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Eurostat: il 10% dei lavoratori italiani rischia la povertà

Si tratta di uno dei più alti tassi nell'Unione europea dei 15, che si confronta con una media Ue del 7%, ed è inferiore soltanto a quelli di Grecia (13%) e Portogallo (12%). Il Paese con il tasso più contenuto, invece, è la Danimarca (3%), mentre Francia e Germania sono rispettivamente all'8% e al 4%
BRUXELLES - Avere un lavoro nell'Unione europea non significa necessariamente sfuggire alla povertà: è questa la conclusione di un rapporto pubblicato oggi da Eurostat sulle «Popolazioni e le condizioni sociali», da cui emerge in particolare che in Italia il 10% della forza lavoro correva il «rischio povertà» nel 2001.
Si tratta di uno dei più alti tassi nell'Unione europea dei 15, che si confronta con una media Ue del 7%, ed è inferiore soltanto a quelli di Grecia (13%) e Portogallo (12%). Il Paese con il tasso più contenuto, invece, è la Danimarca (3%), mentre Francia e Germania sono rispettivamente all'8% e al 4%.

«Una determinata struttura familiare, come quella con due o più figli a carico ed un solo membro occupato, oppure una famiglia con un basso reddito», si legge nel rapporto, sono alla base del cosiddetto problema della povertà nell'occupazione ('in-work poverty').
Non a caso, sottolinea Eurostat, «le nuove direttive occupazionali europee definite dal Consiglio nel 2003 fanno riferimento esplicito alla necessità di ridurre il numero di lavoratori poveri» nell'Unione europea. Si intendono per lavoratori poveri gli occupati con un reddito familiare inferiore al 60% della media nazionale.

Nel caso dell'Italia, la quota del 10% interessa il 6% della forza lavoro femminile ed il 13% di quella maschile, pari al tasso più alto dell'Ue-15 (a pari merito con Grecia e Portogallo). «Anche se le donne occupano con maggiore probabilità posti precari, con basse retribuzioni o part-time - si legge nel rapporto - corrono un rischio povertà equivalente o addirittura più basso rispetto agli uomini (specialmente in Italia e Irlanda), con tutta probabilità perchè spesso nel nucleo familiare hanno il secondo reddito».

A seconda del Paese, commentano poi gli esperti di Eurostat, i lavoratori più giovani (specialmente in Lussemburgo, Olanda e Finlandia) o quelli più anziani (soprattutto in Grecia, Portogallo, Italia e Irlanda) corrono «un rischio povertà relativamente alto». Le cose migliorano leggermente in termini relativi per i lavoratori in proprio, il 18% dei quali è considerato a rischio povertà contro una media europea (Ue-15) del 16%.
Le statistiche (sempre riferite al 2001) indicano invece che l'Italia è sotto la media Ue-15 in fatto di 'rischio poverta» per i pensionati, con il 13% complessivo contro una media del 17%. Il record negativo in questo segmento va all'Irlanda con il 39%, seguita dalla Grecia (32%), dal Portogallo (25%) e dalla Gran Bretagna (24%).

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