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Giovedì 21 Settembre 2017 | 07:19

Venerdì stop del trasporto pubblico

Per otto ore, si fermeranno autobus, tram e metropolitane, per lo sciopero proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. La protesta avrà modalità distinte
ROMA - Stop del trasporto pubblico locale domani. Per otto ore, si fermeranno autobus, tram e metropolitane, per lo sciopero proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Al centro della protesta, spiegano i sindacati, «la volontà delle controparti, Asstra e Anav, di disdire unilateralmente, dal primo giugno prossimo, l'attuale trattamento economico del periodo di malattia degli autoferrotranvieri». I sindacati rivendicano il diritto al trattamento economico di malattia dal primo giorno affermando che la malattia non può mai essere equiparata all'assenteismo».

La protesta avrà modalità distinte nelle varie città: a Roma dalle 8:30 alle 16:30, a Milano dalle 8:45 alle 15 e dalle 18 alle 19:45, a Napoli dalle 8:30 alle 16.30,a Torino dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 20, a Palermo dalle 9:30 alle 17:30, a Genova dalle 9:30 alle 17:30, a Venezia dalle 10 alle 14 e dalle 20 alle 24, a Firenze dalle 16 alle 24, a Bologna dalle 11 alle 16:30 e dalle 19:30 alle 22.

In una lettera ai presidenti delle Regioni, ai sindaci dei comuni, ai rispettivi assessori ai trasporti e alla Conferenza delle Regioni, i tre sindacati spiegano che «gli autoferrotranvieri sono stati costretti a due scioperi, il 22 aprile e il 20 maggio, per il riconoscimento del diritto ad essere retribuiti dal primo giorno di malattia con il 100% della paga normalmente percepita in una giornata lavorativa».
La protesta, scrivono i rappresentanti dei lavoratori, «è contro le associazioni datoriali che hanno operato la disdetta contrattuale che regola la materia e contro il Governo che con la legge finanziaria 2005 ha tagliato i trasferimenti delle risorse, taglio che supera di gran lunga il risparmio a favore dell'Inps dei 35 milioni di euro all'anno».
Filt, Fit e Uiltrasporti, spiegano che «le aziende si lamentano infatti che, dovendo sopportare l'onere, prima interamente a carico della previdenza pubblica, hanno un incremento di spesa non previsto. Le aziende alimentano un grave conflitto sociale nel trasporto pubblico locale, sebbene abbiano ricevuto dalla finanza pubblica la totale copertura dei costi del contratto di lavoro sottoscritto a novembre 2004».

Le associazioni datoriali Asstra e Anav, scrivono ancora i sindacati, «hanno dichiarato che dal primo giugno 2005, in seguito alla disdetta, corrisponderanno ai lavoratori delle aziende del Tpl, in caso di malattia, i soli trattamenti minimi dell'industria erogati dall'Inps, senza alcuna integrazione. Questo - proseguono - significa che i primi tre giorni sono totalmente privi di copertura. Dal quarto al ventesimo è corrisposto il 50% della retribuzione nazionale e aziendale comprensiva di tutte le voci fisse e variabili, calcolata sulla media del mese precedente, e dal 21/mo al 180/mo giorno il 66% della retribuzione come sopra».
Asstra e Anav, scrivono i sindacati, affermano che «un lavoratore in malattia guadagna più di quando è in servizio e che vi è un uso distorto della malattia, che determina assenteismo, pertanto occorre ridurre i trattamenti economici». Secondo i sindacati invece «il trattamento economico di malattia è un diritto che deve essere garantito fin dal primo giorno» perchè la malattia «non può mai essere equiparata all'assenteismo».
Un atteggiamento responsabile delle controparti, suggeriscono i sindacati, «consiglierebbe la revoca della disdetta unilaterale e il ripristino delle corrette relazioni sindacali». La questione malattia, avvertono i sindacati, «va chiusa prima che la situazione degeneri» e «dimostra ancora una volta come sia necessario dare stabilità al settore del trasporto locale attraverso la certezza del flusso delle risorse e la ripresa della discussione intorno al tema delle regole e della riforma del settore».

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