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Domenica 22 Ottobre 2017 | 21:23

Puglia e Lucania intorno a salotto malato

Se prima faceva sedere il mondo sulle sue poltrone, è ora il distretto della Murgia appulo-lucana a restare seduto • Il 7 giugno un incontro a Roma
BARI - Era il simbolo di un miracolo del Meridione, oggi è un altro pezzo di Italia che arranca. Il polo del salotto in Puglia e in Basilicata, nato spontaneamente e cresciuto a ritmi incessanti a partire dagli anni '80, è nella fase discendente della parabola per la congiuntura internazionale sfavorevole in cui il super-euro penalizza le esportazioni e la concorrenza dei nuovi 'competitors' - prima fra tutti la Cina - ha messo in ginocchio la produttività del settore facendo calare precipitosamente gli ordinativi.

La crisi latente si è manifestata con l'annuncio della Natuzzi, la principale azienda del distretto e leader nel mondo nella produzione del divano in pelle (è quotata a Wall Street), di chiedere la cassa integrazione per 1320 dipendenti degli stabilimenti nelle province di Bari e di Matera perchè il mercato non tira. Come la classica pentola scoperchiata, il territorio ora ribolle. Se inizialmente era il settore meno sindacalizzato, ora in pochi giorni agitazioni, scioperi e cortei si moltiplicano così come i tavoli di concertazione. E tutti chiamano in causa il governo centrale per mettere in atto interventi di sostegno.

Se prima faceva sedere il mondo sulle sue poltrone, è ora il distretto della Murgia appulo-lucana a restare seduto. La parabola ascendente sembrava non conoscere limiti, trovare un posto in un salottificio - l'età media dei lavoratori è giovane, spesso marito e moglie di molte coppie murgiane sono occupati nelle aziende del settore - era come aver raggiunto una certezza, come un posto fisso.

Il «big on» (il grande terremoto in chiave divaniera) lo stavano aspettando un po' tutti, dal 2000 gli analisti e lo stesso Pasquale Natuzzi, patron dell'azienda che commercializza la catena 'Divani Divani', avevano messo in guardia: i tempi d'oro stanno per finire, la Cina sta per arrivare. La Cina è arrivata prima, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro ha fatto l'altra parte mettendo fuori concorrenza il divano della Murgia dagli Usa (il principale mercato).
A ciò si aggiunge poi la crisi dei consumi che non fa crescere la domanda interna. E la Cina il mestiere lo ha imparato proprio dalle aziende murgiane che negli scorsi anni hanno scelto di delocalizzare le loro produzioni nel gigante orientale per l'alto costo del lavoro in Italia.

l distretto del mobile imbottito nasce nel triangolo d'oro tra Altamura, Santeramo in Colle (Bari) e Matera. Un triangolo che poi si è scontornato fino ad arrivare all'area industriale della cintura metropolitana di Bari e ad allargarsi alla provincia di Taranto dove due anni fa Natuzzi ha aperto gli stabilimenti di Laterza e di Ginosa e nell'entroterra materano.
Un miracolo autentico se si considera che il distretto è nato in un'area interna, senza le materie prime necessarie (la pelle arriva soprattutto dalle concerie venete ed il legno dall'estero), lontana da porti e autostrade e con infrastrutture inadeguate. Eppure è diventato un miracolo economico, per tanti anni il distretto meridionale con le migliori performances.

Lo scenario è radicalmente mutato: adesso la grande paura è che le principali aziende decidano per la chiusura degli stabilimenti e per la totale delocalizzazione nei mercati del lavoro a basso costo tra cui la stessa Cina o la Romania.
Un'indagine del Comitato di distretto del mobile imbottito di Matera nel 2003 certificava l'esistenza di 534 aziende, di varie dimensioni, ed un'occupazione di 14 mila addetti. I fatturati erano sull'ordine dei 2,2 miliardi di euro. Oggi però, secondo le stime di Cgil, Cisl e Uil di Matera, l'occupazione sarebbe già calata ad 11 mila addetti. Le procedure di cassa integrazione, compresa l'ultima richiesta dalla Natuzzi, riguardano già 2 mila persone e di pari passo proliferano i licenziamenti.

Sono all'ordine del giorno in tutto il distretto, dalle grandi alle piccole azienda. E' una dinamica che appare ormai inarrestabile e che prefigura delle robuste riconversioni produttive quale condizione per il distretto di sopravvivere riposizionandosi nei segmenti di mercato di qualità medio-alta. Altrimenti, sul divano standard, il made in Italy non è più concorrenziale. L'indotto polverizzato delle aziende che operano in conto terzi è già quasi sparito del tutto.

L'annuncio della Natuzzi ha avuto l'effetto di uno choc: 1320 dipendenti sono molti di più dei 500 o dei 700 preventivati. Dietro ogni singolo uno c'è una famiglia, una storia, figli da mandare a scuola o all'università. Oppure giovani che stanno per mettere su famiglia. La vita di ogni giorno, insomma. Dietro molti di loro ci sono mutui da pagare. Già accade che qualcuno ci abbia rimesso l'appartamento rimpinguando il portafoglio immobili delle banche.

Come già accade che la crisi si riverbera sul resto: se salta il distretto del mobile imbottito, a rimetterci sarà l'intero territorio perchè si tratta di un'intera economia, dell'indotto di un settore trainante. E' il comparto che ha trasformato la Murgia barese da un'economia prevalentemente agricola (l'agroalimentare comunque tiene, qui è la terra della filiera del grano e del pane di Altamura) ad un'economia industriale. Uno sviluppo che ha trasformato la terra delle «formiche» - i contadini raccontati dal meridionalista Tommaso Fiore che fu amico di Carlo Azeglio Ciampi - in un'opulenta società di «cicale».

E' suonata la sveglia ed il territorio interessato ora è percorso da una bulimia interventista. In tutti i Comuni si tengono consigli comunali monotematici, come a Santeramo in Colle, o conferenze cittadine, come ieri ad Altamura. Matera è l'epicentro delle agitazioni sindacali.
Domani è in programma a Bari, alla presidenza della giunta, il vertice inter-regionale convocato dai governatori Nichi Vendola e Vito De Filippo a cui parteciperanno le parti sociali per preparare una piattaforma di proposte da presentare al governo con cui l'appuntamento è fissato al 7 giugno al Ministero delle attività produttive.
L'incognita vera è quanto il governo potrà soddisfare queste richieste ed è più probabile che si orienti verso scelte che possano essere adottate anche negli altri distretti italiani manifatturieri in crisi per le stesse ragioni.

Già nel febbraio del 2004 gli imprenditori e gli industriali avevano presentato alla task force per l'occupazione una lista di 'desiderì: dalla riduzione indiretta del costo del lavoro agli interventi per la promozione, dal sostegno alle azioni di marketing alle misure straordinarie per la ricerca e l'innovazione.
Si aprì un tavolo tecnico ma non ebbe più seguito. Quest'anno, a fine marzo con un accordo con la Regione il Ministero del Welfare ha stanziato 50 milioni di euro per l'accordo di programma sul Tac (tessile, abbigliamento, calzaturiero) da cui in parte possono essere attinti fondi anche per il mobile imbottito.
Ma ovviamente ciò è poco. E gli analisti sono scettici su quanto qualsiasi tipo di intervento, anche massiccio, possa aiutare un distretto la cui crisi messa a nudo dalla congiuntura negativa, è in realtà strutturale.

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