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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 14:48

Caro-bolletta energia per l'azienda Italia

Vola il costo per le fonti di energia dall'estero: 28,8 miliardi di euro, 2,3 miliardi in più rispetto all'anno scorso. Colpa del greggio: la bolletta petrolifera più cara dell'11,4% sul 2003, a 16,75 miliardi nonostante il calo dei consumi ed il supereuro, senza i quali il costo per l'approvvigionamento sarebbe lievitato ulteriormente a 18,8 miliardi
ROMA - L'azienda Italia si prepara a pagare nel 2004 una bolletta energetica, ovvero il costo per le fonti di energia dall'estero, decisamente salata: 28,8 miliardi di euro, vale a dire 2,3 miliardi (il 9%) in più rispetto all'anno scorso. A tirare la volata è stato il greggio con una bolletta petrolifera 2004 che mette a segno un +11,4% sul 2003 a 16,75 miliardi nonostante il calo dei consumi ed il supereuro, senza i quali il costo per l'approvvigionamento dell'oro nero dall'estero sarebbe lievitato ulteriormente a 18,8 miliardi. Lo si rileva dal pre-consuntivo annuale dell'Unione Petrolifera.
Oltre al greggio nel corso dell'anno hanno pesato sulla fattura energetica complessiva del paese, passata al 2,1% del Pil contro il 2% del 2003 ed una media dell'1,5% registrato negli anni 90, anche «pressioni sui prezzi delle altre fonti energetiche». Con particolare riferimento al carbone (+68% del prezzo in dollari) e del gas (+12% per quello importato in Italia).
Tornando alla sola bolletta petrolifera l'Up ribadisce che l'incremento stimato quest'anno che si attesta ad oltre 1,7 miliardi di euro (da 15,031 a 16,75 miliardi di euro) «sarebbe stato ancor più rilevante se non ci fossero stati la sensibile riduzione dei consumi (meno 4 per cento sull'anno passato, per un importo pari a 750 milioni) ed il consistente beneficio (1.050 milioni) ottenuto dall'apprezzamento della moneta unica europea sul dollaro, passato mediamente da 1,13 nel 2003 a 1,24 nel 2004: in definitiva se i consumi e l'euro fossero rimasti quelli del 2003, la fattura petrolifera sarebbe stata pari a 18,550 miliardi di euro».
Anche le altri fonti energetiche hanno comunque messo a segno, secondo le prime stime, «oneri complessivi di spesa più consistenti (12,050 miliardi nel complesso contro gli 11,475 del 2003), con un incremento del 5% dovuto sia alle maggiori quantità importate, sia al prezzo unitario più elevato».
La fattura complessiva per l'Italia arriva perciò intorno ai 28,800 miliardi di euro, pari a 55.700 miliardi di vecchie lire, registrando un incremento del 9% sui 26,5 miliardi di euro del 2003.
Una spesa che però, lascia prevedere l'Up, potrebbe ridimensionarsi l'anno prossimo: nell'ipotesi di una quotazione del greggio per il 2005 sui 37 dollari al barile in media annua ed un cambio euro-dollaro sui quota 1,35, la bolletta per le fonti energetiche dovrebbe infatti attestarsi sui 28 miliardi di euro, 800 milioni in meno cioè di quella stimata per quest'anno. Ed, in particolare, sul fronte della fattura petrolifera la stima viaggia su una forchetta per il 2005 compresa tra un minimo di 14,1 miliardi ed un massimo di 17,5 miliardi nell'ipotesi di un andamento dei consumi in linea con quello di quest'anno (-4%), quotazioni petrolifere comprese tra i 35 ed i 40 dollari, ed un cambio euro-dollaro sui valori attuali.
Per quanto riguarda la domanda di energia si è registrato un incremento dello 0,1%: un aumento meno consistente se paragonato alla ripresa del Pil (+1,4%) ma «viziato da un notevole incremento artificioso dei consumi energetici registrato nel 2003», generato dalle eccezionali condizioni climatiche estive» quando l'ondata di afa che coinvolse il paese spinse al massimo l'uso dei condizionatori e refrigeratori.
In particolare quest'anno sono cresciuti «sensibilmente» i consumi di gas con un apporto della fonte al fabbisogno complessivo del 34%. E, ancora, quelli del carbone (+11,8%) e delle fonti rinnovabili (+7%). E' invece in calo il contributo della fonte petrolifera (-3,6%). Anche quest'anno è proseguito il trend di flessione con una domanda petrolifera che si è attestata a 89,9 tep (tonnellate petrolio equivalente) contro i 93 del 2003. Un andamento che ha visto proseguire la forte ascesa dei gasoli motori (+6,6), controbilanciata (sul fronte carburanti che registrano comunque un saldo positivo dell'1,6%) da una flessione delle benzine (-5,6%); così come è proseguito il calo della richiesta di olio combustibile (-20,6%) che registra così una riduzione del 150% sul 1995. E, ancora, in riduzione anche la domanda di gasolio riscaldamento (-1,8%).
La fonte petrolifera resta comunque quella «preponderante - commenta l'Up - con un contributo al fabbisogno del paese pari al 45,6%».
In diminuzione, sempre sul fronte delle fonti energetiche, anche le importazioni di energia elettrica (-12,7%).

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