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Domenica 24 Settembre 2017 | 23:24

Al G7 e all'Fmi soltanto promesse per i Pvs

Ancora un niente di fatto sulla lotta alla povertà. Anche le riunioni del G7 e dell'Fmi di Washington si chiudono con generici impegni dei paesi più ricchi e nessuna decisione concreta
Al G7 e all'Fmi soltanto promesse per i Pvs
WASHINGTON - Ancora un niente di fatto sulla lotta alla povertà. Anche le riunioni del G7 e dell'Fmi di Washington si chiudono con generiche promesse dei paesi più ricchi e nessuna decisione concreta. Bocciata la vendita dell'oro del Fondo monetario internazionale per finanziare i nuovi aiuti, ridotta a un programma pilota sui vaccini l'idea britannica di sfruttare lo strumento delle cartolarizzazioni per reperire risorse fresche sul mercato, ancora allo studio l'ipotesi franco-tedesca di introdurre nuove forme di tassazione sul trasporto aereo.
Risultato: non arriverà un singolo dollaro in più, sebbene tutti si dicano impegnati al raggiungimento del Millennium Goal di dimezzare la povertà entro il 2015. «Quante persone dovranno morire prima che questi sette uomini ben vestiti capiscano l'urgenza?», si chiede Jonathan Hepburn di Oxfam, la più antica ed autorevole Ong mondiale.
Scuote la testa il cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, che degli aiuti all'Africa ha fatto una specie di crociata personale. «Tutti», dice, «si sono detti d'accordo sul fatto che sono necessari più soldi per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri. Potremmo farcela per Gleneagles», dove a giugno si terrà il vertice del G8. Ma la strategia del rinvio comincia a stufare i diretti interessati, che premono anche per rivedere la governance di Fmi e Banca mondiale, a scapito delle nazioni più ricche e a favore di una rappresentatività più diffusa e più rispondente ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione. Ma neanche l'appello del segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, è servito a qualcosa, così come a Londra rimasero inascoltate le parole del Premio Nobel per la pace, Nelson Mandela.
La posizione italiana è stata sintetizzata dal governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Al nostro Paese, «in linea di principio», non dispiace l'ipotesi britannica ma servono maggiori approfondimenti. Per questo ci si può accontentare, per ora, di applicarla a un progetto pilota sulle vaccinazioni.
E «ulteriori, profonde analisi tecniche» necessita anche l'eventuale introduzione di nuove tasse. Fazio ha anche tenuto il discorso ufficiale di saluto al presidente della Banca mondiale, James Wolfensohn, che sarà sostituito da Paul Wolfowitz, noto «falco» dell'amministrazione Bush. I grandi complimenti spesi per il «caro Jim» tracciano anche l'agenda del suo successore.
Gianluca Maurizi

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