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«Servono scelte coraggiose senza pensare alle urne»

Luca Cordero di Montezemolo, dal palco dell'Assemblea annuale di Confindustria, rilancia la sua sfida al mondo politico ma non solo, denunciando la stagione economica più difficile dal dopoguerra • I commenti, tra consensi e critiche • Con i sindacato finisce l'idillio: «Un anno perso»
• Il «Montezemolo pensiero» nelle relazioni di quest'anno e dell'insediamento
Ciampi: la crisi impone decisioni forti
ROMA - L'Italia vive la sua più difficile stagione dal dopoguerra e per sconfiggere la recessione e raddrizzare i destini del Paese «servono scelte urgenti, coraggiose, probabilmente impopolari».
Luca Cordero di Montezemolo - dal palco dell'Assemblea annuale di Confindustria, la prima fuori casa da trent'anni, svoltasi all'Auditorium del Parco della Musica - invoca «un Patto tra i cittadini, le istituzioni e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Paese» e chiama a raccolta tutte le forze migliori e responsabili per la Ricostruzione. Destinatari del messaggio i massimi esponenti del mondo economico, politico e sindacale.

Questa classe dirigente - accusa il leader degli industriali - «non si rende conto della drammatica situazione non solo dei conti pubblici, ma purtroppo dell'economia reale». A loro il presidente Fiat e Ferrari chiede la capacità di elaborare finalmente una «politica alta, che abbia un progetto per il domani, che assuma responsabilità, prenda decisioni e non si smarrisca in defatiganti dispute tra schieramenti». Solo così «la rivincita dell'Italia è possibile», chiarisce.

Montezemolo è deluso da Governo e sindacati, e da quest' ultimo anno che gli industriali considerano perso. Ma nelle 40 cartelle di relazione la voglia di reagire prevale sullo sconforto. Ecco allora che sprona tutti - Governo, maggioranza, opposizione, sindacati, imprese - ad avere uno «scatto condiviso e adeguato alla difficoltà della situazione». «Dobbiamo riunire il Paese in un grande spirito di ricostruzione». «Non è più tempo di rinvii», dice con forza. «E' l'ora delle grandi scelte che sappiano fronteggiare l'emergenza». Del resto, ripete, «il Paese da tempo non cresce, arretra in modo preoccupante. C'è sfiducia e rassegnazione». E «i dati, purtroppo, ogni giorno peggiorano».

Ad ascoltarlo in prima fila il premier Silvio Berlusconi, il presidente della Camera, Pierferdinando Casini e il leader dell' Unione, Romano Prodi. Poco più dietro i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Il presidente degli industriali sferza gli uni e gli altri. «A maggioranza e opposizione dico: togliete la testa dalle urne elettorali. Fate scelte di rigore orientate allo sviluppo, alla competitività, al futuro». Basta - l'invito - «con la logica del distruggere prima tutto quello che ha fatto il Governo precedente e poi avviare il proprio programma. Se si perde tempo a distruggere non ci sarà poi il tempo per costruire».

L'attesa in questi giorni è per il Dpef che conterrà le linee della prossima Finanziaria. Montezemolo avverte: «Non si possono accontentare tutti. Lo diciamo al Governo e alla maggioranza di fronte alle scelte di queste ore in materia economica e fiscale». Convinti gli applausi dei circa 3.000 imprenditori presenti. Soprattutto quando il leader degli industriali torna alla carica per l'abolizione dell'Irap che, dice, deve essere priorità fondamentale, come «ridisegnare il fisco spostando il carico dall'imposizione diretta a quella indiretta». Il presidente di Confindustria, quindi, si rammarica per il dialogo coi sindacati, avviato sotto i migliori auspici ma mai realmente decollato: «Al di là delle buone intenzioni - constata - un anno è trascorso senza risultati concreti». Per questo invita Cgil, Cisl e Uil a «ritrovare una linea unitaria e realistica, per evitare che il confronto si interrompa». E, rivolto a Epifani, Pezzotta ed Angeletti, lancia la sfida: «E' arrivato il momento di rifondare le relazioni sindacali». Quindi annuncia la messa a punto di un documento di Confindustria che possa fare da base per la discussione». Ma sui contratti - sia che si parli di statali che di metalmeccanici - ribadisce la linea dura: basta con «piattaforme rivendicative al di fuori di ogni compatibilità e che stravolgono unilateralmente le regole del gioco»; basta con «contratti i cui rinnovi costano sacrifici alle finanze pubbliche senza migliorare i servizi resi». E' l'ora della svolta, ripete, «riprendiamo slancio e coraggio». Gli industriali, conclude, vogliono sapere chi ci sta.

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