più drammatica. L'emorragia di cervelli, infatti, a Catanzaro e dintorni si è almeno bloccata nel 1998 e nel 1995.
In Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, invece, sono sempre stati di più i laureati in partenza rispetto a quelli in arrivo. In Campania, per esempio, nel '99 gli emigrati sono stati lo 0,9%, contro lo 0,4% degli immigrati; in Puglia l'1,2% è andato via e lo 0,6% è tornato; in Basilicata le partenze sono state il 2%, contro l'1,5% degli arrivi; in Sicilia, infine, a fronte dello 0,6% relativo alle emigrazioni, c'è lo 0,4% di immigrazioni.

In controtendenza, invece, è l'Abruzzo. Nel 1999, infatti la percentuale di chi ha fatto la valigia è stata più o meno analoga a quella di chi ha invece scelto di arrivare (1,1% contro 1%) e negli anni precedenti gli arrivi sono stati quasi sempre superiori alle partenze. Se altre regioni meridionali «hanno occasionalmente registrato flussi netti attivi di laureati - osserva quindi il rapporto - tuttavia solo per l'Abruzzo si può parlare di una inversione di tendenza, data la persistenza nel tempo, in particolare nella seconda parte del periodo, di questo fenomeno».
Alla luce di questi risultati, quindi, lo Svimez sottolinea che «nel Mezziogiorno si sta registrando una vera e propria emorragia di risorse umane qualificate», un fenomeno che «dovrebbe essere preso in seria considerazione nell'ambito degli interventi di politica economica rivolti al Mezzogiorno d'Italia».

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