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Italiani & lavoro - Più reddito, no orari strani

Il risultato di una inchiesta condotta dall'Isae e contenuta nell'ultimo Rapporto sulle previsioni per l'economia italiana: no alla riduzione degli orari e no a turni di notte o di sabato e domenica. Intervistate 2mila persone
Tra un incremento della retribuzione (a parità di orario) e una diminuzione di orario (a parità di stipendio), non c'è paragone: gli italiani scelgono la prima possibilità. Guadagnare di più è meglio che lavorare di meno, anche perché i salari reali vanno perdendo sempre più potere d'acquisto. È questo il risultato di una inchiesta condotta dall'Isae e contenuta nell'ultimo Rapporto sulle previsioni per l'economia italiana.
L'istituto ha passato al setaccio le risposte di 2mila individui, intervistati sugli orari di lavoro per capire quali siano le differenze tra orario contrattuale ed effettivo, quale sia l'orario preferito e quanto conti la quantità di tempo passata in ufficio rispetto al peso della busta paga.

AUMENTO DI SALARIO O ORARIO RIDOTTO?
Il 71,8% degli occupati del campione ha dichiarato di preferire un aumento retributivo, a fronte di un 26% che gradirebbe, al contrario, una diminuzione di orario. Forti le differenze con una analoga inchiesta condotta nel 1999, quando alla stessa domanda solo il 58,2% si era espresso a favore di un incremento salariale. La variazione, secondo l'Isae, è da addebitare soprattutto alle donne, che passano dal 51,8% del 1999 al 76,4% del 2004. La preferenza per una busta paga più pesante rispetto a una maggiore disponibilità di tempo libero risulta più marcata al Nordovest e al Sud, nella classe di età dai 30 ai 49 anni e tra chi possiede la licenza media o tra i laureati. Nel Nordest, viceversa, si registra la più alta percentuale a favore della riduzione di orario. Nel complesso, conclude l'istituto, «tali elementi inducono a pensare che un ruolo nel significativo mutamento delle preferenze sia dovuto, oltre al differente comportamento sul mercato del lavoro delle donne, al sensibile rallentamento subito negli ultimi anni dalla dinamica del salario reale».

7 SU 100 LAVORANO OLTRE 45 ORE A SETTIMANA
La maggioranza degli intervistati (71%) ha un orario contrattuale classico, vale a dire tra 35 e 40 ore a settimana. Sul piano effettivo, però, la percentuale scende al 59,5%. A fare la differenza è il lavoro straordinario. Così il 13,4% ha un orario effettivo tra 41 e 45 ore e il 7% di oltre 45 ore. Rispetto a cinque anni prima, tuttavia, c'è una maggiore propensione verso quantità di lavoro "normali", cioè fra 35 e 40 ore settimanali.

NO A NOTTE E DOMENICHE, MEGLIO ORARI "NORMALI"
Sembra essere questa la parola d'ordine dei lavoratori italiani, poco propensi ad andare in ufficio in orari atipici o in giorni festivi. L'orario notturno, in particolare, convince solo il 12,8% (contro il 22,7% di sei anni fa). Il sabato e la domenica, per tanti, sono giornate da dedicare alla famiglia e al tempo libero: la percentuale di coloro che sarebbe disponibile a lavorare il sabato scende dal 53% al 40%, e la domenica dal 24% al 20%. Un maggior numero di lavoratori (dal 70% al 68%), invece, non rifiuterebbe di andare in ufficio in un orario anticipato o ritardato rispetto al normale.

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