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Domenica 22 Ottobre 2017 | 10:28

Vinitaly: arginare l'invasione del vino straniero

A sorpresa, una bottiglia di autentico «vino giallo» è comparsa oggi tra gli stand del Vinitaly: è il Jinwangchao dalla terra dei Mandarini, ma non ha retto l'assaggio • La Puglia sfila in abito da sposa a Vinitaly
Vino primitivo VERONA - Non bastavano Cile, Australia e Sudafrica. A turbare i sonni dei produttori vinicoli italiani arriva anche la California, sfidandoli in casa. E in prospettiva c'è anche la Cina, pronta a irrompere dal prossimo autunno sul mercato enologico. Non c'è aria di barricate al Vinitaly, ma la preoccupazione dei produttori è tangibile. La notizia del boom californiano è arrivata a VeronaFiere come una nuvola da temporale: il valore delle importazioni di questi vini è aumentato nel 2004 di quasi otto volte (+670%).
Così i vini della West Coast diventano i più consumati in Italia tra quelli extracomunitari, superando di gran lunga i tradizionali Paesi emergenti. E incombe anche la preoccupazione di pubblicità occulte attraverso il cinema, paventate dalla Coldiretti. E' il caso del recente successo americano Sideways, un road movie tra i vigneti americani che è diventato un 'cult' negli Stati Uniti e in Europa. Reo in questo caso di creare un mito straniero tra i giovani, non a caso tra i maggiori consumatori di vino made in Usa.

Non si può dunque dormire sugli allori. E a ricordarlo è anche la Cina che, dopo aver portato in Italia pomodori in ogni salsa, potrebbe invadere i mercati italiani anche con il vino. Secondo la Confederazione italiana agricoltori, infatti, consistenti quantitativi di prodotti vitivinicoli cinesi hanno già fatto la loro comparsa nel nostro Paese, con un aumento di export di oltre il 200%.
Ma le importazioni massicce ci saranno nei prossimi mesi, a partire soprattutto dall' autunno. E come assaggio, a sorpresa, una bottiglia di autentico «vino giallo» è comparsa oggi tra gli stand del Vinitaly. A portare il Jinwangchao dalla terra dei Mandarini è stata la Coldiretti, convinta della urgente necessità di confrontarsi con un nuovo importante protagonista del mercato agroalimentare mondiale come la Cina. Ma il vino Jinwangchao, dopo aver varcato la soglia del tempio dei sommelier, non ha retto la prova. All'assaggio ha mostrato infatti numerosi difetti. E tutti sono stati più tranquilli: almeno gli esperti non lo apprezzeranno. Se dopo l' ingresso nel Wto la Cina rappresenta una opportunità, grazie a un aumento della domanda interna di vino stimata intorno al 20-30% all' anno il colosso asiatico rappresenta anche una minaccia, tenendo presente che produzione cinese di vino è triplicata negli ultimi venti anni, superando abbondantemente i tre milioni di ettolitri.
L'allarme c'è, ma non ancora da fasciarsi la testa. Tutti ne sembrano certi. «Il vino made in italy può vincere la sfida lanciata da agguerriti concorrenti sul mercato nazionale e internazionale», sostiene il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni convinto che l' Italia si dovrà presentare negli scambi commerciali non solo con un ottimo prodotto, ma con i suoi territori unici e inimitabili. E sulla qualità come ricetta vincente punta il presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni: «Per affrontare le sfide sempre più difficili dei mercati è necessario puntare tutto sulla qualità, perche soltanto così si può rispondere alla sempre più incisiva penetrazione dei vini provenienti dai Paesi extraeuropei».

Dunque dal Vinitaly riparte la politica diretta a difendere e sviluppare il mercato del vino. E mai come quest'anno se ne sente la necessità. In molti sono convinti che le minacce straniere al prodotto simbolo del made in Italy possono fungere da stimolo. Per primi i produttori, sicuri che la ripresa è già dietro l' angolo. L' importante è non commettere errori e non sottovalutare i segnali, nella convinzione che minimo comune denominatore non può che restare la qualità.
Pierluigi Franco

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