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Venerdì 20 Aprile 2018 | 05:05

Petrolio mai così caro e la bolletta schizza

L'Italia si prepara a pagare una bolletta per l'energia di 28,8 miliardi di euro, il 9% in più dell'anno scorso con la fattura solo per l'acquisto di greggio e suoi prodotti in salita dell'11,4% a 16,75 miliardi
ROMA - Il prezzo del petrolio nel 2004 vola ai massimi di tutti i tempi e si riporta - in termini di impatto sul potere d'acquisto - sui livelli dei grandi shock petroliferi degli anni '80. E l'Italia si prepara a pagare una bolletta per l'energia di 28,8 miliardi di euro, il 9% in più dell'anno scorso con la fattura solo per l'acquisto di greggio e suoi prodotti in salita dell'11,4% a 16,75 miliardi. Una stangata che sarebbe potuta essere ancora più pesante - rileva l'Unione Petrolifera che oggi ha reso noto il pre-consuntivo 2004 - se non fosse arrivato in aiuto il supereuro che ha ridimensionato l'impatto del rincaro del barile in Italia al 16% (sarebbe stato del 26,6%) scongiurando così una fattura petrolifera che, da sola, avrebbe superato i 18,5 miliardi. Ma se a spingere i conti energetici dell'azienda Italia la parte del leone spetta all'oro nero - che si è attestato ad una media di 36,5 dollari su base annua, toccando il record storico a livello nominale - non meno rilevanti, in termini assoluti, sono stati anche i rincari di altre fonti come il gas (+11%) o il carbone, i cui prezzi in dollari hanno segnato un +68%.
A risentire delle fiammate, in prima linea, sono stati comunque i carburanti: la benzina ha messo a segno quasi 130 vecchie lire in più al litro rispetto alla media 2003 ed il gasolio quasi 120 lire (+0,0662 e +0,0612 euro al litro rispettivamente). Colpa dei rincari del greggio e dei prodotti lavorati sui mercati internazionali. Ma anche - rileva l'Up - del peso fiscale: il gettito per le casse dell'erario è atteso infatti in crescita di 650 milioni di euro, a quota 35,1 miliardi. E di questi 450 milioni sono legati solo alla maggiore Iva che gli automobilisti hanno dovuto versare in base al meccanismo di formazione dei prezzi dei carburanti che vede applicare l'imposta sul valore aggiunto alla somma del prezzo industriale con l'accisa. E che, quindi, cresce all'aumentare del prezzo della materia prima. E mentre per l'anno prossimo il presidente dei petrolieri, Pasquale De Vita, si dice ottimista ipotizzando - «seppur con le dovute cautele» - una quotazione del barile a 35 dollari e quindi una bolletta petrolifera 2005 sui livelli dell'anno scorso (poco più di 15 miliardi di euro), proprio in questi giorni si sta scaricando sul mercato una nuova stangata sul diesel. Colpa degli obblighi Ue che dal primo gennaio impongono la commercializzazione di un nuovo prodotto, a basso tenore di zolfo i cui costi sono superiori di 0,02-00,0,25 euro al litro. L'immissione al consumo di questo nuovo prodotto - obbligatorio dal primo gennaio - è già cominciata ed è stata la causa, ha spiegato lo stesso De Vita, degli aumenti delle ultime settimane che hanno così bruciato i benefici del ridimensionamento del costo del greggio sui mercati internazionali registrato nelle ultime settimane. Sul fronte della domanda di energia, nel 2004, l'Italia ha registrato un incremento dello 0,1%, meno consistente se paragonato alla ripresa del Pil (+1,4%) ma «viziato da un notevole incremento artificioso dei consumi energetici registrato nel 2003», generato dalle eccezionali condizioni climatiche estive» quando l'ondata di afa che coinvolse il Paese spinse al massimo l'uso dei condizionatori e refrigeratori.
In particolare quest'anno sono cresciuti «sensibilmente» i consumi di gas con un apporto della fonte al fabbisogno complessivo del 34%. E, ancora, quelli del carbone (+11,8%) e delle fonti rinnovabili (+7%). E' invece in calo il contributo della fonte petrolifera (-3,6%). Anche quest'anno è proseguito il trend di flessione con una domanda petrolifera che si è attestata a 89,9 tep (tonnellate petrolio equivalente) contro i 93 del 2003. Un andamento che ha visto proseguire la forte ascesa dei gasoli motori (+6,6), controbilanciata - sul fronte carburanti che registrano comunque un saldo positivo dell'1,6% - da una flessione delle benzine (-5,6%).

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