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«Impazziti» i costi delle banche

Secondo le associazioni dei consumatori, superano di quattro volte l'andamento dell'inflazione. L'Adusbef: «Dovrebbe intervenire l'anti-trust». Effetto-Parmalat
MILANO - Non si arresta la crescita delle spese di gestione dei conti correnti e delle commissioni bancarie. Aumenti registrati anche dalla Gazzetta Ufficiale e che, secondo le associazioni dei consumatori, supererebbero di quattro volte l'andamento dell'inflazione. L'Abi, sulla stima dell'associazione non si pronuncia, in attesa di verificarla, ma fa sapere che «Sulla gazzetta ufficiale, come previsto dalla legge, sono riportati solo i prezzi massimi di ciascun prodotto e servizio bancario, ma la situazione allo sportello è molto diversa».
Secondo l'Associazione, quando si parla di aumenti è necessario «tener conto della grande diffusione dei conti a pacchetto che prevedono un certo numero di operazioni e servizi compresi nel canone e delle convenzioni grazie alle quali i prezzi effettivamente pagati si riducono sensibilmente rispetto a quelli massimi». Questa situazione, sottolinea l'Abi, riguarda circa due terzi dei clienti. «Scegliere la soluzione più adeguata al tipo e al numero di operazioni che si effettuano - puntualizza l'associazione - dipende dagli stessi clienti».
Per facilitarli nella scelta, grazie all'iniziativa "Conti Correnti a Confronto" è possibile consultare un sito dove si può scegliere tra oltre 400 conti correnti di 76 banche per 20 mila sportelli».
Ma l'Adusbef non ci sta. «Rispetto dall'anno scorso - dice Elio Lannutti, presidente di Adusbef - i conti correnti sono cresciuti in media di 30-40 euro. Che tradotto in percentuale significa un incremento del 7-8%. Ben più dell'inflazione, che si attesta al 2,2%». Aumenti quindi fino a quattro volte l'inflazione.
L'Adusbef, che invoca soluzioni drastiche: «Bisogna sottrarre alla Banca d'Italia il protezionismo sulle banche - dice Lannutti -. Questo è l'unico modo per sviluppare la concorrenza e migliorare la qualità dei servizi. Come Adusbef - continua Lannutti - riceviamo ogni giorno segnalazioni di utenti che registrano irregolarità. Ormai hanno trovato anche il modo di fare pagare l'aria condizionata. Purtroppo in questo senso abbiamo le mani legate. Il problema è che il sistema bancario italiano dovrebbe essere regolato dall'anti-trust, come avviene nel resto d'Europa».
Lannutti ha anche spiegato la situazione in cui versano la maggior parte dei conti correnti italiani. «Ormai - continua - gli aumenti delle voci di spesa dei conti correnti sono aumentati in modo esponenziale. Il risultato è che adesso i conti correnti non rendono più nulla. Per avere un conto corrente in banca di modesti movimenti, di media uno al mese, si spendono 600 euro all'anno. In passato in qualche singolo caso abbiamo chiamato le banche in tribunale e intendiamo continuare a farlo. Ma serve solo fino a un certo punto. Le misure da adottare sono altre».
Critiche giungono anche dal mondo politico. «È da anni che le banche fanno cose che non dovrebbero fare» dice Bruno Tabacci, economista dell'Udc e presidente della commissione Attività produttive della Camera. Tabacci paragona l'atteggiamento dei clienti nei confronti degli istituiti di credito a quello che si ha «di fronte a un signore che tenta di approfittare di noi».
Dura, sugli aumenti, anche la Lega. «Questi rincari sono inaccettabili e incomprensibili» dice Dario Galli, vicepresidente alla Camera della Lega Nord Federazione Padana. «Già il sistema bancario è il più caro d'Europa per i costi dei conti correnti e delle operazioni. La Lega ha avanzato alla Camera una proposta per attuare una sorta di moratoria e non aumentare nemmeno di un centesimo i costi. Se un bonifico nel 2003 costava 2 euro, deve costare così, o al limite meno, anche nel 2004». Galli spiega che «dopo Parmalat la Lega ha cercato di evitare che, con lo 0,65% alla volta, le banche recuperassero ciò che avevano perso. Siamo convinti che il sistema bancario sia incapace di autogestirsi. Intervenga lo Stato per imporre delle regole minime». Secondo Galli «non esiste una reale concorrenza tra le banche ma c'è una sorta di monopolio perché i clienti sono abituati ad andare allo sportello più vicino. Anche con le banche straniere non c'è concorrenza perché queste arrivano in Italia entrando nel pacchetto azionario della banca». L'unica vera concorrenza, secondo l'esponente leghista, è rappresentata dalle banche on line, «le uniche che possono davvero abbattere i costi. Tuttavia - conclude Galli - prima che decollino e vengano utilizzate da tutti, e non solo dai giovani, ci vorrà del tempo».
Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds non si stupisce per gli aumenti delle spese sui conti correnti: «Il sistema bancario italiano -dice - è ormai arrivato a livelli non più giustificabili. Se nella gestione dei mutui il sistema bancario italiano è a livello europeo, per quanto riguarda la gestione dei conti correnti siamo ben sopra la media europea - continua Bersani -. Il problema è che le banche, aumentando il costo dei conti, hanno trovato un modo efficace per far quadrare gli assetti di gestione che non vanno». E sulla situazione dei consumatori Bersani sottolinea che «le speculazioni di solito sono fatte proprio sui consumatori, non sul mercato. Adesso è arrivato il momento che Bankitalia e l'Antitrust si guardino bene intorno e inizino a monitorare questi aumenti indiscriminati».
Critiche agli aumenti giungono anche dal sindacato di categoria. «Certe tariffe applicate dalle banche sono del tutto ingiustificate - dice Roberto Riva, dirigente nazionale della Federazione autonoma dei bancari italiani (Fabi) -. Le tariffe sulle ricerche dei documenti -aggiunge - ammontano a 150 euro e quelle per la chiusura di un conto corrente arrivano fino a 50 euro. Tuttavia la chiusura di un conto è poco più alta di un'operazione ordinaria e in media costerebbe 20 centesimi. Se a questo costo minimo si vuole aggiungere anche il costo del tempo-lavoro del cassiere, che si aggira sui 50 centesimi al minuto, non si superano i 5-6 euro». Secondo Riva «le banche sono state costrette ai rincari e non avevano altra scelta, anche se avrebbero preferito continuare a "giocare" sui tassi e sulle variazioni di percentuale del differenziale».
Secondo Riva «Se non ci fosse stato il crack Parmalat, molto probabilmente i rincari sarebbero stati inferiori. I rincari sarebbero stati spalmati sugli investitori - aggiunge Riva - e le banche avrebbero continuato a guadagnare maggiormente dalle commissioni. Qualche anno fa infatti, prima della crisi Parmalat, le banche guadagnavano molto con le transizioni degli utili che provenivano da Bot e Cct sui fondi pensione, le azioni e le borse estere».

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