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Ue: in Italia economia da dopoguerra

Secondo il «Country Focus» firmato dall'economista Martin Larch e pubblicato dalla Direzione generale Affari economici e monetari della Commissione europea, la crescita italiana è debole da oltre un decennio con l'export che perde quota
BRUXELLES - La crescita italiana è debole da oltre un decennio con l'export che perde quota: un'inerzia da attribuire in generale a tutta una serie di fattori strutturali che impediscono miglioramenti. Questa in sostanza la fotografia della situazione economica italiana contenuta nel "Country Focus" firmato dall'economista Martin Larch e pubblicato dalla Direzione generale Affari economici e monetari della Commissione europea. «L'economia italiana ha mostrato una crescita debole già dagli inizi degli anni Novanta» si legge nello studio degli esperti della Commissione Ue.
«Più recentemente - si sottolinea - essa ha sviluppato due sintomi correlati che colpiscono particolarmente: una scoraggiante performance nelle esportazioni e la più lunga stagnazione della produzione nel settore dei beni commerciali nella storia del dopoguerra». Nell'ultimo «decennio la perdita di quote di mercato - si legge nel testo - ammonta a circa il 30% in termini cumulativi».
Per gli esperti Ue «la persistente perdita di quote di mercato nelle esportazioni sembrerebbe dovuta principalmente ad una svantaggiosa specializzazione dei prodotti dell'economia italiana». La specializzazione dei prodotti italiani, diversamente a quanto accaduto in Francia e Germania, si sottolinea nel 'Country Focus' «non è significativamente cambiata nel corso degli scorsi decenni in risposta agli sviluppi dell'economia» globale. «L'inerzia - si sostiene nello studio - è generalmente attribuita ad una serie di fattori strutturali che stanno impedendo il cambiamento, inclusi i bassi livelli di investimenti nel settore della Ricerca e Sviluppo, basso capitale umano, bassa concorrenza».

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