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Martedì 17 Ottobre 2017 | 06:14

I crack finanziari colpa dei capi avidi

Più specificamente dall'avidità e dal narcisismo di amministratori delegati troppo potenti. I dati di uno studio della Boston Consulting Group. L'etica nella aziende
ROMA - I maggiori crack societari sono stati causati dagli errori dei vertici aziendali, più specificamente dall'avidità e dal narcisismo di amministratori delegati troppo potenti. Non sono quindi le regole di «corporate governace» ad essere carenti, ma l'etica professionale di chi guida le aziende. Questa tesi per certi versi rivoluzionaria emerge da uno studio condotto dalla «Boston Consulting Group«, riportato in esclusiva su «Il Sole24Ore del lunedì», dal titolo emblematico: «Come l'avidità e l'ego possono distruggere le società».

L'analisi ha passato al setaccio le 25 maggiori società finite in bancarotta negli ultimi 5 anni (tra cui Enron, Worldcom e Parmalat, unica delle italiane), paragonandole con 25 aziende simili ma sane.
«Quando il numero uno è all'apice della carriera, guadagna molti soldi e diventa famoso - spiega Kees Cools, 'executive advisor' di Bcg - Guidato da questo successo iniziale, è tentato a fissare obiettivi irrealizzabili. Quando poi iniziano i problemi, vengono avviate le pratiche fraudolente», e il gruppo si avvita in difficoltà sempre maggiori, che rimangono mascherate dietro un'immagine pubblica che si mantiene positiva.

La tesi avanzata da Bcg è suffragata da dati concreti: il valore delle 'stock option' assegnate ai manager delle 25 aziende finite in bancarotta, ad esempio, è risultato otto volte superiore a quello degli incentivi accordati nelle 25 aziende sane. Inoltre, si legge nello studio, i vertici delle prime 25 aziende promettevano una crescita del 230% nell'arco di 5 anni, contro il più modesto 40% ipotizzato dai manager delle seconde 25.

«Credo che nel nostro Paese questo circolo vizioso abbia una minore virulenza - spiega Rocco di Torre Padula, vicepresidente di Bcg - Nei paesi anglosassoni il potere dei manager rispetto agli azionisti è molto elevato. Nel nostro sistema spesso è vero l'inverso, per cui è più frequente assistere a una patologia nel funzionamento del Cda. Inoltre - continua Rocco di Torre Padula - da noi il peso dei mercati finanziari è relativamente meno elevato che nei sistemi anglosassoni».

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