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Giancarlo Cimoli: Alitalia s'è desta

L'amministratore delegato dice che il «pareggio» di bilancio è alla portata e che i conti stanno migliorando «sensibilmente». Su di essi hanno certamente avuto un peso gli 862 dipendenti (dei complessivi 3.700 esuberi) che hanno perso il lavoro
ROMA - Alitalia guarda con ottimismo al futuro e, se l'ad Giancarlo Cimoli dice di considerare alla portata il raggiungimento del «pareggio» di bilancio, già per l'anno in corso i risultati economici dovrebbero migliorare «sensibilmente», riducendo la perdita operativa dai 402 milioni di euro del 2004 (384 nel 2003) ai circa 100 del 2005.
Oggi la compagnia ha riunito il cda che ha esaminato i conti di fine 2004. I dati evidenziano un miglioramento di 53 milioni di euro rispetto al rosso dello scorso anno: le perdite prima delle imposte e delle componenti straordinarie sono risultate di 462 milioni di euro. A queste andranno però presumibilmente aggiunti i 289 milioni di euro degli oneri di ristrutturazione, legati alla gestione degli esuberi ed ai differenziali di valore connessi all' operazione "AZ Servizi". Tali oneri erano stati infatti appostati sulla prima semestrale che, a causa di quest'appesantimento, aveva fatto registrare una perdita netta di 620 milioni di euro. E da vedere ora se, in sede di bilancio, la compagnia deciderà di fare pesare questi oneri di ristrutturazione solo sul 2004 o se vorrà spalmarli in più esercizi.
Recentemente, tuttavia, Alitalia aveva confermato alcune stime che indicavano una possibile perdita per il 2004 di 850 milioni di euro. I conti del 2004 «sono uguali alle aspettative» ha per altro detto oggi Cimoli che, invece, per quanto riguarda l'andamento dell'esercizio in corso, è tornato a ripetere che l'andamento di gennaio mostra un miglioramento sia rispetto allo scorso anno, sia rispetto al budget.
Commentando l'andamento del quarto trimestre che mostra anch'esso un miglioramento delle perdite ante imposte dai 150 milioni dello scorso anno ai 104 milioni attuali, la compagnia ha tuttavia posto l'accento sui «primi significativi recuperi ottenuti sul versante dei costi attraverso l'avvio delle misure» previste dal piano industriale. Tali misure, ha sottolineato Alitalia, «hanno di fatto più che controbilanciato i pesanti effetti della abnorme ascesa del prezzo del carburante nel periodo».
Con i dati dell'ultima trimestrale del 2004, tra l'altro, Alitalia ha reso noto che già a fine anno erano usciti 862 dipendenti, portando ad un miglioramento del 10% del costo del lavoro. Per il grosso degli esodi, tuttavia, la compagnia sta ancora attendendo l'avvio del fondo di integrazione al reddito che servirà ad accompagnare la cassa integrazione per quanti, tra i 3.700 esuberi, dovranno uscire facendo ricorso alla cig. Oggi Cimoli ha detto di attendersi una soluzione per fine mese, in modo da poter avviare gli esodi che erano previsti dalla metà di gennaio. Cimoli, che si è detto fiducioso di poter superare «in fretta» lo scoglio dell'indagine di Bruxelles sul suo piano industriale, è invece apparso oggi molto più pessimista sulle condizioni in cui si svolge in Italia il gioco della concorrenza. «Se non parte in tempi brevi un tavolo delle regole, difficilmente potremo pensare di avere ancora aerei con i nostri colori» ha detto oggi l'ad della compagnia che ha giudicato «veramente violenta» la concorrenza in Italia. Oggi, ha sostenuto, tutti possono arrivare: «Vettori spesso improvvisati, che durano poco ma che creano sconquassi; compagnie low cost con le quali non possiamo competere e con le quali ci dobbiamo invece misurare». Non solo. A peggiorare la situazione c'è anche la dotazione infrastrutturale di un paese dalle «cento piste» ma «senza un vero aeroporto».
Sulla concorrenza, tuttavia, le critiche di Cimoli sono state rigettare dall'Antitrust: «Quando mai il Garante ha fatto entrare sul mercato le compagnie low cost? E quando mai abbiamo rifiutato una ipotesi di concentrazione?» ha ribattuto, anche in questa occasione, il presidente Giuseppe Tesauro.

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