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«La Fiat vuol comprare le bisarche»

E' la stessa azienda ad annunciarlo. Così vorrebbe far fronte alla fase di stallo in cui versa la vertenza degli autotrasportatori (hanno iniziato a scioperare, a Melfi, un mese fa). Intanto, sono stati messi in libertà i lavoratori dello stabilimento Alfa di Pomigliano d'Arco e la produzione è bloccata a Termoli
«La Fiat vuol comprare le bisarche»
ROMA - La Fiat sta valutando la possibilità di dotarsi direttamente di una propria flotta di bisarche. E' questa una delle opzioni allo studio del gruppo torinese a fronte della fase di stallo in cui versa la vertenza degli autotrasportatori. Ad annunciarlo è la stessa Fiat in una nota. «Per ricostituire le condizioni di servizio alla rete di vendita l'azienda sta valutando tutte le possibili opzioni compresa quella di dotarsi direttamente di una flotta di bisarche anche offrendosi di acquisire risorse e mezzi dai padroncini».
La situazione che si è venuta a creare e che sta creando «danni gravissimi», inoltre, rende ora di fatto inapplicabili quelle disponibilità cui la Fiat si era detta disponibile quali il riconoscimento ai propri vettori dell'aumento tariffario legato all'incremento del prezzo del petrolio per chiudere rapidamente la trattativa.
La vertenza in corso tra le società alle quali è affidato il trasporto di veicoli della Fiat Auto e dell'Iveco e i piccoli trasportatori, i cosiddetti padroncini, «è sostanzialmente in una fase di stallo della quale non è possibile ipotizzare una soluzione positiva in tempi brevi», sottolinea la nota del gruppo nella quale vengono riassunti i termini della vertenza in atto. «Le discussioni tra Anita e Assologistica, le associazioni che rappresentano le aziende titolari di contratti di trasporto, da una parte, e Fita, Cuna e Fai, le associazioni dei padroncini, dall'altra, sono incentrate su due aspetti, uno normativo e uno economico». E mentre «l'aspetto normativo è di esclusiva competenza delle parti in causa, quello economico coinvolge direttamente anche la Fiat».
«Anita e Assologistica hanno dichiarato la loro disponibilità a riconoscere l'adeguamento delle tariffe in relazione all'aumento del prezzo del gasolio ed una «una tantum» per il periodo pregresso».
«La Fiat -ricorda sempre il gruppo- per favorire una rapida conclusione del negoziato e quindi l'immediata ripresa del servizio, malgrado la difficile situazione del mercato e i conseguenti riflessi negativi sull'andamento dell'azienda, si era a sua volta resa disponibile a riconoscere ai propri vettori un aumento tariffario legato alla salita del prezzo del gasolio. Il perdurare del blocco pressochè totale del trasporto di veicoli, anche attraverso minacce e violenze fisiche, sta producendo danni gravissimi all'azienda dal punto di vista commerciale, industriale ed economico».
Di qui l'impossibilità ad attuare gli aumenti tariffari e la valutazione di nuove soluzioni «per ricostituire le condizioni di servizio alla rete di vendita l'azienda», a cominciare dalla costituzione di una propria flotta di bisarche. «In questo contesto la Fiat si appella al senso di responsabilità di tutte le parti e richiede che vengano ristabilite le condizioni di normalità operativa degli stabilimenti, permettendo la ripresa del lavoro a circa 20 mila persone. La Fiat chiede inoltre che vengano ristabilite le condizioni di legalità e che le autorità di Governo si adoperino per tutelare i trasportatori che hanno intenzione di svolgere normalmente il loro lavoro».

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