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Cia: è caro-prezzi, crolla il consumo di ortaggi (-10,3%)

La Confederazione italiana agricoltori sottolinea che nel primo bimestre del 2005 si sono acquistate meno verdure rispetto allo stesso periodo del 2004 soprattutto a causa dei rincari. Stabile la frutta
ROMA - La Cia sottolinea che nel primo bimestre del 2005 si sono acquistate meno verdure rispetto allo stesso periodo del 2004 soprattutto a causa dei rincari. Stabile la frutta. Lieve ripresa per gli alimentari nel loro complesso, ma è prematuro parlare di inversione di tendenza. I prezzi sui campi continuano intanto a calare.
I rincari fanno crollare gli acquisti di ortaggi (meno 10,3 per cento). Gli italiani, proprio a causa dei vertiginosi aumenti dei prezzi al consumo (più 15,8%), hanno però visto crescere la loro spesa per zucchine, pomodori, melanzane, insalate, broccoli, finocchi, carote. I dati sono relativi al primo bimestre del 2005 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad evidenziarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che in relazione al rapporto dell'Unioncamere, appunto, sui consumi, mette in risalto una lieve ripresa per gli alimentari nel loro complesso e una stabilità nelle vendite di frutta che, sempre per la tendenza al rialzo delle quotazioni al dettaglio, non riescono comunque a decollare.
La Cia fa notare che, nonostante il segno positivo, il settore alimentare continua a segnare il passo. L'aumento del 2,5 per cento registrato nel primo bimestre è, infatti, alquanto articolato. Si va da un più 1,5 per cento dei derivati dei cereali ( pasta, pane, riso) ad un meno 2,6 per cento dello zucchero, del sale e del caffè e ad un meno 2,5 per cento proprio per l'ortofrutta. Un comparto che prosegue il suo trend negativo che ormai si trascina da più di un anno.
Insomma, la frutta e le verdure sono troppo care e così gli italiani -afferma la Cia- ne hanno drasticamente ridotto i consumi. Oggi, in pratica, quattro nostri connazionali su dieci non mangiano questi prodotti almeno una volta al giorno. Una percentuale che si è praticamente raddoppiata rispetto ad otto anni fa. Nel 1997, infatti, erano solo due italiani su dieci che non avevano quotidianamente sulle loro tavole ortofrutticoli. Ma il calo più vistoso nei consumi si è avuto proprio negli ultimi dodici mesi che hanno visto un meno 7,3 per cento per la frutta e un meno 10,6 per cento per verdure e ortaggi.
Una tendenza che, tuttavia, non si riscontra nei prezzi praticati sui campi. Qui la situazione è diametralmente opposta. A tal proposito la Cia sottolinea che gli agricoltori hanno visto scendere sempre di più le quotazioni alla produzione, le quali hanno avuto una flessione che si è attestata in media attorno al 5-6 per cento, con punte tra il 20 e il 30 per cento per gli ortofrutticoli. Gli aumenti, purtroppo, si sono avuti -afferma la Cia- negli altri passaggi della filiera agroalimentare, dove si sono registrati incrementi superiori anche di 20 volte rispetto a prezzi praticati dal produttore. Il caso delle carote, del radicchio e dell'insalata è emblematico. Questi prodotti hanno avuto al consumo un'impennata notevole con rincari del tutto ingiustificati.

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