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Lavoro - Italia maschilista, discrimina le donne

A stilare la classifica in 58 paesi è il World Economic Forum che mette l'Italia al 45/mo posto, dietro paesi come Cina, Bangladesh, Zimbabwe e Thailandia. Si perde di competitività
ROMA - L'Italia è maschilista e questo pesa anche sulla competitività. A stilare una classifica del «divario uomo-donna» in 58 paesi è il World Economic Forum che mette l'Italia al 45/mo posto, dietro paesi come Cina, Bangladesh, Zimbabwe e Thailandia. Il Belpaese rinuncia in gran parte all'apporto delle donne nei settori dell'economia e della politica. E penalizza in concreto le donne nell'accesso al lavoro, e non solo per le buste paghè più basse.
La ricerca, che vede al primo posto la Svezia seguita da altri quattro paesi del Nord-europei (Norvegia, Islanda, Danimarca e Finlandia) viene realizzata per la prima volta dal World Economic Forum. Lo scopo non è solo sociale ma guarda anche allo sviluppo dell'economia.

«I paesi che non capitalizzano in pieno il potenziale di metà della propria società - afferma il World Economic Forum - utilizzano male le proprie risorse umane e minano il proprio potenziale competitivo». L' obiettivo dichiarato della ricerca - dice Augusto Lopez-Claros, Capo economista del programma per la competitività globale del World Economic Forum - è quello di aiutare i paesi a identificare le loro forze e le loro debolezze in un' area di importanza critica per il processo di sviluppo e per consentire loro di imparare da Paesi che hanno avuto maggior successo nel promuovere l' uguaglianza tra uomini e donne».

- ITALIA MASCHILISTA: La classifica del World Economic Forum lascia poco spazio ai dubbi. L'Italia (45/ma), insieme alla Grecia (50/ma), sono al più basso posto in classifica tra i paesi dell' Unione Europea. Un voto - viene spiegato - «che riflette il basso livello di partecipazione politica delle donne negli organismi decisionali e, generalmente, le poche chances in termini di opportunità che, per esempio, vi sono nello sviluppo della carriera sia nei settori del lavoro tecnico sia in quello professionale».
L'Italia però non è solo dietro ai Paesi più sviluppati, ma anche a molti paesi dell'Europa orientale (dalla Lettonia alla Bulgaria). Viene superata di tredici posizioni dall'Uruguay, di dodici dalla Cina, di sei dal Bangladesh, di cinque dall'islamica Malaysia di tre dallo Zimbabwe.

- SALARI BASSI, POCHE IN POLITICA: L'analisi dei cinque diversi settori «strategici» monitorati dagli esperti del World Economic Forum, utilizzando un ampio numero di indicatori, mostrano che le italiane sono discriminate sia in busta paga, sia nell' accesso ai posti di comando. L'Italia si piazza 51/ma su 58 nella discriminazione salariale a parità di lavoro, 49/ma per le restrizioni di accesso al mercato del lavoro (e allo sviluppo della carriera) e 48/ma per la poca rappresentatività delle donne nei settori decisionali della politica. Va meglio, ma poi non tanto, nell'accesso all'educazione (41/ma) mentre le donne italiane conquistano l'11/mo posto per qualità della vita e salute.

- NORD EUROPA EDEN PARITA': E' il Nord Europa l'eden per la parità tra uomini e donne. La Svezia è al primo posto, seguita da Norvegia, Islanda, Danimarca (che conquista il primo posto nel settore delle opportunità lavorative per le donne) e Finlandia. La Nuova Zelanda, che si piazza al sesto posto della classifica generale, è invece il paese con più donne negli snodi decisionali della politica, anche grazie al fatto di avere un primo ministro donna: Helen Clark. Del resto è stato tra i primi paesi al mondo ad introdurre il voto alle donne, nel lontano 1893. A sorpresa, invece, è la Thailandia ad avere la maggiore parità salariale, un primato che però non migliora di molto la posizione generale: 44/ma, un solo posto prima dell'Italia.

- VECCHIA E NUOVA EUROPA: Dopo i paesi del Nord-Europa sono il Regno Unito e la Germania a primeggiare nel vecchio continente, rispettivamente all'ottavo e al nono posto. Segue la Francia al 13/mo posto: Ma si affacciano bene in classifica anche la Lettonia (11/ma), la Lituania (12/ma) e l'Estonia (15/ma) che superano Belgio (20/ma) Portogallo (23/ma) e Spagna (27/ma).

- DA USA ALL'EGITTO: Gli Stati Uniti, che solitamente brillano nelle classifiche della competitività stilate dal World Economic Forum, si piazzano solo al 17/mo posto nella hit della parità uomo-donna. Fanno meglio Canada (7/ma) e Austrialia (10/ma). La Cina è invece 33/ma e supera la vicina potenza economica giapponese (38/ma). In coda alla classifica sono invece un gruppo di paesi islamici: il Pakistan (56/mo), la Turchia (57/ma) e l'Egitto (58/mo).

Corrado Chiominto

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