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Martedì 26 Settembre 2017 | 11:22

Ocse: Pil a -0,6% e deficit al 4,4%, l'Italia è in recessione

I rimedi: aumentare la produttività; riforme strutturali urgenti; moderare la crescita dei salari. Il rischio però è che, con le elezioni di mezzo, sarà rimandato il periodo di «austerity»
Ocse: Pil a -0,6% e deficit al 4,4%, l'Italia è in recessione
ROMA - Nuovo allarme rosso per l'economia italiana che rischia di entrare ufficialmente in recessione già da quest'anno. Nel 2005 il Pil potrebbe arretrare dello 0,6% mentre il deficit potrebbe arrivare al 4,4% e al 5% l'anno prossimo. Lo sostiene l'Ocse che nelle stime sull'andamento dell'economia mondiale diffuse oggi dipinge un quadro se possibile più scuro di quello tracciato ieri da Eurostat che aveva evidenziato lo sforamento dei parametri di Maastrinch sul deficit già per il 2003.
«La situazione della finanza pubblica pone rischi molto elevati soprattutto a causa della crescita più bassa del previsto» afferma l'Ocse che ha drasticamente rivisto le previsioni di crescita per la nostra economia dall'1,7% di sei mesi fa a un -0,6% mentre per il 2006 la crescita dovrebbe arrivare all'1,1% contro il previsto 2,1%. Un ulteriore rischio, viene dalle imminenti elezioni che potrebbero «ostacolare la necessaria stretta nella spesa pubblica» avverte l'Organizzazione dei 30 paesi più industrializzati.
INQUIETANTE PERDITA DI QUOTE DI MERCATO (-25% IN QUATTRO ANNI)
Dopo aver registrato una certa ripresa nel 2004, quest'anno l'economia si muove con il passo del gambero. A pesare negativamente è un mix di fattori quali l'alto costo unitario del lavoro, l'apprezzamento dell'euro e il rafforzamento della competizione globale nelle aree di tradizionale specializzazione del nostro paese. La «perdita di quote di mercato a un ritmo inquietante» nel settore dell'interscambio commerciale, è il grande male della nostra economia, che «ha gettato le fondamenta per l'attuale recessione».
L'Euro forte è colpevole, ma solo in parte: «negli ultimi 4 anni la competitività è diminuita del 25% in termini di costo per unità di lavoro, contro il 10% di Francia e Germania, a conferma che l'apprezzamento della moneta unica è solo un aspetto del caso-Italia», sostiene l'Ocse.
PRODUTTIVITA' PIATTA DAL 2001
Il grande male che affligge la nostra economia è piuttosto la mancata crescita della produttività «praticamente piatta a partire dal 2001». La domanda interna, un tempo sostenuta da una forte crescita dell'occupazione e dai bassi tassi di interesse, «è rallentata» nota ancora l'Ocse.
Questo stato di cose si ripercuote anche sulla salute più complessiva dei paesi del Vecchio Continente, nota l'Ocse. L'Euro forte e il caro-petrolio hanno pesato sulla caduta dell'economia europea ma il colpo di freno «è stato amplificato considerevolmente in paesi come Italia e Germania a causa di una distinta e ricorrente incapacità di resistere agli shock esterni, a differenza di economie più piccole come quelle della Spagna e dei paesi nordici che hanno retto il colpo». MODERARE RIVENDICAZIONI SALARIALI
In queste condizioni, le contrattazioni salariali «dovrebbero essere più aderenti all'andamento della produttività» torna a ribadire l'Organizzazione che già nel suo report sull'Italia della scorsa settimana aveva indicato proprio nella moderazione saliariale una delle strade maestre, così come nella più incisiva concorrenza nei settori protetti «che dovrebbero essere oggetto di una maggiore concorrenza per ridurre i costi e le pressioni inflazionistiche». Proprio nell'inflazione il capo economista Jean-Philippe Cotis ha individuato uno dei nodi più stringenti, evidenziando l'importanza di fare in modo «che l'inflazione in Italia resti lì dove è oggi» e che venga avviata «una politica di riforme».
E ancora, per l'Ocse, occorre accelerare la riduzione del debito «per fare spazio a tasse più basse e a maggiori investimenti». Per l'anno prossimo lo scenario potrebbe però rasserenarsi in parte, riflettendo una svolta nel contesto globale, un miglioramento della produttività del lavoro e l'effetto dei tagli fiscali. Tuttavia, sottolinea con forza l'Ocse, l'Italia ha bisogno di incisive riforme strutturali per sconfiggere la sua scarsa competitività.
CALDEROLI, QUOTE RIMEDIO IRRINUNCIABILE CONTRO MORTE AZIENDE
Per il ministro delle Riforme Roberto Calderoli «non c'era certo bisogno delle valutazioni dell'Ocse o dei dati dell'Istat per sapere delle difficoltà dell'economia italiana, bastava chiederlo a una qualunque famiglia tra le tante che non riescono ad arrivare alla fine del mese». «I fattori che determinano il rallentamento economico indicati dall'Ocse corrispondono agli stessi individuati dal governo e su cui si è deciso di intervenire» aggiunge Calderoli che torna a chiedere le quote «ormai rimedio irrinunciabile contro Cina e soci per impedire la morte certa delle nostre aziende e quindi dell'occupazione».
Da parte sua il ministro del Welfare Roberto Maroni definisce «affrettato» il giudizio dell'Ocse sulla riforma del mercato del lavoro introdotta con la legge Biagi. «Dicono che il suo effetto si sia affievolito da metà del 2004, non è vero perchè ancora non era stata attuata completamente. Da una parte la sinistra dice che tutte le riforme si devono al pacchetto Treu, dall'altra l'Ocse dice che si è esaurita la riforma Biagi, sono due cose non vere».
PINZA, DATI GRAVISSIMI - GOVERNO INDIFFERENTE
«I dati Ocse sono gravissimi e, purtroppo, confermano quanto noi da tempo stiamo sostenendo nella più totale indifferenza del governo» incalza il presidente della consulta economica della Margherita, Roberto Pinza che definisce «ridicolo» il tentativo «ora di Berlusconi, ora di Fini, ora di Siniscalco, di negare questa realtà drammatica parlando solo di piccoli problemi o di lievi sforamenti del deficit. E' paradossalmente più saggio Tremonti che, pur essendo uno dei veri responsabili del disastro, preferisce tacere.
«Se il Governo Berlusconi avesse praticato seriamente la politica di concertazione con le parti sociali non ci troveremmo oggi di fronte a questa impietosa sentenza dell'Ocse» commenta il Segretario Confederale della Cisl, Raffaele Bonanni. «I dati Ocse sono davvero crudi e impietosi e confermano l'analisi che abbiamo proposto in questi anni -dichiara Mauro Agostini, vicepresidente e responsabile economico del gruppo Ds alla Camera. «Il governo -aggiunge- non può sottrarsi a un dibattito parlamentare che serva sia a un' operazione verità sullo stato dei conti pubblici, sia ad individuare il filo di una qualche politica che possa rilanciare la nostra economia».
PECORARO, SE AVESSE DIGNITA' BERLUSCONI FAREBBE COME SCHROEDER
«Le stime di oggi dell'Ocse confermano la fase di recessione economica dell'Italia con il calo del pil dello 0,6% per quest'anno. Vengono così smentite le previsioni e le rassicurazioni del Governo che escludeva la necessità di qualsiasi manovra correttiva» nota il presidente dei senatori Popolari-Udeur Mauro Fabris, secondo il quale, al contrario, «le previsioni dell'Ocse dimostrano come siano necessarie misure di risparmio pari a due punti di PIL, cioè 24 miliardi di euro, se si vogliono raggiungere gli obiettivi del rapporto deficit/pil al 2,7% indicato dal Governo nonchè il taglio Irap annunciato».
«Se avesse dignità Berlusconi farebbe come Schroeder. Capisca che non è in grado di governare e si vada a elezioni anticipate a ottobre» taglia corto il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. «L'Eurostat ieri, l'Ocse oggi - prosegue il leader dei Verdi - dicono che l'Italia è pienamente in recessione. E' evidente che Berlusconi è ormai una zavorra per questo Paese. Berlusconi ci porterà a un anno di agonia, in cui si discuterà del nulla, tipo la pagliacciata del partito unico, per non affrontare i problemi reali, ovvero il fatto che il Paese è in recessione».

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