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Export - Perde colpi l'Italia agricola

Dopo i pomodori la Cina esporta anche le mele: registrata nel 2004 un'impennata del 400%. Ma anche la Spagna è diventato primo esportatore di frutta e ortaggi
ROMA - Dopo i pomodori la Cina diventa anche esportatore di mele che stanno invadendo i mercati italiani. Negli ultimi dodici mesi le importazioni sono cresciute del 400% e la tendenza sembra sempre più consolidarsi. Ma il pericolo per l'ortofrutta italiana non è solo «giallo». Ne abbiamo anche uno nella casa europea, con la Spagna che ormai fa man bassa su tutte le piazze Ue. Il paese iberico è diventato primo esportatore di frutta e ortaggi, relegandoci a un posto di secondo piano nella classifica comunitaria. A metterlo in luce è stata oggi la Confederazione italiana agricoltori (Cia), nel corso di una conferenza stampa del presidente, Giuseppe Politi, che ha fatto il punto sulla situazione agricola italiana.
Così l'Italia agricola perde quote di mercato nell'Europa e non solo. Sta di fatto che nei primi nove mesi del 2004 le nostre esportazioni di frutta sono scese del 14%, segnando un incremento del saldo passivo pari al 30%, e quelle degli ortaggi del 20%, mentre le uve da tavola hanno fatto registrare una flessione del 23%. Ma i nostri mercati ortofrutticoli hanno visto in questi ultimi mesi una vera e propria invasione, anche da parte di Paesi non tradizionali esportatori, come Cile, Argentina, Uruguay, Cina, Africa del Sud. Per l'Italia, quindi, sono aumentate le importazioni di prodotti dell' agricoltura, che portano per i primi nove mesi del 2004 ad un deficit commerciale di 3.315 milioni di euro, con un aumento dell' 11,5% rispetto all' anno precedente.
«E quello che più preoccupa è che importiamo più pomodori, cicorie, cipolle, zucchine, carciofi, kiwi, mele, pere, ciliegie, nocciole, mandorle - ha detto Politi - tutti prodotti per i quali abbiamo mantenuto la leadership». Per il presidente della Cia, la difficoltà delle nostre esportazioni dei prodotti dell'agricoltura non è imputabile al rafforzamento dell'euro: infatti la riduzione dei flussi di esportazione è comune sia all' area dell'euro che del dollaro.
«Il dato è più allarmante se guardiamo ai paesi dell' Europa a 25, il tradizionale e prevalente partner commerciale dell'Italia agricola - ha detto Politi - nel 2004 abbiamo perso quote di mercato in tutte le aree, anche nei nuovi Paesi; da essi importiamo di più, ma esportiamo di meno».
Dai dati forniti dalla Cia risulta che, tra il 1994 e il 2003, i Paesi Peco hanno aumentato le importazioni dal mondo del 47%. Dieci anni fa il principale partner commerciale dei Peco era l'America Latina, con il 9,7% dell' import complessivo. L'Italia si collocava al quinto posto, con il 4,8%. Ora siamo sempre al quinto posto, con il 6,4%, ma la Spagna è balzata al primo posto con l'11,8%. Spagna e Costa d' Avorio hanno raddoppiato la loro quota dell'import dei paesi Peco; l'Italia e gli altri hanno sostanzialmente mantenuto le posizioni. Si può parlare di un effetto sostituzione: l'Italia ha perso posizioni su quei mercati che altri hanno saputo conquistare. E lo stesso vale per le altre aree dove l'Italia perde terreno.
Insomma, i prodotti agricoli italiani, soprattutto quelli ortofrutticoli, soffrono sui tradizionali mercati dell'Europa la concorrenza principalmente dei paesi dell'Unione europea e, quindi, dei nuovi esportatori. «Si tratta di una difficoltà non congiunturale, ma che deriva da ritardi strutturali - ha concluso Politi - non è sufficiente un'azione di promozione; abbiamo bisogno di una vera politica commerciale verso l'estero».

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