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Martedì 26 Settembre 2017 | 11:20

Berlusconi: «riforme» Montezemolo: «subito»

Concluso a Bari il convegno biennale di Piccola industria - Confindustria. Il leader degli imprenditori: «Troppa burocrazia, troppe leggi, al Sud troppi "mediatori"». Il premier promette: «il piano di sviluppo sarà approvato entro 60 giorni; sono pronto a porre la questione di fiducia». «Via l'Irap nel 2006»
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BARI - Con un Silvio Berlusconi che riesce a entusiasmare - di nuovo - gli imprenditori promettendo interventi che accrescano la competitività (come la cancellazione dell'Irap) e un Luca Cordero di Montezemolo che "incassa" le promesse ma chiede azioni urgenti, non sottomesse ai tempi delle campagne elettorali («meglio ancora oggi stesso»), si chiude il convegno biennale di Piccola industria - Confindustria. Un'iniziativa che Montezemolo ha fortemente voluto «a Bari, in Puglia, nel Mezzogiorno», per sottolineare la centralità che l'economia del Sud deve avere nei progetti di sviluppo del Paese.
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO Luca Cordero di Montezemolo
Ed è proprio dal «Sud che non piange e che non chiede protezioni ma pretende condizioni uguali nel Paese» che parte l'intervento del leader di Confindustria. «Ringrazio tutti gli imprenditori presenti perché - ha detto - fare impresa in Italia è difficile e farlo al Sud lo è ancora di più. E noi dobbiamo fare di tutto per rendere la vita più facile. Troppa burocrazia, troppe leggi ma qui da noi, da voi, al Sud, dentro le complicazioni si annidiano i "facilitatori" che sono gli amici degli amici, che promettono favori». «Noi - ha chiarito Montezemolo - abbiamo il massimo rispetto per la politica ma non vogliamo l'"intermediazione" politica. E non vorrei dar retta a quei nostri imprenditori che parlano di un aumento della presenza dello Stato e della corruzione al Sud».
«Io credo che per quello che riguarda lo sviluppo del Mezzogiorno - ha continuato - rendere le leggi più semplici e applicarle sarebbe fondamentale. Per il Mezzogiorno d'Italia e il Mezzogiorno d'Europa».
Facendo riferimento, poi, al programma del presidente del Consiglio che per il prossimo anno punta a un'altra riduzione fiscale, Montezemolo è convinto che bisogna «destinare una parte significativa della riduzione fiscale a rendere le imprese più competitive, passando dalle parole ai fatti», esortando il Governo, sia di questa legislatura, sia della prossima, a tenere fede all'impegno di ridurre la spesa pubblica e gli sprechi.
GLI ALTRI INTERVENTI
Quattro ore prima, dallo stesso palco, il presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto apriva la seconda e ultima giornata di lavori congressuali. Fitto, oltre a chiedere la modifica «strutturale e totale» del sistema degli incentivi europei alle imprese, ha sottolineato come ci siano «alcuni segnali positivi in Puglia, come i dati dell'export» e ha lanciato il progetto di una «Puglia piattaforma logistica» per l'area di libero scambio del Mediterraneo che partirà nel 2011. Su tutto, però, è necessario «fare sistema, fare squadra».
Che le imprese pugliesi siano ben pronte a fare sistema, lo dice Gianni Mongelli, presidente di Confindustria Puglia, che anzi auspica interventi perché «vincere la sfida del crescere è fondamentale per le imprese, ma lo è anche per il sistema Paese». Per Mongelli c'è ancora strada da fare per recuperare competitività. «I provvedimenti competitivi - ha detto - sono un primo passo, forse anche timido».
Tocca al presidente di Piccola industria - Confindustria, Sandro Salmoiraghi, snocciolare i cinque «punti strategici» per le imprese, le cinque aree in cui è considerato urgente l'intervento della politica:
· Trattamento di fine rapporto («deve essere reinvestito nelle Piccole e medie imprese»);
· Irap - imposta regionale sulle attività produttive («la bocciatura da parte delle autorità europee, può essere una possibilità. Non vogliamo assistere ad una diversa tassazione per fini elettorali e non devono essere sottoposte a tassazione le imprese in sofferenza e le start-up»);
· Dazi («la sola parola richiama periodi medievali, pretendiamo che siano applicate le regole vigenti, è inutile inventarne di altre»);
· Semplificazione («facciamo fatica a crescere perché oppressi dai carichi di regole eccessive. Bisogna eliminare le regole inutili»);
· Contratti («non possiamo accettare contratti senza tener presente la produttività, pena lo scatenarsi di una rincorsa che ci porterebbe fuori dal mercato»).
«Abbiamo bisogno - conclude Salmoiraghi - di un clima di coesione sociale. Abbiamo bisogno di stabilità anche legislativa. Evitiamo una lunga campagna elettorale che ci faccia rimandare le scelte».
I DIBATTITI
Molto interessanti i due dibattiti, coordinati con sagacia degna di nota dal vicedirettore del «Corriere della Sera», Dario Di Vico, che "stana" i suoi ospiti e li fa parlare dello stato di salute del credito a partire dal tema del giorno: le avance di Bbva e Abn per assumere il controllo di Bnl e Antonveneta. In proposito, è forse superfluo dire che Roberto Colaninno, attuale presidente della Piaggio e "papà" della prima super-Opa italiana, era "radioso" nel commentare i benefici che vengono al mercato dall'impiego di Offerte pubbliche di acquisto (strumenti che servono ad una società per tentare di ottenere il controllo di un'altra società per azioni).
Davvero efficace la testimonianza dell'imprenditore Claudio Carnevale che ha raccontato delle difficoltà incontrate con i papabili partner tecnologici e con le banche italiane perché credessero nella sua idea di impresa: gli sms. La platea gli ha tributato un lunghissimo applauso, poco più lungo di quello che è seguito alle parole di Andrea Pininfarina. Il vice presidente per il Centro studi Confindustria - stuzzicato da Di Vico («Il Centrodestra in Italia favorisce le famiglie mentre la Germania (dove governa il Centrosinistra, n.d.r.) favorisce le imprese») - ha detto: «Oggettivamente noi crediamo (dal Dpef alla Finanziaria) che bisogna privilegiare l'offerta del nostro Paese. Ciò che fa la Germania si accoppia a ciò che fa la Francia. Sono segnali che i nostri competitor si stanno muovendo e già partono da una situazione di competitività migliore della nostra».
«Questa Finanziaria 2005 - ha continuato Pininfarina - e le anticipazioni sulla prossima, ci preoccupa fortemente perché così stiamo aiutando i nostri competitor». Parole che sono pesate come macigni e che sono state riprese dal relatore che ha guadagnato il palco dopo di lui: Silvio Berlusconi.
Prima di entrare nel dettaglio delle cose dette dal premier è da sottolineare come egli, così come accadde nel 2000 e, prima, nel 1994, sia riuscito nell'unico obiettivo che può avere un presidente del Consiglio uscente difronte ad una platea di imprenditori: portarli dalla sua. Forse meno dell'ultima volta ma, comunque, al convegno biennale di Piccola industria - Confindustria, gli è riuscita un'altra magia. Sotto il naso di decine di industriali è avvenuta la trasformazione: è salito sul palco Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, ne è sceso quel Silvio Berlusconi imprenditore che entusiasma i suoi "colleghi".
Il suo era l'intervento più atteso, assieme a quello del numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Ma quando ha preso la parola la platea era distante, un po' sospettosa. Sembra che qualcosa sia cambiato nella percezione degli industriali. Come se lui non fosse più "uno di loro", bensì la più alta carica dell'Esecutivo di un Paese le cui imprese - lo si è sentito ripetere come un tormentone in questi due giorni - sono in crisi.
Silvio Berlusconi al convegno Confindustria SILVIO BERLUSCONI
Il premier rompe il ghiaccio con una battuta sul momento di depressione dell'economia («Depressione? Avrei voluto che avessero chiesto a me. Berlusconi lei è depresso? No, anzi, sono gasatissimo! Perché penso che il periodo di preoccupazione l'abbiamo alle spalle»). Poi, buona parte dell'intervento ricapitola le cose che la maggioranza ha fatto per l'economia del Paese. E, con la formula «quattro anni sono troppo pochi», è come se il premier chiedesse fiducia, ancora per una volta. «Ho riletto il mio discorso a Confindustria, nel convegno di Parma. Eravamo alla vigilia del voto del 2000 - ha detto Berlusconi -. In quella occasione io vi dissi che il vostro programma era il nostro programma. E se anche voi lo rileggerete (nonostante gli eventi, come l'11 settembre) vedrete che il Governo e il presidente del Consiglio dei ministri sono stati di parola».
«Non sono venuto qui per dire che tutto va bene - ha continuato -. Mi rendo perfettamente conto delle difficoltà. Ma vorrei ragionare con voi sulle ragioni delle nostre preoccupazioni. Mi sono chiesto se i nostri e i vostri programmi fossero inadeguati. Non lo credo. La nostra ricetta economica è la stessa che ha consentito ai Paesi più avanzati di svilupparsi. L'economia è sempre cresciuta quando lo Stato si è ritirato. Crescono quei Paesi che premiano l'impresa e la sua capacità di crescere e dividere ricchezza. È indubbio, se andiamo a vedere gli ultimi 20 anni della nostra Storia che la strada è stata quella dell'invadenza dello Stato e dell'aumento della spesa pubblica. Solo in questi 4 anni si è invertita questa tendenza ma è chiaro che 4 anni non bastano».
In un crescendo, il premier ha voluto illustrare il suo «piano di sviluppo» perché sostiene che non sia stato bene interpretato, anche dai giornalisti. E s'è impegnato a farlo approvare entro i 60 giorni di rito e - ha detto - «confermo che sono pronto a porre la questione di fiducia».
Poi Berlusconi dà l'affondo a Prodi, senza per altro nominarlo mai: «Se vogliamo avere un risposta ai problemi della nostra impresa, dobbiamo pensare che questa risposta possa venire da un professore dell'Università? Da uno che non sa che cos'è il lavoro in un'impresa? Che non ha mai passato la notte a guardare il soffitto per decidere, in solitudine, quali iniziative prendere? Che non ha mai avuto l'orgoglio di sviluppare i propri prodotti, le proprie tesi, i propri mercati?».
E - dopo aver ricordato che l'Irap è stata messa a punto dalla Sinistra, da Visco - promette di eliminare questa tassa, «figlia di una cultura che considera l'impresa come una vacca da mungere», nel 2006. E che darà battaglia perché il Patto di stabilità europea punti più sulla crescita che sulla stabilità.
Poi continua con il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, che sarebbe stato l'unico «galantuomo» del Centrosinistra a tirar fuori proposte di governo concrete.
La platea degli industriali a questo punto è già tutta (quasi) per lui, l'imprenditore. Ed è un trionfo di applausi quando termina il suo intervento con un «Viva l'impresa, viva l'Italia».
Marisa Ingrosso

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