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Martedì 19 Settembre 2017 | 21:06

Lecce - 1 su 5 vittime di mobbing

Il 21% dei lavoratori in provincia è vittima di abusi e di maltrattamenti sul posto di lavoro. La ricerca condotta dal coordinamento donne delle Acli
LECCE - In provincia di Lecce il mobbing interessa il 21% degli occupati, in modo distribuito equamente tra uomini e donne, con una leggera prevalenza nel settore pubblico ed è maggiore fra gli occupati dai 35 ai 64 anni. Sono alcuni dei risultati di una ricerca su mobbing e mobbing di genere che è stata condotta dal coordinamento donne delle Acli di Lecce nell'ambito di un progetto finanziato dal ministero del Lavoro e condotta su un campione di 528 persone residenti in 73 comuni della provincia.
Secondo la ricerca, il mobbing colpisce soprattutto coloro che sono in possesso di titolo di studio elementare (33%), quindi i laureati (22%), e, anche se in misura inferiore, i diplomati; per livello di occupazione interessa invece i dirigenti (29%), i quadri (28%) e, in misura inferiore, gli operai e gli impiegati di fascia bassa (20%).
Dalla ricerca emerge che il dato sulla conoscenza indiretta di casi di mobbing fra parenti, amici, conoscenti (41%), è molto più elevato di quello sull'esperienza personale del campione, cosa che induce i ricercatori a ritenere che molti intervistati preferiscano non rivelare di essere stati soggetti passivi di mobbing. Il sesso è un fattore importante di discriminazione: lo rilevano i dati sul mobbing di genere che riguarda molto più le donne (10,3%) che gli uomini (6,1%).

Dal campione risulta che ne sono maggiormente vittime gli occupati fra i 35 ed i 44 anni; coloro che sono in possesso di titolo di studio elementare (ma il fenomeno è anche elevato fra laureati e i diplomati); per livello di mansioni, i quadri ed i dirigenti; per comparto lavorativo i dipendenti del settore pubblico (ma con una percentuale di poco superiore a quelli del privato). Quasi il 36% del campione inoltre dichiara di avere notizia indiretta di episodi di mobbing di genere.
E' interessante notare - riferisce un comunicato - che la maggioranza degli intervistati, pressochè in tutte le classi esaminate - ma in misura prevalente le donne - è del parere che un pregiudizio di genere possa essere causa scatenante di mobbing. Inoltre, la stragrande maggioranza dei dirigenti ritiene reale il fenomeno: il 67% conferma che pregiudizi di genere sono molto presenti ai vertici direzionali e di comando delle imprese e degli enti, mentre solo i più giovani e i possessori di licenza elementare dimostrano di credere meno che un'azione di mobbing può essere causata da un pregiudizio legato al genere.
Secondo quanto emerso, all'uomo sono attribuiti, maggiori attitudini manageriali, motivazionali ed individuali, alle donne invece maggiori capacità interpersonali ed intellettuali.
Le donne, al contrario degli uomini - riferisce la nota - conoscono e avvertono la presenza di forti discriminazioni di genere sul posto di lavoro e l'81% del campione ne ritiene il maggiore responsabile l'uomo, superiore gerarchico o datore di lavoro. I problemi sul posto di lavoro sono segnalati come le principali conseguenze negative del mobbing di genere. Ma il campione ne denuncia anche gli effetti successivi sulla salute e sulla famiglia e, quindi, la necessità di ricorrere a metodi dissuasori drastici - soprattutto la denuncia - per scoraggiare il fenomeno.
Il 36% del campione ritiene, comunque, che il fenomeno mobbing potrebbe essere efficacemente contrastato da azioni di prevenzione e di sensibilizzazione. Solo un segmento marginale del campione, il 2,4%, ammette la partecipazione diretta o indiretta ad azioni di mobbing di genere. Infine, a parte le discriminazioni legate al sesso dell'individuo mobbizzato (12%), non emerge un'idea precisa sulle cause del fenomeno. In realtà circa il 76% del campione non sa o non risponde, a conferma della generale ignoranza sul problema mobbing e mobbing di genere. Secondo i ricercatori, dunque, «il quadro che emerge dall'indagine, pur non essendo affatto esaustivo del problema, delinea uno scenario abbastanza complesso nel quale si evidenzia la necessità di interventi integrati di informazione e sensibilizzazione e richiede l'intervento sinergico di tutti gli attori (pubblici e privati) che, a livello locale, si occupano, direttamente e indirettamente, di tematiche correlate al mobbing».

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