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Scioperi alla Fiat. Montezemolo su GM: put valido

Dopo 10 anni dall'ultima assemblea nazionale unitaria, Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno deciso: l'11 marzo otto ore di sciopero e corteo a Roma per chiedere l'intervento del governo; entro il 18 febbraio altre quattro ore di astensione
TORINO - Vogliono far sentire la loro voce i lavoratori della Fiat e, per questo, l'11 marzo andranno a Roma a chiedere l'intervento del governo. Quel giorno si fermeranno otto ore tutti gli stabilimenti, compresi quelli dell'indotto e, nel frattempo, entro il 18 febbraio ci saranno altre quattro ore di sciopero. Lo hanno deciso i delegati Fim, Fiom, Uilm e Fismic di tutte le fabbriche d'Italia, riuniti insieme a Torino a dieci anni di distanza dall'ultima assemblea nazionale unitaria.
Intanto il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, si dichiara «fiducioso che si trovi la migliore soluzione per l'azienda, per gli azionisti e per i dipendenti. Siamo assolutamente convinti dei nostri diritti e della validità della put option. Sono sereno». Il mercato prende atto e, dopo il calo di oltre cinque punti percentuali di ieri, il titolo Fiat chiude con un -0,88% a 5,809 euro. La preoccupazione sul futuro della Fiat dopo il mancato accordo con Gm è la nota dominante dell'assemblea dei delegati. Sono in molti a sottolineare il clima di incertezza che si vive nelle fabbriche, con il continuo ricorso alla cassa integrazione, e a chiedere che non si aspetti l'11 marzo, data proposta dalle segreterie nazionali. «Dobbiamo ripartire subito, anticipiamo la mobilitazione al 18 febbraio», afferma Roberto Mastrosimone, della Fiom di Termini Imerese. Concordano la maggior parte delle Rsu degli altri stabilimenti che prendono la parola. Alla fine si decide per altre quattro ore di sciopero a livello territoriale prima del 18, quando ripartirà il nuovo stop per cassa integrazione. La vertenza diventa nazionale come avevano chiesto i sindacati metalmeccanici torinesi, ma per ottenere dei risultati, avverte il numero uno della Fiom, Gianni Rinaldini, «tutti devono dare il loro contributo, nessuno stabilimento può pensare di farcela da solo. Abbiamo alle spalle mesi di divisioni. C'è da recuperare l'unità tra i lavoratori, perchè senza di questa faremmo un regalo alla Fiat e la sfida sarebbe persa. E' una scommessa da vincere tutti insieme».
«Il mancato accordo con Gm - afferma il segretario generale della Fim, Giorgio Caprioli - prolunga uno stato di incertezza pericoloso che crea nei lavoratori grande preoccupazione. Attorno alla questione put nessuno sa bene prevedere che cosa possa succedere, ma è chiaro che finchè non si risolve gli altri problemi restano sospesi, e questo è molto preoccupante perchè continua la cassa integrazione e i dati di mercato sono negativi». Per Antonino Regazzi, numero uno della Uilm, «se mancheranno le risorse, lo Stato dovrà intervenire perchè l'Auto deve rimanere italiana. La Fiat paga scelte sbagliate, ma è in grado di fare auto di qualità». «I lavoratori - osserva Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic - hanno l' esigenza che la vicenda put termini al più presto, perchè più a lungo dura più complicate saranno le ricadute e maggiori le difficoltà strategiche».
Ai delegati manda un messaggio il segretario dei Ds, Piero Fassino, che auspica «margini per trattare, perchè questa è la soluzione migliore, un passo avanti, anche se non risolverebbe tutti i problemi», mentre il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, da Roma osserva: «La questione del put deve essere risolta subito perchè la Fiat non può restare per lungo tempo nell'incertezza. Il tempo è scaduto».
Ma l'amministratore delegato del Sanpaolo, Alfonso Iozzo, sposa chi pensa che la rottura non sia ancora insanabile: «Abbiamo letto che hanno staccato gli orologi - afferma - e ora aspettiamo che li riattacchino». «Nulla di quanto succede ci sorprende», aggiunge il direttore generale, Pietro Modiano.
«Non c'è un' aspirazione nè di Confindustria nè di chi rappresenta Confindustria e Fiat di un intervento diretto della finanza pubblica», sottolinea il vicepresidente degli industriali, Ettore Artioli, ma il viceministro alle Attività Produttive Adolfo Urso spiega che «un intervento dello Stato non è nemmeno preso in considerazione». «L'Italia non può fare a meno dell'industria dell'auto e quindi la politica non se ne può lavare le mani», gli ribatte però il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno.
Dall'America arrivano buoni segnali dalla Cnh, la società di macchine agricole del gruppo: nel 2004 ha registrato un utile netto di 125 milioni di dollari a fronte di una perdita di 157 milioni di dollari del 2003.

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