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Presto un euro varrà 1,40 dollari

Il primo vola di record in record fino a sfiorare quota 1,36 dollari. Una corsa al rialzo che sembra destinata a proseguire nel 2005 con gli economisti che scommettono sull'euro-dollaro a quota 1,40 già a gennaio
ROMA - Il dollaro va sempre più a fondo e l'euro vola di record in record fino a sfiorare quota 1,36 dollari. Una corsa al rialzo che sembra destinata a proseguire nel 2005 con gli economisti che scommettono sull'euro-dollaro a quota 1,40 già a gennaio prossimo.
La moneta americana continua a pagare la voragine del doppio deficit statunitense con gli investitori che insistono nella loro fuga dall'area del dollaro spinti ormai dalla convizione che l'amministrazione Bush continuerà anche nel 2005 a non contrastare il crollo del biglietto verde. Il dollaro debole è infatti la carta giocata da Washington per cercare di spingere le esportazioni nel tentativo di riequilibrare almeno in parte il disavanzo delle partite correnti che nel terzo trimestre ha raggiunto la quota record di 164,7 miliardi di dollari.
Per di più, ad amplificare le spinte ribassiste sulla valuta statunitense è il forte scetticismo del mercato sulla effettiva capacità degli Usa di attrarre capitali stranieri sufficienti ad arginare il colossale buco dei conti americani.
La discesa agli inferi del biglietto verde sembra ormai inarrestabile, a dispetto del sostenuto ritmo di crescita dell'economia Usa, che ha archiviato il terzo trimestre 2004 con il Pil in rialzo del 4%, e della prospettiva di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.
Quest'anno, la divisa statunitense ha perso il 7% contro euro e la maggior parte degli economisti si attende che a gennaio l'euro-dollaro arriverà a quota 1,40. Finora, infatti, la politica del dollaro debole non ha prodotto effetti apprezzabili in termini di taglio del deficit. Ciò significa che per vedere una riduzione del disavanzo statunitense, il dollaro dovrà scendere ancora molto, anche fino a 1,50 per euro. Un livello difficilmente sopportabile per l'economia di Eurolandia che già sta scontando le ricadute negative del supereuro sull'export. I recenti dati sulla congiuntura delle principali economie dell'eurozona sono stati deludenti e si moltiplicano i timori che la già stentata ripresa dell'area possa essere messa a rischio da un eccessivo apprezzamento della moneta. Le autorità finanziarie hanno dimostrato di avere armi spuntate nella consapevolezza che anche un intervento sul mercato da parte della Banca centrale europea si rivelerebbe effimero con effetti di breve durata. La Bce, inoltre, per ora sembra escludere un taglio dei tassi di interesse. E a questo punto la questione del minidollaro appare rinviata al prossimo G7 in programma a febbraio, anche se il segretario al Tesoro Usa, John Snow, ha già fatto capire di non avere alcuna intenzione di "rispondere" alle pressioni dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali, soprattutto europei e giapponesi, che puntano sul coinvolgimento degli Stati Uniti per bloccare l'inabissamento della moneta americana.
Resta il fatto che il dollaro si avvia ad archiviare il terzo anno consecutivo di declino. L'ultima volta che il biglietto verde ha messo a segno un'analoga serie negativa risale al secondo mandato del presidente Ronald Reagan, quando il G7 siglò nel 1985 l'accordo del Plaza con l'obiettivo di indebolire il biglietto verde per poi sottoscrivere, due anni più tardi, l'accordo del Louvre per arrestarne la discesa.

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