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Domenica 22 Ottobre 2017 | 06:46

Acli: il lavoro risorsa essenziale dello sviluppo

La situazione economica è così grave - dicono le Acli - da rendere necessaria una strategia comune tra sindacati, imprenditori e terzo settore e istituzioni
ROMA - Rimettere al centro il lavoro come risorsa essenziale per una politica di sviluppo sostenibile: è questo il principale obiettivo dell'agenda del lavoro presentata oggi dalle Acli con l'auspicio che faccia da trama a un patto tra sindacati, imprese e terzo settore. Un'agenda che mette a fuoco una serie di interventi che dovrebbero dare una scossa salutare all'economia italiana.

RILANCIARE CONCERTAZIONE E SINDACALISMO CONFEDERALE - La situazione economica è così grave - dicono le Acli - da rendere necessaria una strategia comune tra sindacati, imprenditori e terzo settore e istituzioni. In questa ottica occorre rilanciare la concertazione (abbandonata 'ingiustificatamentè negli ultimi anni) e ribadire con forza che il sindacalismo confederale «è stato e resta, nonostante i tentativi del governo di ignorarlo, un interlocutore essenziale per la negoziazione nelle aziende e per la definizione delle politiche di sviluppo e di tutela sociale.

RIDURRE COSTO LAVORO PER CREARE NUOVA OCCUPAZIONE - La riduzione del costo del lavoro è la strada obbligata per creare nuova occupazione e frenare il fenomeno del lavoro sommerso. Le Acli propongono di cominciare mettendo a carico della fiscalità generale gli assegni familiari (1,68% dell'ammontare di ogni retribuzione) ed eliminando l'Irap. La riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro favorirebbe la competitività delle imprese ed indirettamente, la possibilità di creare nuova occupazione, soprattutto al sud. Per creare nuovo lavoro le Acli suggeriscono inoltre di investire sulle tipicità italiane: cultura e turismo.

DEFISCALIZZARE SPESE ASSISTENZA FAMIGLIE - Defiscalizzare fino ad un massimo del 40% (come si è fatto per la ristrutturazione della casa) le spese di assistenza sostenute dalle famiglie. Aiuterebbe il bilancio familiare, ma sarebbe anche l'occasione per creare nuovo lavoro. «Abbiamo bisogno - ha detto il presidente delle Acli, Bobba, di infermieri, educatori, assistenti domiciliari, specialisti della riabilitazione, animatori del tempo libero. Per non parlare del lavoro domestico. A fronte di 321 mila di immigrati regolari ci sono almeno 500 mila persone che svolgono questa attività al nero».

NO ALLA PRECARIETA' DEL LAVORO - Punto di partenza è la razionalizzazione degli ammortizzatori sociali. Le Acli propongono un assegno di sostituzione del reddito (che sostituisce e unifica disoccupazione, cassa integrazione, mobilità) a carico della contribuzione nei casi di sospensione e/o cessazione dell'attività lavorativa che possono verificarsi nelle fasi di crisi. Per i lavoratori 'intermittentì, invece si propone un assegno integrativo del reddito a carico dela fiscalità generale, in modo da assicurare loro una retribuzione minima. Altro intervento suggerito è la copertura assicurativa minima in vista della pensione da garantire in caso di interruzione o sospensione del lavoro. Le Acli sollecitano infine l'approvazione di un testo unico sulla sicurezza del lavoro. «Ogni anno - ha ricordato Bobba - muoiono sul lavoro in Italia circa 1400 persone, tanti quanti i soldati americani caduti nella guerra in Iraq».

EQUIPARARE IL LAVORO IMMIGRATO - Vanno intaccati alcuni punti rilevanti della legge Bossi-Fini. Si chiede innanzitutto di rivedere l'entità di concessione e rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato: le Acli chiedono che duri due anni fin dal suo primo rilascio; che venga ridotto per tutti a 30 giorni dalla sua scadenza il termine per presentare la richiesta di rinnovo (oggi sono 60 o 90 giorni), che sia concesso un anno di tempo (e non solo 6 mesi) per trovare un nuovo lavoro a chi lo abbia perso. Si chiede poi la modifica della formula del contratto di soggiorno, la parità di trattamento nelle prestazioni pensionistiche rispetto ai lavoratori italiani e, per quanto riguarda il lavoro domestico, l'indennità di malattia anche per le colf.

PART TIME E FORMAZIONE A VITA - Introdurre anche in Italia il part time a richiesta per consentire di conciliare tempi di lavoro e tempi di vita e migliorare l 'utilizzo della legge sui congedi parentali. Oltre all'aumento degli assegni familiari si propone poi di aumentare l'offerta di servizi materno-infantili (realizzando 30mila nuovi posti negli asili nido) e di istituire albi delle baby-sitter. Le Acli propongono infine di costruire un sistema per l'apprendimento che non si fermi all'età scolare ma continui lungo tutta la vita. A questo scopo consigliano di introdurre «nuove 150 ore», ovvero la possibilità, per chi vuole, di accedere a opportunità individuali di formazione senza dover rinunciare al salario.

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