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Martedì 24 Ottobre 2017 | 09:44

Spesa sociale: il Sud fanalino di coda

«Il rilancio del Mezzogiorno non passa solo attraverso il rilancio economico delle imprese private di quell'area ma anche attraverso un intervento straordinario a sostegno delle fasce sociali più deboli»
ROMA - Il Comune di Trento destina alla spesa sociale 551 euro pro-capite; Crotone appena 40,40 euro. La discrepanza Nord-Sud si va sempre più approfondendo.
Da uno studio della Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA sulla spesa sociale dei 105 Comuni capoluogo d'Italia, emerge che per anziani non autosufficienti, disabili, disoccupati, famiglie bisognose il Mezzogiorno spende sempre di meno. Tra il 1999 e il 2003 la spesa per il welfare locale è in calo dell'11,5% a Napoli, del 12,2% a Catania - 12,2%, del 34% a Reggio Calabria.

In termini assoluti, la spesa pro capite è più elevata al Nord soprattutto nei Comuni delle Regioni a statuto speciale Trento (551€), Bolzano (400,40€), Gorizia (307,70 €). In termini di spesa sociale (che riguarda quella destinata dai singoli Comuni agli asili nido, ai servizi di infanzia e per i minori, alle strutture residenziali e di ricovero per anziani, all'assistenza in genere, alla beneficenza pubblica e ai servizi alla persona, etc.) i Comuni più «virtuosi» dopo Trento (551€ pro capite) sono Bolzano (400,40€ pro capite), Gorizia (307,70€ pro capite), Aosta (293,20€). Primo Comune incluso in una Regione che non è a statuto speciale è Modena che si piazza al 5 ° posto (285,90€ pro capite). Delle grandi città registriamo l'ottava posizione di Torino (271,40€ pro capite), di Bologna che si attesta all'undicesimo posto (246,70€); di Milano al 12° (231,30€) e di Roma al 27° (169,40€). In coda alla classifica troviamo al terz'ultimo posto Taranto (55,3€ pro capite), al penultimo posto Caserta (41,3€) e all'ultimissimo gradino Crotone (40,40€ pro capite).

«Ma quello che preoccupa maggiormente - commenta il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - è la riduzione della spesa sociale registrata in alcune delle più grandi città del Sud dove si concentrano estese sacche di povertà e disagio sociale. Pertanto, il rilancio del Sud non passa solo attraverso il rilancio economico delle imprese private di quell'area ma anche attraverso un intervento straordinario a sostegno delle fasce sociali più deboli.
Purtroppo, alla luce della difficile situazione di bilancio di molti enti locali meridionali, è difficile pensare di invertire la tendenza registrata in questi ultimi anni». Infatti, tra il 1999 e il 2003 a Napoli la contrazione è stata dell'11,5%, a Catania del 12,2%, a Taranto del 20,2% ad Enna del 22%, a Reggio Calabria del 34%, a Foggia del 36,5% e a Caserta addirittura del 78,2%. Vi sono però alcuni Comuni del Sud dove tra il 1999 e il 2003 la spesa è stata incrementata (pur restando bassa in termini assoluti): primo Vibo Valentia (+169,3%) e terzo Caltanisetta (+103,3%), quarto Siracusa (+98%), mentre al secondo posto troviamo Frosinone (+105,8%).

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