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Sciopero statali, «200mila in piazza»

I lavoratori del pubblico impiego di tutta Italia in agitazione chiedere al governo «l'adeguamento dei salari, l'inflazione reale e il rinnovo del contratto di lavoro fermo da 15 mesi. Nanifestazione a Roma Cgil, Cisl e Uil
ROMA - Migliaia di bandiere dei sindacati confederali sventolano in alto per le vie di Roma insieme a tanti palloncini rossi, verdi e blu, i colori di Cgil, Cisl e Uil. Sono i simboli con cui i lavoratori del pubblico impiego di tutta Italia sono scesi in piazza per manifestare e chiedere al governo «l'adeguamento dei salari, l'inflazione reale e il rinnovo del contratto di lavoro fermo da 15 mesi».
Da Milano come da Messina, dalla Brianza come da Palermo, a Livorno, a Terni, a Siracusa e Sassari, canta, grida slogan, fischia il popolo dei lavoratori dipendenti in questa giornata di sciopero generale. Secondo fonti sindacali a Roma sfilano non meno di 200mila manifestanti.
Dalla Sardegna sono circa 300 le persone arrivate a Roma in aereo o in nave per protestare: alcuni di loro reggono un grande striscione con una frase in dialetto sardo che paragona «Berlusconi a un barone». Altri suonano con tanto di fisarmonica e chitarra vecchie canzoni popolari contro la tirannia.
Poco distante, si mischiano nel lungo corteo di manifestanti i Vigili del fuoco di numerose città italiane. «Il nostro è un lavoro molto pericoloso, oltre al problema della retribuzione che è assolutamente inadeguata, per noi che aggiunge l'assetto della sicurezza - ha spiegato il responsabile nazionale dei vigili del fuoco della Cgil, Adriano Forgione -. In tutta Italia siamo 30mila Vigili del fuoco quando invece secondo le stime del ministero dovremmo essere 45-50 mila. Il nostro è un servizio sociale ed è importante per la tutela del cittadino». I Vigili del fuoco che manifestano hanno sottolineato il fatto che oggi aderiscono formalmente allo sciopero perché è garantito il servizio.
«Palazzo Venezia, al governo del padrone mai le chiavi del balcone», è lo striscione dei lavoratori dei Beni culturali che stanno manifestando per dire un no chiaro e forte «alla privatizzazione dei beni culturali». A scendere per strada oggi una rappresentanza dei 22 mila lavoratori del settore che protestano per «la svendita selvaggia ai privati della nostra cultura». Poi ci sono anche studenti di tutti gli istituti romani, dai licei ai professionali, che «lottano al fianco dei lavoratori» e ribadiscono la propria protesta contro il ministro Moratti. «Un'altra scuola è possibile», recita lo striscione degli studenti romani che animano il corteo a ritmo di musica ballando e cantando.
«Riserva, rischio estinzione: ammirate i dipendenti pubblici, potrebbero essere gli ultimi», e ancora un'altro striscione che sfila per le vie di Roma.
A protestare oggi nel centro di Roma i precari Istat che chiedono «stop precarietà diritto al lavoro per tutti»; ci sono i lavoratori del ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, quelli del ministero della Giustizia, i ministeriali dell'Ambiente che protestano «per una ecologia diretta», recita il loro striscione. Ancora, a prendere parte al corteo nazionale, promosso dai sindacati confederali, anche gli infermieri e i dipendenti delle Asl e delle aziende ospedaliere, come il Fatebenefratelli di Roma, di tutta Italia.
Sono i lavoratori della Funzione Pubblica, di settori diversi, ma tutti quanti con gli stessi problemi dal Nord al Sud dell'Italia, e che si sono incontrati questa mattina Roma per «combattere una stessa battaglia». Intanto, da un megafono alla testa del corteo, una voce ricorda le problematiche del Pubblico Impiego, primo fra tutte, il rinnovo del contratto di lavoro che si attende da 15 mesi: «contro l'ennesima truffa di questo governo, chiediamo i nostri legittimi diritti. Non vogliamo più continuare ad aspettare».
«Aumenta la carne, aumenta la benzina, governo Berlusconi sei la nostra rovina», gridano i manifestanti.

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